05 novembre 2015

Tradurre l'Atalanta. Il greco e il calcio

di Lorenzo Longhi

Leggende e persone in carne ed ossa, dèi e condottieri, artisti e sovrani, cavalieri e rivoluzionari: esistono voci da enciclopedia, sui campi da calcio del mondo. Nomi entrati nei libri di storia e da lì, curiosamente, finiti negli almanacchi sportivi.

Si parte, come storia comanda, dalla civiltà ellenica, la memoria delle cui divinità, semidèi e miti ha attecchito un po' ovunque, principalmente in Europa: il dio Apollo, presente in Grecia (Apollon Kalamarias, Apollon Atene) e Cipro (Apollon Limassol), Ares a Salonicco (Aris, nella traslitterazione del club) e Limassol ma anche, meno prevedibilmente, in Lussemburgo, dove sino al 2001 esisteva l'Ares Bonnevoie. Ercole, icona di forza, è declinato nelle varie traduzioni in Grecia (l'Iraklis di Salonicco, dove giocò anche Beppe Signori), in Spagna (l'Hercules di Alicante) e nei Paesi Bassi (l'Heracles Almelo). Proprio nei Paesi Bassi la cultura ellenica è ben presente negli stadi: esistono anche l'Hermes a Schiedam, l'Achilles '29 a Groosbeek e soprattutto l'Ajax (da Aiace Telamonio, combattente valoroso quasi quanto Achille, secondo l'Iliade), di tutte il più celebre e vincente. Ancora dalla Grecia, o meglio dalla Tracia, deriva l'infinita teoria spartachista (gli Spartak, dallo schiavo ribelle Spartaco, sono una ventina nell'Europa dell'Est), e se questo è tutto sommato spiegabile con lo spirito della rivoluzione russa e gli ideali che portava con sé, un po' meno scontato è l'Ulysses, formazione armena di Yerevan. Senza dimenticare, naturalmente, l'esempio a noi più vicino: Atalanta, leggenda arcadica, che chissà quanti studenti liceali hanno tradotto nelle versioni dal greco. Saltando dall'altra parte del mondo, il Sudamerica non manca di memoria: il Club Bolívar di La Paz porta il nome del liberatore Simón Bolívar, mentre il capo Mapuche Colocolo è ricordato dal più importante club cileno, il Colo-Colo appunto, e in Paraguay esiste un club che porta il nome di un presidente americano: è il Presidente Hayes, intitolato a Rutherford Hayes. Il motivo? Nel 1878 fu proprio Hayes, in qualità di arbitro, a decretare il territorio di Villa Occidental, conteso dall'Argentina, dipartimento paraguaiano. Sempre in Paraguay, ad Asunción, esiste il Club Silvio Pettirossi, pioniere dell'aviazione sudamericana, ed è un po' lo stesso motivo per il quale in Romagna, a Lugo, il club locale (che giocò anche in C) è dedicato all'aviatore medaglia d'oro al valor militare Francesco Baracca. Dall'aria al mare, una delle genitrici della Sampdoria portava il nome dell'ammiraglio Andrea Doria ma, quando si parla di mare, giù il cappello di fronte al Vasco da Gama, famosissimo club di Rio de Janeiro dedicato alla memoria di uno dei più grandi navigatori portoghesi. Le lotte per l'indipendenza permeano la storia di alcune compagini balcaniche. Fu un poeta, ma viene ricordato soprattutto come patriota per il suo ruolo nella campagna di emancipazione bulgara dall'egemonia turca, Hristo Botev, e alla sua figura – morì nemmeno trentenne alla guida della rivolta di Vraca – sono stati dedicati i nomi di due società, il Botev Plovdiv, già vincitore di due campionati e due coppe di Bulgaria, e il meno celebre Botev Vraca. Botev divenne un rivoluzionario dopo la frequentazione con Vasil Levski, eroe nazionale bulgaro e maggiore esponente della lotta contro i Turchi, il cui nome nel calcio è portato con orgoglio da uno dei club bulgari più celebri e vincenti, il Levski Sofia. Combatté i Turchi, ma oltre quattro secoli prima, anche Giorgio Castriota, conosciuto come Scànderbeg, strenuo difensore dell'indipendenza albanese (ed è per questo che a lui sono dedicate vie e piazze nei territori di tutte le comunità arbëresh d'Italia): da lì lo Skënderbeu, club della città di Coriza, la squadra più titolata in tempi recenti in Albania. Nacque invece pochi anni dopo la morte di Scanderbeg Fanfulla da Lodi, uomo d'armi che fu peraltro fra i tredici cavalieri vincitori della epica disfida di Barletta e immortalato nel calcio dal club di Lodi, il Fanfulla appunto, fondato nel 1874 e con un lungo passato fra B e C ma, la scorsa estate, estintosi e rinato come Cavenago Fanfulla. Tornando in Albania, il Teuta di Durazzo inaugura la schiera di club dedicati a re e regine, riportando qui alla mente la figura della donna che regnò sugli Illiri e viene ricordata per la prima guerra illirica contro Roma, nel 228-229 a.C. Ben più recenti sono i riferimenti ai sovrani che si trovano nei nome del club olandese del Willem II (della città di Tilburg, dove morì Guglielmo II d'Orange-Nassau re dei Paesi Bassi) e degli inglesi Crewe Alexandra (alla principessa Alessandra di Danimarca) e Northwich Victoria, dedicato sin dalla sua fondazione alla regina Vittoria, ai tempi in cui la sovrana regnava sull'Impero britannico. E mentre in Germania esiste un club che porta il nome di Arminio, capo dei Cherusci che nel 9 d.C. si ribellò a Roma (è l'Arminia Bielefeld), non manca di citazioni il calcio polacco, da Poznan dove il club principale è dedicato a Lech, leggendario iniziatore della storia della Polonia, sino allo Zawisza della città di Bydgoszcz (vi giocò anche Boniek), intitolato al nobile cavaliere Zawisza Czarny, che visse a cavallo del XIV e del XV secolo. L'Italia, oltre alle suggestioni elleniche di Atalanta e all'eroismo del Fanfulla, è terra d'artisti, e qualcuno ha deciso, a suo tempo, di affidare anche ai campi di pallone un riferimento culturale. È il caso di Giorgione, pittore capofila della scuola veneta del Cinquecento nato a Castelfranco Veneto, che ha suggerito il nome al club della sua città natale che giocò anche in C2 e fu la prima squadra allenata da Francesco Guidolin. Per lo stesso motivo, averne dato i natali, Monte San Savino ha una squadra dedicata all'architetto e scultore (coevo del Giorgione) Andrea Contucci, detto il Sansovino, soprannome che finì per designare anche Iacopo Tatti, discepolo del Contucci. Alla medesima epoca appartiene il poeta e drammaturgo portoghese Gil Vicente, il cui nome compariva sino alla scorsa stagione nella serie A del Portogallo grazie alla società della città di Barcelos, battezzata in memoria della sua figura. Eppure, in originalità, a distinguersi sono due club semisconosciuti, uno in Suriname e l'altro in Lapponia. Il primo, in realtà il più vincente in ambito nazionale, è il Robinhood (proprio così, tutto attaccato) di Paramaribo, il secondo invece si barcamena tra la quarta e la terza serie finlandese e si chiama Santa Claus. Il logo? Un Babbo Natale ritratto nell'atto di scrivere una lettera natalizia...


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