28 dicembre 2019

Ultima*Chiasmo #1 - Introduzione

Il seguente articolo apre un ciclo di quattro interviste agli autori e curatori di Ultima: Tommaso Di Dio (Milano, 1982), Giuseppe Nibali (Catania, 1991), Damiano Scaramella (Palestrina, 1990), Fabrizio Sinisi (Barletta, 1987). Qui inquadreremo il progetto: i suoi presupposti, le sue peculiarità bibliologiche, la sua struttura. Proveremo a toccare questioni che possano interessare chiunque si interroghi sulla natura, la funzione, le possibilità, le prospettive della poesia contemporanea. Lo scopo è anche quello di approfondire e rendere fruibile a un pubblico più ampio quanto emerso durante la tavola rotonda Ultima*Lab, tenutasi presso la Scuola superiore dell’Università degli Studi di Udine il 5 ottobre 2019.

Ultima è un progetto editoriale che tenta di riflettere sulla situazione della poesia contemporanea in Italia. Il progetto è slegato da caratteri programmatici e costrizioni editoriali. Esso si costituisce attorno a quattro poeti e alla pubblicazione di quattro quaderni, nei quali ogni autore pubblica una costruzione ideologica a sostegno della propria poetica, alcuni frammenti dell’immaginario che soggiace a tali teorie/ideologie, e infine una plaquette (in due edizioni con i medesimi testi letterari ma illustrate da due diversi artisti). Come vedremo, un percorso di lento e graduale avvicinamento al testo.

Per la prima serie inaugurale gli autori Di Dio, Nibali, Scaramella e Sinisi sono gli stessi curatori del progetto. In futuro i poeti chiamati saranno altri, sempre sotto la supervisione dei quattro curatori. Il progetto grafico, molto denso, visionario e fortemente simbolico, è affidato alla direzione artistica di Ilaria Mai, che cura anche la pagina web e i contenuti multimediali. Per quanto riguarda la seconda serie, i curatori non comunicano per ora i nomi dei poeti che saranno protagonisti del percorso editoriale, ma hanno annunciato che a breve uscirà il primo dei quattro quaderni, quello dedicato al dato teorico/ideologico.

Quando si parla di letteratura contemporanea, è tutt’altro che raro imbattersi in alcuni discorsi. Da una parte, almeno dagli anni Ottanta (pensiamo agli esordi di Tondelli o De Carlo), pare che il successo commerciale di un’opera letteraria contribuisca organicamente a sancirne il valore e l’importanza, magari malgrado difetti estetico-sostanziali, carenze nella costruzione, compromissioni più o meno a perdere con elementi stereotipici e prevedibili. Anche per questo è più difficile che in passato, oggi, associare una certa assiologia a un marchio editoriale; anche per questo le strategie editoriali mirerebbero a costruire un’immagine pubblica dell’autore per propiziare l’acquisto dei suoi libri; anche per questo, infine, pure in letteratura varrebbe il paradosso occupazionale per cui “per cominciare a lavorare bisogna già avere esperienza”: per essere pubblicati bisogna aver già pubblicato (e, possibilmente, bene).

Dall’altra parte, c’è la convinzione che la poesia contemporanea versi in uno stato di profonda crisi: un carente numero di lettori, una difficile memorabilità del verso contemporaneo, le scarsissime vendite e quindi la sovrapproduzione di pubblicazioni (anche su e mediante il web) di libri e di poesie. E ancora: una netta cesura tra mondo accademico e mondo militante, una supposta incapacità di rivitalizzare o superare compiutamente la tradizione novecentesca, la frattura dicotomica tra tendenza alla performatività estemporanea e tendenza alla ostentata intellettualizzazione del testo poetico, tra revival dell’io lirico e pretesi «sbiancamenti» del soggetto…

È tutt’altro che raro sentire come questi fattori cospirerebbero a fare della poesia un hobby ad alto dispendio energetico e a basso rendimento. La poesia, oggi, sembrerebbe avere perso il ruolo e il significato che ha avuto fino a tutto il Novecento: essa non va più verso i lettori, chiudendosi talvolta in un iper-intellettualismo; e i lettori, per mille motivi diversi ma convergenti, non la cercano. La poesia sembra inoltre essere una delle poche cose che il capitalismo globalizzato non riesce a carpire nella propria logica, che è la logica del mercato, e dunque una logica utilitaristica: inutile, incomprensibile, la poesia pare estranea ai nostri legittimi bisogni.

Se la drammatica situazione è quella brevemente riportata (il discorso è più lungo e complesso: ad esempio non si è fatta menzione del mercato librario italiano, palesemente orientato quasi esclusivamente sulla narrativa e a svantaggio dei piccoli editori), la prima azione che un editore tanto sventato da pubblicare poesia dovrebbe compiere in tutela di se stesso è l’assunzione di un atteggiamento conservativo. Ma conservativo verso cosa, se un canone contemporaneo (il ventesimo secolo è terminato da vent’anni) non c’è più o non c’è mai stato?

Tali paiono essere i presupposti concettuali di Ultima, un progetto editoriale che sul piano non solo formale si pone in aperta polemica con l’atteggiamento odierno nei confronti della poesia contemporanea: Ultima, hanno affermato i curatori, è «quello che oggi non c’è; e che a noi più manca». Ciò che manca è la facoltà di strutturare la propria opera senza filtri separativi tra pagina e concezione estetica. Ciò che manca è la possibilità, per una voce costitutivamente attenta a se stessa, di distinguersi automaticamente dal brulichio delle auto-pubblicazioni e della rete. Di qui la forte rivendicazione di libertà autoriale, poggiata sul rifiuto di deformare la propria espressione in un laccio che provi a tenere insieme la fedeltà a sé e i limiti cui oggi la poesia è costretta.

Ultima è un tentativo, quindi, di ripensare la poesia fuori da vincoli formali, estetici, contenutistici, materiali, ma anche di mercato, editoriali ecc., per recuperare una concezione del libro come strumento e itinerario particolare di conoscenza, senza rassegnarsi alla sua scarsa circolazione.

 

I quaderni di Ultima sono ricchi di pagine colorate e immagini che si accumulano saturando il campo visivo con contrapposizione di colori accesi e giustapposizione di immagini. Ma la componente artistico-visuale non è l’unico tentativo di intermedialità accolto nell’iniziativa editoriale: Ultima*Overview Effect si compone di soli codici QR e di brevi didascalie; il sito web di Ultima contiene filmati, musiche, letture poetiche, sequenze di immagini e un collegamento alla piattaforma Instagram.

Il primo quaderno della serie si intitola Ultima*Eden. È lo «spazio paradisiaco» in cui i quattro autori indagano la natura della poesia sul piano teorico. Rimarrebbe deluso chi vi cercasse interventi esaustivi, programmatici, o anche solo lineari e accademicamente accettabili. La militanza, qui, nega la separabilità di forma e contenuto, rifiuta la scrittura a tesi, articola un senso che non si può distillare dalle specificità testuali che informa; se la veste formale esplicita il pensiero teorico degli autori nel più autentico dei modi, ben si capisce come la forma del saggio possa risultare stretta e insufficiente per discorrere di cosa sia la poesia. Gli espedienti adoperati sono vari e, tra le quattro voci, ci sono punti di convergenza e punti di divergenza: le interviste serviranno anche ad approfondire queste affinità e questi scarti.

Il secondo quaderno si intitola Ultima*Overview Effect. L’espressione si riferisce a un riassestamento cognitivo, un cambio radicale di consapevolezza che può colpire gli astronauti in seguito alla visione della Terra dallo spazio. Oltre alla parte artistica curata da Ilaria Mai, il quaderno si correda esclusivamente di codici QR e brevi didascalie. I quadratini bianconeri rimandano a contenuti audiovisivi di natura quantomai varia per restituire, autore dopo autore, almeno una parte dell’immaginario privato, intimo, biografico, esperienziale che soggiace (a lato o precedentemente) alla costruzione poetica. L’obsolescenza della tecnologia QR, si legge in Ultima*Overview Effect, «renderà in un tempo futuro illeggibile il contenuto multimediale»: suggerendo la caducità delle esperienze che si trovano a cornice della poesia, tale obsolescenza è quindi «parte integrante dell’intenzione del progetto».

Con il terzo quaderno Ultima*Vox si giunge al termine del percorso di progressivo e lento avvicinamento al testo. Esso contiene quattro plaquette: World Wide Whatsapp Crash di Di Dio, Scurau di Nibali, Sant’Alfredo e la strega di Scaramella, Mio terrorista di Sinisi. Il quaderno, è già stato anticipato, è doppio: Ultima*Vox Rotondi è illustrato da Michael Rotondi e Ultima*Vox Zanet da Giulio Zanet. Questi due quaderni “gemelli” chiudono il tentativo, certo non neutrale né ingenuo, di mostrare al lettore ciò che precede il testo poetico, ciò di cui il prodotto finito, proprio in quanto finito, non reca il segno, ma senza cui non si sarebbe data costruzione alcuna – le impalcature, insomma, che secondo una famosa immagine di Bachtin scompaiono alla vista a lavoro ultimato, ma che in corso d’opera sono veicolo stesso dell’afflato espressivo.

Come emerso, i passaggi, gli stadi dati dalla successione dei quaderni, sono fondanti per la creazione di un testo poetico. Eppure essi non devono essere intesi come un modo per comprendere meglio le plaquette dei quattro poeti contenute in Ultima*Vox, non servono a intendere meglio la loro poesia. Servono a cogliere meglio il processo poetico in sé e, di conseguenza, capire meglio la poesia.

 

Nelle interviste affronteremo questi temi, modulandoli volta per volta secondo le peculiarità di ciascun autore.

 

 

Per saperne di più

La tavola rotonda Ultima*Lab, ideata, curata e mediata da Carlo Londero in collaborazione con Margherita Coccolo e Antonio Galetta, si è tenuta il 5 ottobre 2019 presso la Scuola Superiore dell’Università degli Studi di Udine. La tavola rotonda si è articolata in due momenti: uno di dialogo con i quattro poeti su argomenti qui appena accennati; un secondo momento di discussione tra ospiti e pubblico (composto da lettori, studiosi e scrittori). Le questioni emerse in Ultima*Lab verranno approfondite nel ciclo di interviste.

L’espressione «sbiancamento del soggetto» relativamente a una tendenza della poesia contemporanea è ricavata da Simonetti, La letteratura circostante, Il Mulino 2018, cui siamo debitori anche per altre idee.   La metafora dell’impalcatura e del prodotto artistico terminato è ricavata da Michail Bachtin, Estetica e romanzo, Einaudi 2001.

 

Le immagini provengono dai quaderni Ultima: copertina e prima immagine sono elaborazioni di Ilaria Mai; le ultime due rispettivamente di Michael Rotondi e di Giulio Zanet.

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