6 maggio 2019

Un mondo armato

La spesa militare globale nel 2018 è aumentata del 2,6% rispetto all’anno precedente, secondo i nuovi dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), raggiungendo il livello più alto dal 1988 e il 76% in più rispetto al 1998, data del minimo storico dal dopoguerra. A livello globale, le spese militari hanno rappresentato lo scorso anno il 2,1% del PIL mondiale, ovvero 239 dollari a persona.

Gli Stati Uniti sono di gran lunga il Paese che, in termini assoluti, investe di più in difesa e, nonostante un primato rimasto costantemente incontrastato, dopo sette anni la spesa nel settore ha ripreso a crescere (+4,6%, raggiungendo i 649 miliardi di dollari). Al secondo posto in termini assoluti si colloca la Cina, che per il ventiquattresimo anno successivo ha aumentato la spesa del settore (+5%, raggiungendo i 250 miliardi di dollari), pur rimanendo ancora molto lontana dagli standard statunitensi. È a questi due Paesi che si deve il più significativo incremento globale dell’anno passato.

Incrementi importanti si sono avuti anche in Asia e Oceania, che pesano per il 28% del totale, contro l’appena 9% del 1988: l’India è cresciuta del 3,1%, il Pakistan dell’11%, la Corea del Sud del 5,1%. Alla base di queste scelte, le tensioni tra i Paesi della regione e quelle tra Cina e Stati Uniti.

In Europa, le crescite maggiori, legate a timori riguardanti la Russia, sono state in Polonia (+8,9%), Ucraina (+21%), Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania (+18-24%); in quest’area complessivamente l’aumento è stato intorno al 12%. Anche in Europa occidentale le spese sono cresciute, benché meno (+1,4%) che in quella orientale, mentre sono relativamente calate in Russia. In Francia, che in Europa è uno dei Paesi più “armati”, dopo quattro anni consecutivi di crescita legata soprattutto ai problemi interni di terrorismo, la spesa invece è tornata a diminuire. Al contrario, è tornata a crescere in Gran Bretagna e in Germania, gli altri due Paesi dell’Europa occidentale con più alti investimenti nel settore in termini assoluti.

Se si guarda alle percentuali relative al PIL, il quadro è il seguente. Il Paese che impegna la quota maggiore è l’Arabia Saudita (8,8%), seguita da Oman (8,2%), Algeria (5,3%), Kuwait (5,1%), Libano (5%), Israele (4,3%). Gli Stati Uniti investono in armamenti il 3,2% del PIL, mentre la Cina solo l’1,9%, in linea con quanto fa la maggior parte dei Paesi europei. Nel nostro continente infatti solo la Russia (3,9%) e l’Ucraina (3,8%) superano (abbondantemente) il 3%, e solo la Grecia (2,4), la Francia (2,3) e la Polonia (2) superano o raggiungono il 2%, che rappresenta peraltro la percentuale minima europea indicata dalla NATO, mentre il resto dei Paesi si colloca sotto tale soglia: la Romania all’1,9%, il Regno Unito all’1,8, l’Italia e la Spagna all’1,3, la Germania all’1,2, Belgio e Svizzera sotto persino l’1%.

 

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