13 dicembre 2019

Adattamento, cultura e lingua: la letteratura delle migrazioni - Pecore nere. Racconti e Oltre Babilonia

di Mariagrazia Coco

«Mia madre mi parla nella nostra lingua madre… Spumosa, scostante, ardita. Nella bocca di mamma il somalo diventa miele. Mi chiedo se la lingua madre di mia madre possa farmi da madre. Se nelle nostre bocche il somalo suoni uguale. Come la parlo io questa nostra lingua madre? […] In somalo ho trovato il conforto del suo utero, in somalo ho sentito le uniche ninnananne che mi ha cantato, in somalo di certo ho fatto i primi sogni. […] ma poi, ogni volta, in ogni discorso, parola, sospiro, fa capolino l’altra madre. […] L’italiano con cui sono cresciuta e che a tratti ho anche odiato, perché mi faceva sentire straniera. L’italiano aceto dei mercati rionali, l’italiano dolce degli speaker radiofonici, l’italiano serio delle lectiones magistrales . L’italiano che scrivo.»

 

Ecco cosa scrive in Oltre Babilonia Igiaba Scego, scrittrice di origine somale, ma nata in Italia, a Roma. Igiaba Scego fa parte della seconda generazione degli scrittori/scrittrici della letteratura delle migrazioni , ovvero quella letteratura scritta da migranti non nella loro lingua madre, bensì nella lingua del loro paese d'arrivo, e che racconta della loro migrazione, ma anche del loro inserimento in un tessuto sociale a loro estraneo.

 

Gli scrittori di prima generazione della letteratura delle migrazioni sono quegli scrittori che hanno vissuto l'esperienza da migranti sulla propria pelle. A distanza di anni dalle prime grandi migrazioni in Europa, già dalla seconda metà del ventesimo secolo, quando l'Europa conosce una migrazione extra-europea , e non solo quella intra -europea, oggi si può parlare anche di scrittori della letteratura delle migrazioni di seconda generazione: si parla, infatti, di figli di migranti che sono nati nel paese d'arrivo dove si sono stabiliti i loro genitori e che, al contempo, vivono a metà tra due culture, ovvero la cultura "di cui si cibano" a casa, legata al paese d'origine dei genitori, e la cultura che apprendono e di cui leggono a scuola, al lavoro, in palestra e negli altri luoghi quotidiani, in altre parole, la cultura del paese d'arrivo, una cultura che, piano piano, si insinua nelle loro vite, ma che, allo stesso tempo, li attrae e li respinge. La cultura è tradizione e lingua: nella fattispecie della tradizione, la si deve quindi individuare come la cultura del loro paese d'origine; in prospettiva linguistica, invece, la loro immersione linguistica e, di conseguenza, culturale nel paese d'arrivo li assorbe sempre di più fino al punto in cui, soprattutto per i più  piccoli, viene ad essere parte costituente e formativa nella costruzione della loro identità.

 

Esempio chiaro di questa frattura è la scrittrice italiana di origini somale Igiaba Scego, che, nei suoi libri, mette al centro questo dissidio tra cultura di partenza e cultura d'arrivo , sottolineando come l'italiano sia la lingua che odia e che ama.

Le protagoniste delle sue opere vivono un vero e proprio confronto palese, non solo di crisi d'identità, ma di crisi strutturale e ancestrale , che è alla radice della loro identità e delle origini delle loro famiglie.

Esempio lampante di ciò ci viene offerto nella raccolta di racconti Pecore nere. Racconti , raccolta alla quale altre scrittrici, quali Ingy Mubiayi, Gabriella Kuruvilla e Laila Wadia hanno contribuito e in cui sono presenti due racconti di Igiaba, ovvero Salsicce e Dismatria.

In quest'ultimo, in particolare, Igiaba racconta come la protagonista venga a contatto con una scissione tra quella che è la lingua madre di sua madre, ovvero il somalo, che sente non appartenerle quanto appartiene a sua madre, la lingua con la quale si esprime, ma, al contempo, mette a tacere gran parte di se stessa , per poi scoprire che, forse, la lingua che le appartiene è l'italiano.

Il tutto è reso ancora più evidente dall’uso del termine dismatria , un termine incomprensibile ai suoi compagni di scuola italiani che non condividono con la protagonista lo stesso vissuto: la dismatria è il rapporto conflittuale con la lingua italiana, che la protagonista di Igiaba non sente, la sua identità somala con l'identità della scuola italiana non collimano, anzi, si incontrano per respingersi. Ciononostante, alla fine, la protagonista finirà per rendersi conto che più che di dismatria , lei deve parlare di bimatria . In altre parole, la protagonista assume consapevolezza del fatto che, se l'unica lingua che appartiene a sua madre, e con la quale si identifica originariamente, è il somalo, per lei si tratta di una convivenza di due lingue, il somalo e l'italiano, che si intrecciano, finendo per intessere il suo DNA linguistico e culturale.

 

 

Non si parla solo di un atto di adattamento linguistico , quanto, piuttosto, di un atto di riconoscimento , di maturazione e di presa di posizione ben definito: il passato le ha regalato un'identità somala, con una lingua e delle tradizioni che per sempre rimarranno impresse in lei e con le quali, probabilmente, riuscirà a dare voce alla sua infanzia; in altre parole, il somalo è la sua voce da bambina .

In seguito, però, la crescita la condurrà ad un cambiamento, la porterà a conquistare l'italiano, la lingua con la quale si esprimerà e con la quale arriverà a riconoscere la sua identità presente. Il futuro? Si possono forse prevedere gli sviluppi di una identità? Sembra alquanto improbabile, ma ciò che è certo è che un processo di approfondimento personale e di vaglio della propria identità è sempre necessario per poterci ben collocare nel luogo in cui si vuole vivere.

 

In conclusione, l'adattamento viene superato nel momento in cui viene messa in atto una vera e propria presa di coscienza e di riconoscimento: la dismatria linguistica di Igiaba Scego viene poi superata, benché il "presente imperfetto" della sua identità venga anch'esso ad essere riconosciuto. La scrittrice italiana di origine somale indaga questo rapporto conflittuale, che viene sempre rimesso in discussione, in diverse altre opere, da La mia casa è dove sono a Adua , in cui le due voci narranti individuano due culture diverse che finiscono per determinare uno spazio transgenerazionale . Ed è proprio da qui che si deve ripartire: del resto, «ognuno ha il proprio cammino da seguire».

 

 

Per saperne di più:

Per approfondire l'argomento, si consiglia la lettura del contributo Italia mia, benché…. La dismatria linguistica nella narrativa di Igiaba Scego di Andrea Groppaldi .

Inoltre, si consigli la lettura delle seguenti opere: Ingy Mubiayi, Igiaba Scego, Gabriella Kuruvilla , Pecore nere. Racconti , Laterza, 2005 e Igiaba Scego, Oltre Babilonia , Donzelli, 2008, nonché dell'opera Presente imperfetto. Eredità coloniali e immaginari razziali contemporanei di Giulia Grechi e Viviana Gravano, edito da Mimesis.  

 

 

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