15 maggio 2020

Scavare nella caverna della crisi della soggettività femminile

Muovere i passi da Women Who Run With the Wolves di Clarissa Pinkola Estés

La donna sana assomiglia molto al lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante. Eppure, la separazione dalla natura selvaggia fa sì che la personalità della donna diventi povera, sottile, pallida, spettrale.

Scrive Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi (Women who run with the wolves), una delle opere che "ogni donna dovrebbe leggere" perché capace di riportare ad una natura ancestrale e primordiale che rivela le pieghe dimenticate del proprio io, della propria soggettività, della propria forza psichica.

 

Innanzitutto, quest'opera offre una delle analisi psicologiche della donna più interessanti, approfondite, sentite e con un motore propulsore incredibile che la letteratura mondiale abbia mai conosciuto. Dal mito della Donna Selvaggia, Clarissa Pinkola Estés traccia un percorso immerso nella foresta di emozioni della psiche femminile, con tutte le insidie e gli angoli oscuri che ogni donna incontra sul proprio cammino: dalla resurrezione della Donna Selvaggia si passa all'unione con l'altro, all'autoconservazione, alla definizione del territorio, al ritorno in sé e così a seguire. L'autrice cerca quindi di stimolare un'introspezione femminile che diventi punto di partenza per ritrovare la propria soggettività. Questa ricerca psicoanalitica è essenziale e deve essere lontana da regole o logiche artificiali prefabbricate e preimpostate; del resto, come scrive l'autrice,

lo sviluppo di una relazione con la natura selvaggia è una parte essenziale dell'individuazione delle donne. A tal fine, la donna deve penetrare nell'oscurità, ma nel contempo non deve lasciarsi intrappolare o catturare in modo irreparabile.

Socialmente, la donna viene percepita come un qualcuno da associare ad un qualcun altro. In questa prospettiva, la donna deve ritrovare la propria natura selvaggia per poter successivamente ritrovare i propri «poteri istintuali, fra cui l'introspezione, l'intuito, la resistenza, l'amore tenace, la sensibilità acuta, la lungimiranza, l'udito sottile, la capacità di cantare sui morti, di curare in modo intuitivo, di tendere ai propri fuochi creativi».

 

Nata in Indiana (Stati Uniti) nel 1945, Clarissa Pinkola Estés è scrittrice e psicoanalista. Ha conseguito il dottorato in etnologia e in psicologia clinica, per poi concentrare i suoi studi sulla psiche femminile, risalendo all'archetipo della Donna Selvaggia presente in miti e fiabe. È proprio questo uno dei grandi meriti della scrittrice statunitense: combinare, in una sinergia armonica e dirompente, fiaba e psicoanalisi di figure appartenenti al nostro Io più recondito, proprio lì dove l'essere prende corpo e si realizza in sostanza, lontano da regole e imposizioni sociali, rispondendo soltanto all'istinto naturale.

 

Cos'è l'istinto? Secondo la definizione fornita da Treccani, per istinto si intende «tendenza innata che provoca comportamenti che consistono in risposte o reazioni caratteristiche, sostanzialmente fisse e immediate, a determinate situazioni; in particolare, nell’uomo, ogni propensione naturale che, anche in contrasto con la ragione, spinga gli individui a compiere atti o a seguire comportamenti propri di tutta la specie umana, eventualmente comuni ad altre specie». Proprio da questo istinto naturale, nonché natura istintuale dell'essere vivente, l'autrice statunitense muove i primi passi e si addentra nella foresta della psiche femminile, cercando di riportare il lupo alla sua tana, come la donna alla sua soggettività. A proposito di questo istinto, che è stato plagiato e modellato da logiche esterne alla Donna Selvaggia, venendo così denaturalizzato, l'autrice scrive:

Quando perdiamo contatto con la psiche istintiva, viviamo in uno stato prossimo alla distruzione; a immagini e poteri naturali per il femminino non è consentito il pieno sviluppo. Quando una donna è staccata dalla sua fonte essenziale, risulta sterilizzata, e i suoi istinti e i suoi cicli naturali di vita vanno perduti, soggiogati dalla cultura, o dall'intelletto o dall'Io, propri o altrui.

Effettivamente, in molti passi si affronta l'allontanamento progressivo della donna dalla sua natura istintuale per poter essere plasmata in maniera funzionale alla necessità. Di conseguenza, la donna si è allontanata dalla propria foresta immergendosi in un contesto che le ha fatto dimenticare la sua vera natura, imponendole regole e logiche che sempre più si sono radicate nella psiche. Si tratta di un vero e proprio scollamento tra "soggetto" e "soggettività", laddove quest'ultima riguarda la vita in generale e non solo il soggetto nel senso di corpo. Come scrive Vallori Rasini, si ha un’«oscillazione continua, sempre a rischio di crisi e di caduta. Il fenomeno della crisi rappresenta un chiaro segnale di denuncia  del soggettivo ed è un processo tipico della realtà vivente. Al termine di questo continuo confronto dialettico tra soggetto e soggettività, messo costantemente in crisi, la soggettività riprende forma «nell’inquietudine di una ricostituzione continua».

 

Donne che corrono coi lupi è un'opera che percorre un sentiero angusto, partendo dalla "resurrezione della Donna Selvaggia" e proseguendo per diverse tappe, dall'"unione con l'altro", ovvero il compagno, alla caccia, alla ricerca del branco, fino ad approdare alla casa, vista come "ritorno a sé". La Donna Selvaggia si muove tra questi boschi, come colei che è

nel contempo amica e madre di coloro che hanno perso la strada, si sono sperdute, di tutte coloro che hanno bisogno di sapere, di tutte coloro che hanno un enigma da risolvere, di tutte coloro che vagano e cercano nella foresta o nel deserto.

Oltre la pressione sociale e l'incasellamento in categorie, occorre mettersi a nudo davanti alla propria soggettività a livello psichico, andando a ricercare il rapporto dialettico tra l'Io razionale e irrazionale. Occorre andare alla ricerca del proprio istinto e l'istinto porterà alla forza interiore, avendo come obiettivo quel momento di crisi della soggettività che pone una ripartenza, come riporta la stessa Clarissa Pinkola Estés nel suo poema in prosa The Wolf's Eyelash,

Andate nel bosco, andate. Se non andate nel bosco, nulla mai accadrà e la vostra vita non avrà mai inizio. Andate nel bosco, andate. Andate nel bosco, andate.

In conclusione, la soggettività femminile è socialmente e psicologicamente sotto assedio. Ecco che, dunque, la donna deve risalire al suo archetipo, ritornando in quella foresta, ripercorrendo proprio quel cammino che l'aveva condotta al recinto sociale del presente. Lì troverà piena realizzazione, lì potrà ritornare alla fonte del suo istinto, lì potrà restaurare la sua soggettività, fuori da catene e gabbie, nel buio della notte del proprio animo, per potersi ritrovare e ululare alla luna, fiera, forte e sana.

I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e resistenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell'arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi.

 

 

Per saperne di più:

Si consiglia la lettura di Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, pubblicato in italiano da Frassinelli. Inoltre, sempre a proposito delle stesse tematiche, si consigliano Storie di donne selvagge e La danza delle grandi madri della stessa autrice; come anche vari studi antropologici, quali Antropologia della soggettività di Vallori Rasini.

 

 

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