27 maggio 2020

Scuola

 

La Costituzione italiana stabilisce che la scuola sia aperta a tutti, e che l’istruzione sia un diritto di tutti (artt. 3 e 34). Dichiara inoltre che l’insegnamento sia libero ma contestualizzato in norme previste dalla Repubblica, finalizzato pertanto ai bisogni degli studenti (art.33). Dati tali presupposti, la scuola è posta oggi in molti dibattiti come bene comune, essenziale per il futuro di ogni Paese, e su cui diversi programmi politici chiedono di investire. Se infatti da una ricerca OCSE (2018), l’educazione e la cura già nella prima infanzia sembrano produrre maggiore mobilità sociale, l’obiettivo di ogni Stato dovrebbe essere quello di coprire le spese di organizzazione e ricerca per l’istruzione, l’educazione e la formazione. Si tratterebbe, ad esempio, di investimenti sul personale, sulla formazione, sulla innovazione didattica, sulla edilizia scolastica, tutti finalizzati al diritto al futuro delle giovani generazioni. L’istituzione scuola è quindi al centro di confronti pubblici, politici e istituzionali, e anche sui temi della ricerca metodologica e organizzativa.

La scuola è destinata in modo intenzionale alla trasmissione della cultura, all’educazione, all’istruzione, alla formazione e alla socializzazione delle nuove generazioni (Besozzi, 2006). È una organizzazione fatta di valori, norme e pratiche. È una realtà complessa, identificabile come istituzione, servizio e comunità. Istituzione perché svolge importanti funzioni per la società, come l’innalzamento del livello di istruzione e la formazione del cittadino; servizio in quanto fornisce prestazioni a individui e gruppi, seguendo indicazioni politiche e culturali; comunità perché è un ambiente sia fisico che simbolico per l’apprendimento (Colombo, 2001). Si tratta di aspetti ampiamente normati, per esempio dalla disciplina degli organi collegiali e dalla riforma dell’autonomia scolastica, come novellati fino ad oggi.

La scuola è anche cultura del sapere, sistematico, condiviso, trasmissibile; è norma e rituali con una struttura latente e una organizzativa fatta di calendari, ore, curricoli. Stante la sua complessità, richiede una competenza riflessiva dei suoi attori, per la continua rielaborazione di azioni, bisogni, aspettative, compiti.

Alla fine del secondo millennio, si è parlato di una ridefinizione del ruolo della scuola e di una fine dell’educazione, a fronte della difficoltà di seguire un modello normativo (Postman, 1997). Se l’educazione e la scuola sono il principale modo di trasmettere consapevolmente il sapere tra una generazione all’altra, le modalità pertanto cambiano (La scuola tra crisi e utopia, 1974). In ogni società esiste l’esigenza di educare e socializzare le nuove generazioni. Si può parlare di educazione come intenzionalità e progettualità, a livello formale, e di socializzazione a livello informale. Ma il punto è, in diverse epoche, come l’individuo assume la realtà dentro una esigenza di appartenenza, e al contempo, di differenziazione.

Il rapporto educazione/società si è sviluppato su tre fasi/modelli: dipendenza, ordine sociale (Émile Durkheim), autonomia, crisi della dipendenza e pluralismo culturale (Robert King Merton), interdipendenza, trasformazione del pluralismo in complessità sociale (Niklas Luhmann). Il legame tra individuo e società è stato, nel caso della dipendenza, lineare e diretto per cui il paradigma diventava quello della conformità, dove l’educazione dipendeva dalla società in una reciprocità funzionale; nel caso della autonomia, il legame è stato invece discontinuo e dialettico, per cui il paradigma era quello del conflitto, dove si generava una discontinuità tra educazione e società, tanto che la reciprocità era negoziata; nel caso della interdipendenza, infine, il legame tra individuo e società è stato ambivalente, con una circolarità tra strutture sociali e processi educativi e una reciprocità connettiva.

Il luogo dove si sono sviluppati questi modelli, e dove individuo e società si sono confrontati, è proprio la scuola. In essa troviamo due concetti opposti, che servono entrambi e che servono contemporaneamente: ‘rifugio’ e ‘panorama’. Il rifugio, a partire dalla casa, è il primo modo di vivere lo spazio (Bachelard, 1957). Dà un equilibrio sostanziale tra interno e esterno, tra concreto e astratto, tra essere e non essere, tra privato e pubblico, tra sé e gli altri. Il rifugio è un santuario. La scuola si colloca proprio in un luogo intermedio tra rifugio e panorama. È un santuario dove le nuove generazioni condividono esperienze di vita con i propri pari e con i docenti, è un luogo dove si ha diritto d’asilo e dove quindi non si può essere derubati delle proprie vere esperienze. È uno spazio in cui le conoscenze sono comprese, cioè prese con sé, fatte proprie, per cambiare il proprio modo di essere e vedere il mondo con occhi diversi. Una area protetta le cui serrature sono i docenti e tutta la Comunità educante. Ma la scuola è anche un panorama, vasto e luminoso, è un trampolino di lancio, un luogo di simulazione aperta per le prime prove di vita adulta.

Oggi la sfida della globalità è una sfida di complessità e di contestualizzazione del sapere, per una sua costante rielaborazione e comprensione (Morin, 1999; Goleman, Senge, 2016). La attuale terza modernità, successiva alla fase industrializzata, mette costantemente in discussione spazi e tempi per apprendimento, organizzazione della didattica, curricoli scolastici. Il diritto al futuro che si basa su dialogo, capacità di risolvere problemi, fiducia chiede una equilibrata distribuzione della conoscenza. La scuola è ancora una risposta a tutto questo. È una risposta anche nella fase di emergenza epidemiologica Covid-19. Se la didattica a distanza nella fase della pandemia ha fatto emergere diseguaglianze negli spazi, spesso domestici, nelle strumentazioni, mancanti, nei tempi da conciliare con esigenze familiari, la scuola, ripensandosi e riorganizzandosi, ha saputo tenere insieme il tessuto sociale e degli studenti e delle famiglie. Ha saputo leggere la complessità. L’eredità che la scuola acquisisce e sta acquisendo dalla didattica a distanza è la capacità di resilienza, di mantenersi Comunità educante, di sviluppare nelle giovani generazioni Life Skills, le competenze per la vita (Bandura, 1971; Life Skills Education in Schools, 1994).

 

Bibliografia

G. Bachelard, La poétique de l’espace, Les Presses universitaires de France, Paris 1957 (ed. italiana 1975)

A. Bandura, Social Learning Theory, General Learning Corporation, New York 1971

La scuola tra crisi e utopia, a cura di V. Cesareo, La Scuola, Brescia 1974

Life Skills Education in Schools, OMS, 1994

N. Postman, The End of Education: Redefining the Value of School, Vintage Books, New York 1996 (ed. italiana 1997)

E. Morin, La tête bien faite, Seuil, Paris 1999 (ed. italiana 1999)

E. Morin, Les sept savoirs nécessaires à l’éducation du futur, UNESCO, Paris 1999 (ed. italiana 1999)

M. Colombo, Scuola e comunità locali, Carocci, Roma 2001

E. Besozzi, Società, cultura , educazione, Carocci, Roma 2006

Costituzione della Repubblica Italiana, Senato della Repubblica, Roma, 2012

D. Goleman, P. Senge, The Triple Focus: A New Approach to Education, More Than Sound, Florence 2014 (ed. italiana 2016)

Education at a glance, OCSE, 2018

 

Immagine: Scolari in una scuola elementare, Milano (aprile 2018). Crediti: MikeDotta / Shutterstock.com

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0