24 luglio 2019

Turismo sostenibile, non più scelta ma necessità

Il turismo è un settore dell’economia globale in forte crescita: sulle grandi così come sulle piccole distanze quote sempre maggiori di popolazione viaggiano, e viaggiando inquinano. In effetti, negli anni la diffusione del cosiddetto “turismo di massa” (dovuto anche a un mondo che si è sostanzialmente rimpicciolito perché nel tempo gli spostamenti sono diventati sempre più rapidi  e più economici: un esempio su tutti, il fiorire di centinaia di compagnie aeree low cost che propongono biglietti a prezzi vantaggiosi per le rotte più svariate) ha avuto un impatto negativo in diversi Paesi, registrando un aumento importante dell’inquinamento, nonché un parallelo utilizzo indiscriminato delle risorse ambientali dei territori.

Proprio per questi motivi, tra gli obiettivi nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (ONU) figura la necessità di sviluppare un turismo sostenibile. Nell’Agenda 2030, infatti, il turismo sostenibile è incluso in tre degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e in particolare: in OSS8 in cui si propone di attuare una crescita economica sostenibile che includa anche un lavoro dignitoso per tutti; in OSS12 per garantire modelli di consumo e produzione sostenibili; infine, in OSS14 per l’impegno a salvaguardare oceani, mari e risorse marine e per un loro sviluppo sostenibile.

Il concetto di turismo sostenibile nasce, però, già nel corso degli anni Novanta (in particolare dopo la Conferenza di Rio de Janeiro delle Nazioni Unite del 1992) con l’idea di coniugare sviluppo economico e conservazione delle risorse naturali: promuovendo un turismo non più di massa (perché il numero degli utenti non può essere superiore alle risorse locali), che non modifichi i paesaggi e non alteri la vita delle comunità ospitanti, ma, invece, dia loro benefici anche di tipo economico; un turismo che non distrugga, quindi, luoghi, tradizioni ed economie locali, ma che ne diventi parte integrante senza stravolgere, parallelamente, i territori, ma aumentandone invece la qualità ambientale.

Tutto questo va oggi integrandosi con una sempre maggiore attenzione e una più diffusa sensibilità nei confronti dei temi ecologici, intesi sia come rispetto dell’ambiente circostante sia come risparmio delle risorse (specie quelle non rinnovabili); l’ONU aveva già dichiarato il 2017 anno del turismo sostenibile con una Risoluzione che coniugava l’attenzione ambientalista con un rafforzamento della pace nel mondo, basata sulla conoscenza dell’inestimabile patrimonio fornito dalle diverse culture locali su scala globale.

In effetti, adottare un modo di vivere a tutto tondo sostenibile, che includa quindi anche il turismo, non è solo auspicabile, ma è di fatto una necessità soprattutto se si guarda ai dati sul livello d’inquinamento che il turismo porta con sé. Una ricerca del 2018, The carbon footprint of global tourism (pubblicata su Nature climate change) ha provato a quantificarlo: la ricerca, che tiene in considerazione una serie di fattori (dal più ovvio dei trasporti, ma anche consumi alimentari, strutture di accoglienza ecc.), analizza anche gli spostamenti di lavoro e mostra come il turismo contribuisca a un aumento di circa l’8% dell’emissione di gas serra.

Tra i Paesi insieme più inquinati e più inquinanti, in cima alla classifica si trovano gli Stati Uniti (che da soli producono un quarto delle emissioni di CO2); poi Cina, Germania, India, Messico, Brasile, Canada, Giappone e Regno Unito: qui il livello d’inquinamento è prodotto ovviamente anche dagli spostamenti interni. Vi sono poi altri Paesi a elevato tasso d’inquinamento turistico in cui i visitatori sono quasi solo stranieri: Mauritius, Malta, Maldive, Seychelles e Cipro, prede di un turismo massiccio da tutto il mondo, registrano, proprio per questo motivo, elevate emissioni di CO2.

Anche in Italia vi sono diverse città d’arte vittime di questo “overtourism”, configurabile come una vera e propria invasione turistica, tra tutte Firenze e Venezia, mete regine per milioni di persone ogni anno in visita nel nostro Paese che “consumano” letteralmente le risorse comuni, con un aumento esponenziale del traffico, dei rifiuti e dell’inquinamento acustico e atmosferico.

Per ovviare a tutto questo senza rinunciare, peraltro, anche allo sviluppo economico (inteso sia come ricchezza sia come lavoro) che il settore turistico porta con sé, è però necessario adottare una serie di azioni sostenibili su più fronti: diminuire l’uso della plastica e non disperderla nell’ambiente circostante, preservando in tal modo anche mari e oceani, e sfruttare le energie rinnovabili a fronte di quelle non rinnovabili; proteggere in ogni modo il patrimonio culturale e naturale; offrire supporto alle comunità locali tramite l’acquisto dei loro prodotti e manufatti in un complessivo circolo, divenuto così virtuoso, che vada a migliorare non solo l’ambiente, nostro patrimonio comune, ma anche la complessiva qualità della vita di tutti.

 

Crediti immagine: CC0 Public Domain (https://www.maxpixel.net/Vacation-People-Blue-Girl-Travel-Lifestyle-Ocean-2794728)

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