7 dicembre 2018

Un Contratto per il web

Nel discorso di apertura al Web summit di Lisbona dello scorso novembre, l’inventore del web Tim Berners-Lee ha invitato governi, aziende e privati ​​a sottoscrivere un Contratto per il web, una carta che ha come finalità l’estensione della rete a ogni persona in ogni luogo del mondo, senza censure, senza rischi per la riservatezza dei dati e senza contenuti violenti, scorretti o mendaci che mettano a repentaglio le democrazie e la serenità delle persone. Il Contratto è parte di una nuova campagna, #ForTheWeb, lanciata dalla World Wide Web Foundation dello stesso Berners-Lee, e segue la pubblicazione di uno report intitolato The Case for the Web, che costituisce una riflessione, a distanza di quasi un trentennio dalla sua creazione, sui benefici che la rete ha portato all’umanità e i rischi maggiori che attualmente la minacciano.

Se da un lato, si legge nel rapporto, il web ha consentito sotto molti aspetti e in diversi casi un approfondimento dei processi democratici, un’estensione delle conoscenze, una maggiore facilità nella loro diffusione e dell’accesso a esse, e quindi ha rappresentato uno strumento potente per superare le disuguaglianze, ha nello stesso tempo però ancor più gravemente emarginato coloro che non possono usufruirne, che vivono per lo più nei Paesi a basso e medio reddito. Nonostante infatti i passi in avanti compiuti in un tempo relativamente breve (nel 2005 solo il 16% della popolazione mondiale era connessa), più della metà della popolazione globale vive off-line: in Africa ha Internet solo il 22% delle persone, contro l’80% dell’Europa. In più, il tasso di crescita dei nuovi accessi sta sensibilmente rallentando e perché torni a crescere è necessario abbassare i costi di accesso. Penalizzate sono soprattutto le donne: secondo l’Inclusive Internet Index 2018, gli uomini hanno il 33% in più di probabilità di avere un accesso a Internet rispetto a esse.

Inoltre, si legge nel rapporto, «il web è una piattaforma basata sulla fiducia», ma tale fiducia è stata resa gradualmente sempre più fragile dai ricorrenti abusi, dalla scarsa chiarezza dei termini di servizio o di licenza dei propri dati che gli utenti sottoscrivono con scarsa consapevolezza, dall’eccessivo tecnicismo del linguaggio. Secondo la Web Foundation oltre 1,5 miliardi di persone vivono in un Paese senza una legge completa sulla protezione dei dati personali.

Un ulteriore aspetto è quello del funzionamento degli algoritmi, che tendono a replicare i pregiudizi e rafforzare le disuguaglianze: «è stato rivelato che gli strumenti automatizzati per il reclutamento di posti di lavoro utilizzano algoritmi che favoriscono candidati bianchi e maschi», mentre alle donne vengono “nascosti” per esempio annunci professionali allettanti e i poveri sono “bombardati” da pubblicità di prestiti a tassi di interesse punitivi.

Naturalmente il rapporto punta anche il dito verso le molestie on-line, i discorsi d’odio, nonché il gravissimo problema della manipolazione delle informazioni: uno studio dell’Oxford Internet Institute ha rilevato che 28 Paesi hanno utilizzato i social media e altri strumenti on-line per indirizzare l'opinione pubblica attraverso la divulgazione di notizie false.

Con afflato idealistico notevole, dunque, la Web Foundation intende entro il maggio 2019 articolare in modo più compiuto il Contratto per il web, al momento solo abbozzato, affinché ciascuno, a tutti i livelli, si impegni per superare questi preoccupanti elementi che impediscono un uso sano e virtuoso della rete.

 

Crediti immagine: NASA (https://images.nasa.gov/). Public Domain Dedication (CC0), attraverso picryl.com

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