28 gennaio 2016

La vita romanzesca dei super rich

“Se potessi avere mille lire al mese” cantava nel 1939 Gilberto Mazzi. “Se potessi avere sei miliardi al mese” gli facevano eco Adriano Celentano e Renato Pozzetto in Lui è peggio di me, film degli anni Ottanta, dimostrando che quando si tratta di denaro è difficile che ci si limiti a fare una proiezione verosimile per il futuro (mille lire erano all’epoca un buono stipendio, nulla di più), ma è molto più facile scivolare nell’iperbole, nella fantasia al limite del romanzesco, se non del mitologico.

Quando il giovane Nick Carraway si trasferisce a West Egg, del suo vicino non sa quasi niente: ne conosce il nome (Gatsby) e vede che la sua abitazione è un’accurata copia di un qualche Hotel de Ville della Normandia. Una sera d’estate, Nick si presenta a una delle ruggenti feste che ogni settimana vengono date da Gatsby, ma è evidente che come lui quasi nessuno degli invitati conosce il padrone di casa. La villa è enorme, così come la zona bar e il giardino che sale dalla spiaggia privata. Di Gatsby, uomo schivo dalle maestose esibizioni materiali, non si può che fantasticare: allo swing si mescola il bisbigliare dei presenti. Tutti parlano di lui: assassino, militare, ex studente di Oxford… tutti fanno congetture, tutti hanno una narrazione a portata di mano. Non ci poteva essere ingresso più romantico per un protagonista: farsi precedere dalla propria (vera o presunta) fama. E comparire solo dopo parecchie pagine dall’inizio del libro.

Il giornalista inglese John Kampfner ha scritto un’interessante Storia dei ricchi (Feltrinelli), che parte da Licinio Crasso e arriva ai giorni nostri. Una lista di super-ricchi di tutti i tempi – sulla falsariga di quelle di “Forbes” o del “Sunday Times” – che ci mette di fronte al fascino ambiguo del denaro.

C’è sempre un punto in cui la ricchezza smette di avere a che fare con la quantità e si trasforma in qualità, perché trasforma la vita di chi la possiede. Certo, a volte casualmente: quel goffo buontempone di Pierre Bezuchov, in Guerra e Pace, eredita una fortuna dal padre sul letto di morte (va detto, una morte spettacolare: il vecchio disteso e imponente, i capelli sparsi come una criniera). Ma molte altre volte non c'è niente di casuale. La ricchezza agognata e perseguita è un motore di vicende personali, di vere e proprie epopee; la ricchezza esibita accende l’immaginazione dello spettatore, soprattutto se trasfigurata sulla pagina, privata della volgarità che ha lì sotto i nostri occhi.

Insomma, la ricchezza è letteraria.

Ed è così, in modo romanzesco, che viene da leggere il puntuale saggio di Kampfner.

Romanzesca è la possente Villa Hügel dei Krupp (i magnati tedeschi dell’acciaio fin dall’Ottocento), un palazzo di 269 stanze che poteva disporre di una sua stazione ferroviaria; romanzesca è Gbadolite, la “Versailles nella giungla” costruita dal dittatore Mobutu (il cui capitale personale si aggirava intorno ai 5 miliardi di dollari); romanzesco il gigantismo degli sceicchi con la loro smania di fare dei paesi del Golfo il centro dell’universo (il Dubai Mall è il più grande centro commerciale del mondo e il Burj Khalifa è il grattacielo più alto del mondo; sull’Isola di Saadiyat sorgerà il Louvre di Abu Dhabi e avrà la forma di un disco volante).

Certo il denaro è ancora più romanzesco, sensuale, pieno di emozione, quando è speso se non addirittura sperperato (lo sapeva bene Luigi IV, il Re Sole, che alla sua morte nel 1715 lasciò il paese sprofondato nei debiti: due miliardi di livres, circa 160 miliardi di sterline di oggi), dissipato in oggetti bizzarri quanto inutili, e nel loro valore simbolico. Vengono in mente le spese folli di Emma Bovary: gli abiti, le stoffe, i pizzi, il frustino… e la felicità, l’amore, la seduzione di cui avrebbero dovuto essere lo strumento; o Federico Moreau, il protagonista dell’Educazione sentimentale, che con le sue carrozze, i quadri, i vasi cinesi, le calze intonate alla giacca, cerca di essere all’altezza della vita parigina e delle sue promesse d’amore. Papà Goriot si priva di tutto per dare la possibilità alle figlie Anastasie e Delphine di avere un’esistenza di prim’ordine: i soldi, ancora una volta, come viatico per la felicità.

Gli oggetti e il valore simbolico che portano con sé, certo. Come gli yacht con spiaggia incorporata degli oligarchi russi raccontati nel libro, ma anche i costosi veicoli ecosostenibili dei geeks (i titani di internet, i più romantici tra i super-ricchi, che con le loro storie di genialità, tecnologia, successo e giovane età hanno cambiato il mondo): vetture ibride come la Prius, o la Tesla completamente elettrica, che – sottolinea Kampfner – mandano un messaggio preciso: “Questo è il Nord California – imprenditoriale, serio, socialmente consapevole. Questo non è lo sfacciato New Jersey”.

I soldi trasformano le persone, si diceva. Sia quando, come Rastignac, si sogna lo stato sociale che il denaro porta con sé, sia quando li si ha sempre avuti e ci si arrende al loro potere . Indolentemente bizzarri sono i Barbour, la ricca famiglia newyorkese che ospiterà Theo Decker, il protagonista del Cardellino di Donna Tartt. Ma, tornando al libro di Kampfer, a volte la realtà supera ogni fantasia narrativa. Robert Clive, l’ufficiale inglese che nel Settecento contribuì alla supremazia politica e militare della Compagnia britannica delle Indie orientali, divenuto ricchissimo ma inviso alla nobiltà britannica, sfogava la sua depressione elargendo regali tra gli aristocratici - soprattutto bestie esotiche e feroci. Mansa Musa, sovrano dell’impero del Mali, nel 1324 fece un epico viaggio verso la Mecca. Il suo corteo era composto da 60.000 uomini e 12.000 schiavi; ovunque sostasse, ricopriva d’oro gli abitanti e ogni venerdì pagava la costruzione di una moschea in un luogo a sua scelta. Andrew Carnegie , miliardario americano nato nell ’Ottocento (contemporaneo di John D. Rockefeller, Cornelius Vanderbilt e J.P. Morgan) voleva espiare il fatto di aver accumulato una fortuna: elesse a suo migliore amico il filosofo Herbert Spencer e scrisse Il vangelo della ricchezza , nel quale teorizzava che eredità fosse una parolaccia e il morire ricchi il peggior peccato che si potesse commettere. Una tale sete di giustizia non può che evocare - con le dovute proporzioni - quel fuori di senno di Raskolnikov. E che dire di Jack Ma, fondatore di Alibaba e re dell’ e- commerce cinese? Dai suoi dipendenti pretendeva massima fedeltà, li incoraggiava a trattarsi come fratelli, e ogni mese officiava matrimoni di gruppo.

I quattrini sono legati a un universo romantico, ovviamente a patto di poter sospendere (come d’altronde si fa leggendo un libro) il giudizio morale sulle modalità grazie alle quali sono arrivati nelle mani di chi li possiede. Modalità che Kampfer spiega puntualmente. Dagli incendi dolosi di Crasso, alle efferatezze di Mobutu e Pizzarro, dalla spregiudicatezza degli oligarchi r ussi a quella della Goldman Sach s.

La ricchezza stimola sempre sentimenti contrastanti, non c’è che dire. Ma rimane sempre un meraviglioso motore della nostra immaginazione. E, a volte, della nostra vita. Lo sapeva bene il signor Bonaventura che, dopo una lunga serie di disgrazie, si ritrovava sempre in mano la sua super-banconota da un milione.

 


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