04 giugno 2014

Padre Marcelo popstar di Dio

di Lucia Ceci

Manda in estasi folle osannanti con melodie sertanejas. Riesce a vendere oltre dodici milioni di cd e conquista dodici dischi di platino pur consentendo di scaricare gratis i suoi album dal web. Ha al suo attivo dvd che fanno incassi a sei cifre, due film, un libro che ha scalato le classifiche, un sito internet con accessi record. E poi tanta radio, televisione, decine di gruppi facebook: numeri da capogiro, numeri da popstar.

Lui però è un prete brasiliano: padre Marcelo Rossi, 47 anni, un passato da personal trainer alle spalle, un presente incardinato nel Santuário do Terço Bizantino a San Paolo, città in cui è nato, ha studiato, è stato ordinato sacerdote nel 1994.

Nel Paese che come pochi altri raccoglie in sé modernità e magie antiche, nell’Impero che con la World Cup metterà tra pochi giorni nella vetrina globale potenziale economico e visione del mondo, padre Marcelo ha impiegato i proventi delle sue attività (dieci milioni di dollari) per far costruire uno stadio della preghiera: il santuario di Theotókos Mãe de Deus di San Paolo che con i suoi 20 mila posti all'interno e circa 80 mila all'esterno, i suoi megaschermi e persino con le sue 500 toilettes, è la chiesa più grande del Brasile.

Músicas para louvar ao Senhor, Um presente para Jesus, Maria Mãe do Filho de Deus: questi alcuni titoli dei cd del singer priest. Ágape il bestseller che nel 2010 e nel 2011 raggiunge livelli di vendite toccati in passato solo da Paulo Coelho. Maria Mãe do Filho de Deus il film che in Brasile si classifica al settimo posto per incassi nel 2003. Padremarcelorossi.com.br il portale che raccoglie tutte le produzioni del sacerdote: dalla web-tv ai file audio alla copertina del libro che nel 2010 vende 25 volte di più del secondo classificato.

Liturgia con melodie romantiche, braccia levate al cielo. Energia, felicità, forza. Queste le parole d’ordine. Ma in Cristo Signore. «E perché non ballare nel luogo in cui la presenza del Signore è così grande?», si chiede Almir Belarmino, 53 anni, che raggiunge il Santuário do Terço Bizantino approfittando di un periodo di ferie.

Padre Marcelo è il forefront brasiliano del Rinnovamento carismatico cattolico, la cui eccentricità (anti-intellettualismo, battesimo nello Spirito Santo, glossolalia) ha incontrato nel corso degli anni resistenze da parte della gerarchia, ma che ora si presta, proprio per le sue caratteristiche, a rappresentare una risposta cattolica al successo delle chiese pentecostali in America Latina. Qualche imbarazzo lo ha creato anche lui, padre Marcelo, tanto che nel 2007 nella grande manifestazione organizzata nella spianata di Capo di Marte a San Paolo, in occasione della visita di Benedetto XVI, gli fu chiesto di presentarsi davanti ai fedeli alle cinque e quaranta del mattino per evitare un incontro col papa. Con l’arrivo di José Mario Bergoglio in Vaticano si registrano segnali diversi. «Alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, non ho avuto tempo per i carismatici», ha ammesso papa Francesco di ritorno da Rio de Janeiro, il 28 luglio dello scorso anno. «Una volta, parlando di loro, ho detto che queste persone confondono una celebrazione liturgica con lezioni di samba, ma ora penso che questo movimento fa molto bene alla Chiesa nel suo complesso».

D’altronde se negli ultimi due decenni del passato millennio la Santa Sede ha colto la minaccia principale alla integrità del cattolicesimo latinoamericano nella teologia della liberazione e ha fatto di tutto per scardinarla a colpi di condanna, chiusure di centri e sostituzioni ai vertici con esponenti dell’Opus Dei, in tempi più recenti il vero pericolo è stato individuato nei movimenti pentecostali. In America Latina sorgono ogni anno circa seimila nuove congregazioni protestanti e tra queste quattromila sono pentecostali. Dopo il cattolicesimo, il movimento pentecostale è la forza religiosa con il maggior numero di fedeli: si stima che in Brasile siano quaranta milioni, una cifra da fare invidia agli Stati Uniti. Le ragioni di questa irresistibile ascesa sono molteplici: semplificazione teologica della dottrina, decentramento e popolarità della leadership, accesso a Dio attraverso il meraviglioso, forte coinvolgimento affettivo ed emotivo, enfasi data alla teologia della prosperità (quanto più collabori in denaro con la tua chiesa, tanto più la benedizione di Dio si manifesta in successo economico e sociale), creazione di reti di socializzazione per persone e gruppi marginali.

Il pericolo derivante dall’avanzata delle «sètte» pentecostali, per anni punto fisso nell’agenda della conferenze episcopali latinoamericane, non sembra spaventare papa Francesco. E padre Marcelo, da sempre concentrato sulle dimensioni interiori della vita cristiana, non ha mai creato a Roma problemi di ortodossia, nonostante le scelte musicali inserite nelle liturgie oceaniche e amplificate dalla rete si allontanino alquanto dal canone tradizionale. Padre Marcelo sarà troppo emozionale, troppo muscolare, troppo popstar, ma nel Paese verdeoro le sue note, la sua voce arrivano dove i sacerdoti non arrivavano da tempo. Sarà per questo che altri chierici prendono il suo esempio: Fábio de Melo, Hewaldo Trevisan, Reginaldo Manzotti. Il futuro della Chiesa nel Paese che nel mondo vanta ancora il maggior numero dei cattolici sarà nelle mani dei preti cantanti?


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