17 giugno 2013

Marce di libertà

di Marina Turi

«Labbra dipinte di rosso e di rosa, eyeliner sgargianti e incandescenti corna da diavolo in testa» è così che The Times of India descrive le 200 persone che hanno manifestato giorni fa per le strade di Calcutta per la seconda edizione della Slutwalk, letteralmente “marcia delle sgualdrine”, contro ogni forma di molestia e violenza sessuale e contro l'idea che una donna possa essere etichettata come slut, sgualdrina, solo per il suo modo di vestire.

La Slutwalk nasce in Canada nel 2011 come risposta ad un ufficiale di polizia che, tenendo una lezione agli studenti dell’università di Toronto su come prevenire i crimini, si lasciò sfuggire un commento oltre che di cattivo gusto, quasi giustificatorio con chi usa violenza sessuale sulle donne. La frase : “Se le donne non vestissero come sgualdrine, non correrebbero il rischio di essere violentate” ha scatenato manifestazioni e sfilate di donne di tutte le età. Dopo Toronto, si è manifestato ad Ottawa. Negli Stati Uniti 2000 persone a Boston, un po' meno a Dallas, poi a New York, sempre diffondendosi attraverso le reti sociali si è rapidamente allargata a macchia d'olio, fino ad arrivare in Europa, nel centro di Londra, a Brighton, a Parigi e a Madrid. Donne in marcia - spesso accompagnate da compagni, mariti, fidanzati, fratelli - per rivendicare il diritto di vestire ognuna come preferisce senza preoccuparsi di quella mentalità che la società impone da sempre alle donne, ovvero che una scollatura o una gonna troppo corta potrebbe provocare, istigare e addirittura giustificare una violenza sessuale.

Queste marce dal nome volutamente provocatorio sono contro il sessismo, il messaggio è semplice: l’aggressione sessuale è un atto di violenza di cui è responsabile l’aggressore e non è mai causato o richiesto dalla vittima. L’abbigliamento o il comportamento delle donne non dovrebbero mai essere delle scuse per perpetrare loro violenza. “Get fed up and start a revolution!” Non sopportare oltre e inizia una rivoluzione! Più di 130 città, nel mondo, anche quest'anno hanno organizzato la loro marcia. Le slutwalk si ripetono ogni anno in paesi come l'India, l'Australia, il Brasile, l'Argentina, la Corea del Nord, il Perù e la Colombia. Quest'anno si è svolta una slutwalk anche in Italia, a Roma. Usano nomi diversi: Marcha de las Putas, Marcha das Vadias, Walk for Respect, Marche des Salopes, Shameless Front, Marche des Effrontées, perché ogni paese è una situazione particolare, ma le radici rimangono le stesse.

Nei paesi dell’Unione Europea, tra il 40 e il 50% delle donne hanno subito proposte sessuali indesiderate, contatti fisici o altre forme di molestie sessuali sul proprio posto di lavoro. Negli Stati Uniti, l’83% delle ragazze tra i 12 e i 16 anni hanno subito forme di molestie sessuali nelle scuole pubbliche. Studi condotti su piccoli gruppi nei paesi dell’Asia-Pacifico indicano che dal 30 al 40% delle donne lavoratrici subiscono qualche forma di molestia - verbale, fisica o sessuale. In Australia, una persona su cinque (21%) è stata molestata sessualmente dall’età di 15 anni; un terzo delle donne (33%) ha subito molestie, rispetto a meno di uno su dieci (9%) per gli uomini.

La maggioranza (68%) di queste persone ha subito molestie sul luogo di lavoro. Sempre in Australia un quarto delle donne (25%) e un uomo su sei (16%) ha subito molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Sono i dati tratti dalla scheda informativa sulla Violenza contro le Donne Nazioni Unite, Campagna del Segretariato Generale, UniTE, 2012 ( http://www.un.org/en/women/endviolence/ ).

In Italia i dati sulle molestie sessuali risalgono ancora a quanto rilevato dall'Indagine Multiscopo dell'Istat sulla "Sicurezza dei cittadini", pubblicata nel 2010 con dati riferiti al 2008-2009 ( http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100915_02/testointegrale20100915.pdf ), al momento la più recente fonte ufficiale. Le molestie verbali rappresentano la forma di violenza più diffusa, seguite nell'ordine dagli episodi di pedinamento, dagli atti di esibizionismo, dalle molestie fisiche e dalle telefonate oscene.

Quando una donna subisce un ricatto sessuale, nell'81,7 % dei casi non ne parla con nessuno. Quasi nessuna delle vittime ha denunciato l'episodio alle forze dell'ordine e tra le motivazioni della non denuncia c'è anche la paura dell'essere etichettata: paura di essere etichettata o di essere trattata male 15,1%, indecisione, vergogna, auto-colpevolizzazione 9,3%.
 
Ma torna l'estate con il caldo afoso e si abbatte sulle donne, di ogni età, lo stereotipo che un abbigliamento provocante segnala una disponibilità sessuale.  Quindi cosa conviene indossare per non turbare? In Spagna, la Tve, la televisione di Stato, manda in onda una trasmissione di consigli ai genitori su come insegnare alle figlie a vestirsi in modo da non provocare, fino all'esplicito invito a non esprimere con l’abbigliamento la propria sessualità.
 
Ma anche da Pechino arriva il decalogo antimolestie che ammonisce: "Sui mezzi pubblici niente minigonne". La commissione per la sicurezza della capitale dirama un documento per prevenire gli abusi, in aumento proprio in estate su bus e metropolitana. La raccomandazione è sempre la stessa "Evitate di risultare provocanti". Anche se non esiste alcuna relazione statistica tra come ti vesti e la frequenza con la quale ti molestano.
 

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