28 maggio 2014

Italiani impigriti, dice dr. Rorschach

In un ideale podio degli psicologi più pop del Novecento Hermann Rorschach ricoprirebbe almeno la terza posizione alle spalle dei suoi maestri, l’integerrimo Sigmund Freud e il criptico Carl Gustav Jung. Lo psichiatra zurighese è dal 1921 il padre delle gloriose macchie d’inchiostro, il test proiettivo di personalità più utilizzato al mondo, culture free e applicabile a partire dai tre anni di età. Rorschach, che morì neanche quarantenne, ha ispirato nei decenni passati un personaggio dei fumetti e una rock band americana ed è stato recentemente celebrato, in occasione dell’anniversario della nascita, da un doodle interattivo marchiato Google. In rete si scherza sulla sua sorprendente somiglianza con Brad Pitt mentre, sventuratamente, su diversi siti si trovano le sue tavole (si guardi ad esempio la discutibile scelta di Repubblica di utilizzarle per illustrare una collana di monografie psicologiche) con indicazioni su presunte risposte giuste al test. In barba alla sostanziale impossibilità di fornire singole risposte ottimali - è l’insieme delle risposte a fornire quel quadro globale di personalità che è caratteristica principale del reattivo - e al potere suggestivo del setting psicodiagnostico che rende quasi impossibile una simulazione al test.

Ora la Scuola Romana Rorschach, fondata da Carlo Rizzo nel 1938 e dunque il più antico istituto al mondo dedicato alla ricerca sulle macchie d’inchiostro, propone un ambizioso progetto per rilevare i cambiamenti significativi negli italiani dagli anni ’30 ad oggi, sfruttando il suo colossale archivio, unico al mondo, composto da 22mila protocolli. Il progetto è volto alla comprensione di come e quando si siano prodotti i cambiamenti nel modo di pensare, di vivere e di gestire le emozioni, oltre a rilevare i mutamenti negli interessi e nell’identità sessuale: prevista anche la creazione di un osservatorio permanente. Salvatore Parisi, attuale direttore della scuola, ci ha rivelato i risultati delle indagini preliminari: “la personalità e lo stile cognitivo degli italiani appaiono deteriorati in modo allarmante. In generale risultano impigriti, infantili e dotati di un minore senso di responsabilità. La diminuzione del numero di risposte e la crescita di risposte globali di cattiva forma mostrano la perdita di quel pensiero eclettico che ci caratterizzava fino agli anni ’70 e uno scivolamento verso i parametri che si riscontrano nei protocolli statunitensi. Diminuiscono le risposte di piccolo dettaglio, segno di un inesorabile scemare del pensiero analitico, e un aumento delle risposte nei dettagli bianchi, segno di pensiero e comportamento oppositivo”. Parisi ritiene che il processo di globalizzazione sia il principale responsabile dei cambiamenti in atto, capace di rendere indefiniti i ruoli di genere e sessuali: “si riscontra rispetto al passato un’incapacità a definire il sesso delle figure umane viste nelle tavole”. I protocolli delle donne contemporanee mostrano poi, a partire dalla modalità di risposta agli stimoli cromatici, “una dimensione affettiva maschile, più controllata e meno spontanea; inoltre si riscontra un calo del 10% delle risposte di contenuto umano, dato che mostra un venir meno di quella specifica attenzione femminile alle relazioni e alla cura del prossimo”.

L’ipotesi di concludere l’indagine entro il 2008 si sta scontrando con la difficoltà nel reperire le risorse necessarie per finanziare un piano di ricerca particolarmente impegnativo, malgrado l’utilizzo del software RorComp che consente di accedere alla migliaia di risposte offerte nella storia del test – il solo Andreotti che a vent’anni si sottopose al test ne sciorinò oltre cento, mostrando vivissima intelligenza ma anche un tono dell’umore depresso. Il software consente di semplificare l’operazione di siglatura, cioè la trasformazione delle risposte negli indici numerici, nonché di depotenziare l’unico tallone di Achille del test, la possibile soggettività del somministratore nella valutazione delle risposte.


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