8 aprile 2019

Immigrazione ed emigrazione

L’immigrazione continua a essere portata al centro deI dibattito pubblico in Italia, in Europa e anche altrove. Spesso la percezione del fenomeno supera la realtà; si ha l’impressione che l’Europa e il mondo occidentale in generale siano le mete più ambite sia dei cosiddetti “migranti economici”, sia delle migrazioni forzate, quelle di coloro che sono costretti a fuggire da guerre o violenze o comunque da contesti in cui la vita è messa a repentaglio, ma, come dimostrano i dati, le principali destinazioni sono altre e permane nel dibattito ormai da anni una notevole confusione rispetto ai numeri; il malcontento dei cittadini europei rispetto alle politiche di gestione è comunque piuttosto generalizzato, anche se gli atteggiamenti nei confronti dell’accoglienza variano sensibilmente da Stato a Stato. Quali sono dunque nel mondo i Paesi che accolgono realmente più immigrati, ossia persone nate all’estero? Ecco alcuni dati forniti dalle Nazioni Unite e sintetizzati dal World Economic Forum. Si assume qua una definizione ristretta di immigrazione, ossia si contano solo le persone non nate nel Paese di residenza.

In termini assoluti, con la loro enorme superficie, si collocano gli Stati Uniti, dove risiedono 48,2 milioni di stranieri, seguiti da Russia (11 milioni), Arabia Saudita (10,8 milioni), Germania (10,2 milioni), Regno Unito (8,4 milioni) ed Emirati Arabi (8 milioni). In termini relativi, ossia rispetto alla popolazione di ciascun Paese, che rappresenta il dato più interessante, le proporzioni però sono molto diverse. Ai primi posti in tal caso si trovano tipicamente i Paesi molto ricchi e pieni di risorse, ma con una popolazione nativa limitata: gli Emirati Arabi, con addirittura l’87% di stranieri, perlopiù di origine indiana e iraniana, seguiti da Kuwait (73%) e Qatar (68%) e quindi da Arabia Saudita, Bahrain e Oman, dove la proporzione varia dal 34% al 51%. Ancora, un numero – almeno virtuale – enorme di stranieri hanno, per motivi fiscali, Macao (57%), Monaco (55%) e Singapore (46%). Seguono poi i Paesi con pochi nativi ma grandi spazi, come Australia e Canada, in cui rispettivamente gli stranieri sono il 28 e il 21% della popolazione. Subito dopo vengono le democrazie occidentali prosperose, ossia in sostanza noi: Austria (17%), Svezia (16%), USA (15%), Regno Unito e Spagna (13%), Germania, Francia e Olanda (12%), Belgio (11%) e Italia (10%). In questi numeri vanno calcolati non solo gli extracomunitari, ma anche i cittadini UE che risiedono in un Paese dell’Unione diverso da quello in cui sono nati.

Come nota l’articolo del World Economic Forum (WEF), se i Paesi della UE si unissero in un unico Paese, analogamente a quanto avvenuto negli Stati Uniti, il numero degli immigrati calerebbe sensibilmente, e viceversa accadrebbe se gli Stati Uniti non fossero considerati un unico Paese, poiché stranieri verrebbero considerati anche i cittadini che passano da uno Stato all’altro. In sostanza, i Paesi più grandi sono quelli in cui la popolazione straniera risulta in quota inferiore: la gigantesca Cina, ove i cittadini percorrono migliaia di chilometri per trasferirsi da una provincia interna all’altra, dove dunque il movimento di popolazione è per nulla inferiore a quello a cui si assiste in Europa, risulta uno dei Paesi con minore immigrazione, assestandosi intorno allo 0,1%; analoghe osservazioni vanno fatte sull’India, in cui gli immigrati raggiungono appena lo 0,4% della popolazione. Viceversa, nella frammentata Europa bastano spostamenti molto più piccoli perché siano registrati come movimento migratorio.

In generale, le migrazioni si potrebbero dividere in tre grandi gruppi omogenei, e un quarto che invece si è radicalmente ridotto nell’ultimo secolo: dal Sud del mondo al Nord, circa 89 milioni di persone nel 2017; da Sud a Sud, 97 milioni; da Nord a Nord, 57 milioni; l’ultimo, da Nord a Sud, che è stato preminente fino al secolo scorso, invece è oggi limitato a circa 14 milioni di persone.

I Paesi maggiori di emigrazione in termini relativi sono la Bosnia ed Erzegovina, in cui quasi la metà dei cittadini vive all’estero, in Europa, seguita dall’Albania (38,9%), il Portogallo (21%), la Bulgaria (16,3) e la Polonia (11,1), mentre gli emigrati italiani sono circa il 4,8%. L’Europa in sostanza continua a essere, oltre che terra di immigrazione, anche terra di emigrazione.

 

Immagine: Immigrati dal Bangladesh che lavorano nelle serre in cui producono verdure e insalata, Latina, Italia (5 giugno 2010). Crediti: PaolikPhotos / Shutterstock.com  

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