1 ottobre 2018

Bellezza e virtù de "Le Grazie": l’ideale di armonia tra Canova e Foscolo

di Letizia Margiotta

Visitando vari musei mi è capitato spesso di fermarmi, in una sorta di estasiata contemplazione, di fronte all’armoniosa bellezza delle sculture neoclassiche, quali quelle di Canova. Prendiamo come riferimento una delle sue statue più famose: le Tre Grazie: osservando le forme e la fattura delle tre fanciulle mi è venuto spontaneo chiedermi che cosa in particolare desse loro quella pallida ma sublime bellezza, così diversa dalle astratte opere di arte moderna. A colpire non sono i colori, tutt’altro che sgargianti, né i soggetti in sé, fissati in una posa semplice, seppur d’effetto a livello visivo. Quello che rende davvero eccelso questo prodotto artistico è l’armonia che si sprigiona dalla bellezza dei loro corpi, dalla maestria con cui tutti i particolari anatomici sono stati scolpiti nella giusta proporzione, attenendosi alle leggiadre fattezze naturali del corpo femminile. È proprio l’armonia che si ricollega direttamente all’idea del Bello, data in natura dall’unione fra bellezza esteriore e virtù. Come immutabile nel tempo è la meraviglia e l’ammirazione che suscitano l’equilibrata eleganza e la composta gradevolezza delle forme scolpite nel marmo, così universalmente valide sembrano essere queste riflessioni sull’armonia in relazione alla bellezza, all’arte e alla letteratura.

 

Ispirato dalla perfezione marmorea delle Tre grazie di Canova, Ugo Foscolo traspone nei versi endecasillabi sciolti delle Grazie il senso di armonia che, nel proemio e poi nei tre inni a seguire, è intesa come l’unione equilibrata di bellezza e virtù in tutto il creato. Il carme, rimasto incompiuto, è stato composto da Foscolo tra il 1812 e il 1813, stessi anni in cui al gruppo scultoreo delle Tre grazie lavorava Antonio Canova; significativamente, proprio a lui il poemetto è dedicato. Nel primo inno, quello a Venere, il poeta invoca le Grazie chiedendo loro «l’arcana armoniosa melodia pittrice della vostra beltà»: la parola melodia, che rimanda alla sfera musicale, è accostata alla parola pittrice che rievoca, invece, l’ambito artistico-pittorico, indicando una connessione tra le due arti. Comunione, questa, che sarà sottolineata pochi versi dopo, quando Foscolo dichiara di infondere anch’egli, come Canova, anima eterna alle sue creazioni poetiche e letterarie. L’armonia, dunque, non si rivela solo nel fascino esteriore, ma anche nella gradevolezza dell’anima. “Siate immortali, eternamente belle!”: è questo l’invito rivolto alle Grazie affinché diffondano l’armonia proveniente dal mondo dei Numi e rendano così più liete le misere vite dei mortali, indirizzandoli verso l’arte e distogliendoli, al contempo, dal delirio e dalla morte a cui per natura sono inclini. L’Armonia, come l’Amore, viene personificata e collocata nell’alto dei cieli: essa è la forza d’amore universale che domina il mondo e che, attraverso la musicalità e la bellezza della poesia, nobilita gli animi degli uomini, portandoli a migliorare anche il loro vivere civile. Il primo inno si chiude con l’augurio che l’armonia possa giungere dall’Olimpo all’Italia e permeare così le menti e i cuori di tutti.

 

 

Che l’armonia abbia una provenienza in qualche modo divina lo si evince dal secondo inno, quello a Vesta, in cui si esplicita il concetto di armonia divina, intesa come l’accordo organico e perfetto delle parti nel tutto. Nel presente inno tre bellissime sacerdotesse, che rappresentano la poesia, la musica e la danza si fanno portatrici dell’armonia universale: una suona soavemente l’arpa, l’altra porta in dono un favo  – simbolo della dolcezza della poesia –  e l’altra danza con grazia ed eleganza tanto che l’armonia sembra sprigionarsi scorrendo dal suo bel corpo, dal sorriso e dalla bocca.

Ancora di armonia si parla nel terzo inno dedicato ad Atena, in cui la massima armonia spirituale sembra trovarsi ad Atlantide, isola senza tempo, in cui la virtù è preservata dall’insorgere di passioni smodate. L’armonia passa, dunque, dal mondo dei sensi a quello dell’intelletto; grazie all’arte e alla letteratura, infatti, si cerca di sensibilizzare l’umanità al culto della bellezza e della grazia, che deriva dall’armonia delle forme del corpo, unita alla bontà del cuore. Le Grazie, divinità intermedie fra il cielo e la terra, si rifugiano nella mitica Atlantide per sfuggire alla corruzione del mondo: da qui Pallade le fa tornare presso gli uomini, protette dalle insidiose passioni da un mistico velo, in cui sono rappresentati i sentimenti più sacri per l’uomo. Tutto il carme cerca, quindi, di operare una sintesi tra il passato mitico e il presente, il primo dominato dalla bellezza armonica propria della civiltà degli antichi e il secondo agitato da guerre e conflitti, che il poeta guarda con un misto di preoccupazione e compassione. Al contesto storico minaccioso e inquietante in cui viveva Foscolo, come a quello in cui viviamo noi oggi, la poesia contrappone un mondo di serenità ed equilibrio, delineato attraverso un tipo di scrittura perfettamente in linea con le contemporanee esperienze poetiche e figurative (Canova in primis) del Neoclassicismo europeo.

 

 

Per saperne di più

Per leggere integralmente le Grazie di Foscolo, insieme ad altri suoi scritti, si consiglia il volume Opere a cura di Cesare Federico Goffis (F. Rossi, Napoli, 1969) o in alternativa Poesie e carmi, curato da Francesco Pagliai Gianfranco Folena, Mario Scotti (Le Monnier, Firenze, 1985). Un'edizione dell'opera di Foscolo più recente, disponibile in commercio, è questa: Opere. Vol.1. Poesie e tragedie, pubblicata da Einaudi in due volumi. Oltre che nelle Grazie, esempio di poesia didascalico-allegorica di stampo neoclassico, il concetto di armonia ritorna anche in altre opere foscoliane, tra cui il carme Dei sepolcri e le Lezioni pavesi, che sarebbe interessante consultare. Per approfondire la vita del poeta si suggerisce il volume di Matteo Palumbo Foscolo. Profili di storia letteraria (Il Mulino, 2010) mentre sul rapporto Foscolo-Canova non si può non segnalare il saggio di Arnaldo Bruni Belle vergini. «Le Grazie» tra Canova e Foscolo (Il Mulino, 2009). Ulteriori informazioni su vita e opere di Foscolo possono essere reperite a questo indirizzo.

 

 

Image by JamesDeMers on Pixabay - CC0 Creative Commons Libera per usi commerciali Attribuzione non richiesta

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0