22 ottobre 2018

Un'esistenza rotta. Mrs Dalloway di Virginia Woolf

«Mrs Dalloway said she would buy the flowers herself», così si apre una delle opere più significative della letteratura inglese del Novecento: Mrs Dalloway di Virginia Woolf. Il leitmotiv di questo romanzo sono le pressioni della società sull’individuo, che vanno a perturbare l’equilibrio interiore del singolo e comportano una frattura dell’io. La storia narrata è il racconto di un’esistenza spezzata, forse in parte autobiografica, racchiusa nell’arco di una giornata. La protagonista, Clarissa Dalloway, apre le danze acquistando un mazzo di fiori per la festa che darà la sera.

 

Questi fiori diventano il simbolo della sua progressiva consapevolezza interiore nei confronti del carattere opprimente di queste pressioni sociali. Infatti, la sua vita, seppur apparentemente serena, le si rivelerà svuotata di significato, come dei fiori ormai appassiti. Chi è, dunque, la vera Clarissa? Come e quanto ha agito il peso della società sulla sua vita? Come si risolve la contrapposizione tra armonia e distruzione dell'io in questo importante romanzo inglese del Novecento?

 

Clarissa conduce una vita tranquilla e conforme alle convenzioni sociali dell'epoca vittoriana. La società prevedeva, infatti, che una donna di una determinata classe sociale andasse in sposa a un uomo dello stesso rango, ed è per questo motivo che Clarissa diventa la signora Dalloway, moglie del signor Richard Dalloway, un uomo di governo. Ottempera ai propri doveri sociali, ma a causa di un matrimonio "dovuto" e "voluto" dalle norme sociali conduce una vita sentimentale complicata.

 

Dopo aver percorso tutte le tappe necessarie per realizzarsi in società, Clarissa non riesce a identificarsi con la "signora Dalloway": percepisce il matrimonio come una conquista vuota, una realizzazione che, sotto il profilo personale, non la soddisfa. L'artificialità delle richieste sociali la intrappola in una vita in cui non si riconosce, ne è prova la percezione che ha degli avvenimenti mondani, che le appaiono svuotati di significato. Clarissa finisce dunque per esistere, piuttosto che vivere. L'organizzazione di una festa e l'incontro con il passato, tra amici e vecchie conoscenze, rappresentano l’assaggio di una vita più autentica, che lascia però un retrogusto amaro: è la vita che ha sacrificato, preferendone una più tranquilla e "normale", regolata e conforme alle norme sociali.

 

Nonostante lei riesca a non lasciar trasparire questi suoi pensieri, Clarissa si sente comunque sola in mezzo alla gente e ai suoi invitati. Soltanto alla fine della giornata torna a sentirsi di nuovo viva: l'incontro con un altro personaggio, Septimus Smith, e la notizia del suicidio di quest'ultimo la scuotono nel profondo e le permettono di riscoprire sensazioni a lungo sopite. Come Clarissa, Septimus Warren Smith, si sente prigioniero della società, che esercita su di lui un potere frustrante. Dopo essersi sposato con Lucrezia, Septimus ha perso ogni contatto con la realtà e vive all'interno del suo mondo interiore. Secondo lo psichiatra Sir William Bradshaw, il modo migliore per curare l’esaurimento nervoso di Septimus sarebbe quello di farlo ritornare nella sua città. Purtroppo, però, sarà proprio questo ritorno e la costringente necessità di conformarsi alle convenzioni sociali che lo porteranno al suicidio, che rappresenterà per lui l’unico modo per evadere da quella prigione sociale.

 

Il suo suicidio costituisce la causa ultima del cosiddetto moment of being di Clarissa. Infatti, al contrario di quanto accade per la protagonista, i convitati alla festa si limitano a considerare il suicidio di Septimus come uno spunto conversazionale come tanti altri. Per questo motivo, Clarissa nota ancora di più il distacco che la allontana dalla società, dalle persone che ne fanno parte, e sperimenta quindi la piena realizzazione del suo essere, il suo momento di vita. In altre parole, Clarissa avverte la scissione della sua esistenza: la vita mondana della signora Dalloway, tipica dell'alta società inglese, e la vita di Clarissa che, nell'arco di questa giornata, rivive le memorie del passato, ponendosi domande esistenziali sul presente e sul futuro.

 

Septimus non è l’unico personaggio a risvegliare questi pensieri nella protagonista: per tutto il romanzo Clarissa incontra frammenti di proiezioni di un suo possibile vissuto, che la portano, nel finale, a realizzare il suo moment of being, la sua piena realizzazione e accettazione di sé. Clarissa smette di esistere e comincia a vivere, ristabilendo l’armonia del suo io.

 

In questa combinazione di passato, presente e futuro si percepisce che l’indole di Clarissa è vicina a quella di Septimus, il quale, come suggerisce Sergio Perosa, «si muove [...] fra la stanca proiezione verso un futuro che egli rifiuta e le aperture improvvise, i terribili abissi che si aprono nel suo ricordo». Entrambi sperimentano la frattura profonda tra la vita "autentica" e la vita sociale, colma di costrizioni e convenzioni che limitano l'espressione dell'io, ed è in questo incontro-scontro che le proprietà dei due protagonisti si richiamano anche a quelle dell'autrice dell'opera.

 

Infatti, la protagonista nascosta dietro la storia è Virginia Woolf. L’autrice attribuisce alla scrittura una funzione che potrebbe essere definita catartica, volta alla liberazione dalle catene che la tengono imprigionata nella società vittoriana. La società di Virginia e la società di Clarissa si riflettono così in modo speculare con le rispettive costrizioni e restrizioni sociali che soffocano e opprimono la loro esistenza. Se Clarissa, al termine della storia, riesce finalmente a liberarsi da quelle catene, andando verso una maggiore consapevolezza e accettazione di sé, ciò non accade, invece, a Virginia Woolf, che non riuscirà nel suo intento. La vita pubblica e la vita interiore, la vita "dell'anima", si scontrano incessantemente, rivelando una disarmonia di fondo che ha il sapore del rimpianto. Tutto il romanzo è pervaso da oggetti che innescano, come «atomi [...] (che) cadono sulla mente», riflessioni sull'incontro-scontro tra il vivere sociale imposto e il vivere dell'essere in libertà.

 

 

Per saperne di più:

Per approfondire l'argomento trattato, si consiglia la consultazione del testo: David Daiches, A Critical History of English Literature, vol. IV, Bungay, Richard Clay (The Chaucer Press) Ltd, 1983. Come libro di base per la redazione dell'articolo è stato usato il testo di Rosa Marinoni Mingazzini, Luciana Salmoiraghi, A Mirror of the times, vol. II, Napoli, Morano Editore, 1992. Inoltre, il saggio di riferimento utilizzato è l'introduzione a cura di Sergio Perosa nella versione del romanzo inglese tradotta da Alessandra Scalero (Virginia Woolf, La signora Dalloway, Cles, Oscar Mondadori, 1984). Riguardo all'opera, è stata utilizzata l'edizione della Grafton Books del 1986 (Virginia Woolf, Mrs Dalloway, London, Grafton Books, 1986). Infine, si consiglia la lettura dell'opera The hours di Michael Cunningham che analizza, approfondisce e riscopre il mondo di Virginia Woolf attraverso la figura di Clarissa Dalloway.

 

Immagine di Annie Spratt. Pubblicata su Unsplash con questa licenza.

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