23 giugno 2015

«Laudato si'» deve molto a Boff, ma non è un'enciclica di parte

di Lucia Ceci

Che l'enciclica Laudato si' avesse tra le proprie fonti anche le riflessioni maturate sui temi ecologici dalla teologia della liberazione latinoamericana è apparso subito chiaro a chi con quella realtà avesse qualche dimestichezza. I concetti di ecologia integrale, casa comune, i nessi tra sfruttamento selvaggio della natura e disprezzo dei bisogni dei popoli sono questioni messe a tema da alcuni studiosi che, sin dai primi anni Novanta, hanno inserito nella teologia cattolica il paradigma ecologico. Anche sul piano delle citazioni, l'enciclica rimanda spesso ai documenti di conferenze episcopali dell'America Latina e al testo conclusivo di Aparecida, risultato della IV Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano e dei Caraibi (giugno 2007). Nella nota 117, fatto davvero straordinario, papa Francesco arriva a citare uno scritto di Juan Carlos Scannone, professore di greco e letteratura del giovane Bergoglio negli anni del noviziato ed esponente di una corrente di pensiero molto legata al contesto argentino: la «teologia del popolo» che, pur ritrovandosi nelle prospettive più generali della teologia della liberazione, non ha identificato – per usare una celebre frase di Joseph Ratzinger – il povero della Scrittura con il proletario di Marx e ha riflettuto sul valore ermeneutico della cultura popolare. Sia pure senza rimandi in nota, Laudato si’  utilizza anche molte espressioni (tra tutte, al paragrafo 49, «grido della terra, grido dei poveri») che vengono dagli scritti di Leonardo Boff, appartenente alla corrente “cattiva” della teologia della liberazione, quella incappata nelle censure vaticane, obbligata al silenzio, emarginata dalle conferenze episcopali, dalle strutture universitarie, dagli organismi pastorali. La prospettiva di fondo che anima l’enciclica, quella della «ecologia integrale» ancorata all’archetipo occidentale di Francesco d’Assisi, è infatti centrale nella riflessione che ha animato negli ultimi venticinque anni la produzione teologica di Boff, passato dalla pluricensurata indagine sui rapporti tra Chiesa, carisma e potere (1981) a studiare i nessi tra Ecologia, Mondialità, Mistica (1993). Citazioni a parte, è dunque ben comprensibile l’entusiasmo di Boff dinanzi alla pubblicazione, così attesa, dell’enciclica di papa Francesco sul creato. Negli interventi consegnati alla stampa e alla televisione, il teologo ha dichiarato di sentirsi «totalmente rappresentato dal testo di Francesco», rivelando anche di avere mandato al papa, «su sua esplicita e diretta richiesta», alcuni suoi libri sull’ecologia: una bella rivincita per chi come Boff nel 1984 è stato processato e condannato all'ossequioso silenzio dalla Congregazione per la dottrina della fede di Ratzinger. Non stupisce dunque la volontà del teologo di rimarcare consonanze e paternità sui temi del documento papale, e la scelta della casa editrice Emi di pubblicare l’instant book Curare madre terra. Commento all’enciclica Laudato si’ di papa Francesco (in libreria il 24 giugno), con interventi dello stesso Boff. Non so però quanto questo faccia bene all’enciclica, il cui significato, come mostrano diverse reazioni, rischia di essere ricondotto e quindi circoscritto all’adesione del pontefice a una posizione che ai maligni potrebbe apparire di parte. Laudato si’ spazia invece su un orizzonte molto vasto. Sin dalle prime righe, in cui papa Francesco indica i destinatari del documento: non solo i cattolici, ma «ogni persona che abita questo pianeta». La consueta ambizione ierocratica rivisitata in chiave green, osserva disincantato qualche laicista. In realtà come Giovanni XXIII nella Pacem in terris, richiamata esplicitamente nel testo, Francesco propone analisi, prospettive, valori che non sono appannaggio dei credenti, ma dell’umanità. Lo sguardo non è sul futuro della Chiesa, ma sul ruolo che i cattolici e le altre chiese possono avere per contribuire a salvare la vita sulla Terra. E se dal destinatario si passa all’oggetto della lettera enciclica, troviamo sì il creato, ma in un senso molto ampio: acqua, aria e terra con tutti i disastri da cui sono investiti gli elementi, ma anche finanza, migranti, solidarietà intergenerazionali. Si tratta certamente di temi sviluppati altre volte da attivisti, teologi, economisti. Alcuni di loro, lo ha spiegato il cardinal Turkson nella cerimonia di presentazione dell’enciclica in Vaticano, sono stati consultati nella fase redazionale del documento. E potranno di qui in avanti rivendicare la paternità di questo o quel concetto. Ma il grido di Laudato si’ contro il pensiero unico riceve la sua forza dal fatto che a lanciarlo sia, per la prima volta, chi ha voce nel mondo.  


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0