15 febbraio 2019

Tra potere mediatico e abusi on-line. Il caso della Ligue du LOL

di Nataly Pizzingrilli

In questi giorni si discute molto in Francia di un gruppo Facebook chiamato Ligue du LOL, attivo soprattutto tra il 2009 e il 2012; tale gruppo riuniva circa una trentina di giornalisti e professionisti di pubblicità e comunicazione legati ad alcune delle più famose e prestigiose testate del Paese. Lo scopo dichiarato era quello di condividere in uno spazio privato link, immagini e pensieri che difficilmente sarebbero stati accettabili in un contesto pubblico. Ben presto tuttavia la natura del gruppo si è rilevata particolarmente adatta all’organizzazione di attacchi personali e mirati su Twitter, rivolti soprattutto a giornaliste, scrittrici e attiviste femministe.

Il modus operandi più frequente prevedeva vere e proprie campagne denigratorie di stampo misogino e talvolta razzista verso i profili di queste donne. Gli atti di violenza verbale non erano tuttavia l’esclusivo strumento di umiliazione impiegato dagli utenti del gruppo; una delle vittime, la scrittrice femminista Daria Marx, ha raccontato che, dopo aver scoperto una sua iniziativa privata per acquistare uno scooter, i membri della Ligue du LOL hanno creato un finto annuncio di vendita di tale oggetto collegato al suo numero cellulare. La diffusione di dati sensibili on-line a scopo intimidatorio viene definita “doxing” e considerata una violazione della privacy che potenzialmente può esporre a rischi concreti una persona. Uno dei membri del gruppo, Stephen Des Aulnois, poi diventato redattore capo di Le Tag Parfait, rivista che si occupa di cultura pornografica, ha ammesso di aver utilizzato Photoshop per sovrapporre il volto di Daria Marx al corpo di un’attrice porno a lei affine per corporatura, presentando e diffondendo tale immagine come frammento di un sex tape rinvenuto in rete. Anche in questo caso abbiamo l’esemplificazione di un fenomeno ben conosciuto, quello del deep fake, la realizzazione tramite apposite app di filmati e foto alterati per rendere persone inconsapevoli protagoniste di materiale pornografico, con esiti imprevedibili ma inevitabilmente negativi.

Di questa attività di bullismo on-line ad oggi non resta più traccia; quasi tutti i messaggi violenti rivolti alle numerose vittime sono stati infatti cancellati nel corso degli anni. Tuttavia, si è tornati a discutere del gruppo in seguito a uno scambio di messaggi su Twitter tra il giornalista di Slate, Thømas Messias e il giornalista di Libération Alexandre Hervaud. Il 5 febbraio infatti Messias ha pubblicato sul suo profilo un intervento critico nei confronti di un giornalista, di cui non fa il nome e che a suo dire si sarebbe in passato macchiato di molestie nei confronti di attiviste femministe e che ora assurgerebbe al ruolo di “giornalista modello”. Hervaud ha ripreso tale tweet sostenendo la possibilità che una persona possa cambiare idea e migliorare. Già in quel medesimo giorno il nome Ligue du LOL ha iniziato a palesarsi nelle testimonianze, via via più numerose, delle giornaliste protagoniste dei passati attacchi, collegando a quel gruppo lo stesso Hervaud e altri importanti figure del giornalismo progressista francese.

Una delle donne vittime di molestie virtuali, Valérie Rey-Robert, autrice del blog femminista Crêpe Georgette, ha segnalato di aver già denunciato nel 2014 l’ipocrisia di alcuni giornalisti e redattori che si ponevano come strenui difensori dei diritti delle donne, nascondendo un passato di violenze ai danni delle stesse attiviste di cui poi citavano il contributo intellettuale per ottenere plausi. D’altro canto, Léa Lejeune, ennesimo bersaglio di insulti, ha poi spiegato in un’intervista su Slate che essendo i membri del gruppo giornalisti affermati e con amicizie presso editori importanti non era facile pensare di denunciare. Al tempo, inoltre, le molestie on-line non erano punibili per legge.

L’argomento è infine diventato virale a partire dall’8 di febbraio, a seguito della pubblicazione di un articolo sul giornale Libération, in una sezione in cui viene data risposta a delle domande poste dai lettori. In questo caso l’argomento era appunto l’esistenza reale di questo gruppo e delle sue attività moleste. L’inchiesta ha sottolineato come nessuno dei vecchi membri abbia mai negato l’esistenza di Ligue du LOL. Il suo creatore, Vincent Glad, peraltro giornalista proprio di Libération, si è limitato ad ammettere di aver creato un “mostro”, sfuggito totalmente al suo controllo. Sebbene in un primo momento abbia tentato di minimizzare quanto accaduto, sostenendo che il gruppo non fosse stato creato con finalità persecutorie a danni delle donne e che molto era stato travisato, il 10 febbraio si è visto costretto a presentare delle scuse per quanto accaduto anni prima. Glad e Hervaud risultano attualmente sospesi dal lavoro, in attesa di una valutazione disciplinare. Almeno altri quattro giornalisti piuttosto noti risultano sospesi dai loro incarichi, tra cui David Doucet, redattore capo della rivista specializzata in musica Les Inrockuptibles.

 

Crediti immagine: Tinnakorn jorruang/Shutterstock.com

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