28 maggio 2020

Sorelle contro. Desiderio e invidia in Cendrillon di Charles Perrault e Aschenputtel dei Fratelli Grimm

 

 

A tutti è nota la celebre frase "I sogni son desideri", facente parte della grande canzone del film del 1950 Cenerentola prodotto da Disney. Allo stesso modo, è ben noto anche l'inizio della storia di una delle più grandi e amate principesse: « Il était une fois un Gentilhomme qui épousa en secondes noces une femme, la plus hautaine et la plus fière qu'on eût jamais vue. Elle avait deux filles de son humeur, et qui lui ressemblaient en toutes choses. Le Mari avait de son côté une jeune fille, mais d'une douceur et d'une bonté sans exemple» (C'era una volta un gentiluomo che sposò in seconde nozze una donna, la più altezzosa e fiera che si sia mai vista. Aveva due fi glie altezzose e fiere come lei, e che le somigliavano in tutto. Il Gentiluomo aveva anch'egli una giovane figlia di una dolcezza e bontà senza eguali). Ecco come inizia una delle fiabe più amate e conosciute da grandi e piccoli. Chi non ha mai sentito parlare della famosa Cenerentola? Quale ragazza non si è mai immedesimata in quella principessa così bella quanto umile, che perde la sua scarpetta di cristallo? Quale ragazzo non ha mai voluto essere quel principe che, gentile e vigoroso, le chiede la mano?

 

Esistono diverse versioni della fiaba di Cenerentola, sparse in tutte il mondo. In particolare, le due versioni più conosciute sono la versione francese - dalla quale è stato tratto il film Disney uscito nel 19 50. La fiaba si intitola Cendrillon e fa parte della raccolta di fiabe dal titolo Contes de ma mère l'oye, scritta da Charles Perrault verso la fine del Seicento. L'altra versione parecchio famosa è la versione tedesca dal titolo Aschenputtel, inclusa nella raccolta di fiabe Kinder- und Hausmärchen (in italiano, Fiabe del focolare) dei Fratelli Grimm, che videro la loro ricerca letteraria nel folclore tedesco svilupparsi nell'Ottocento, per poi concludere il tutto pubblicando la suddetta opera a fine secolo.

 

Più o meno in tutte le sue versioni, la storia di Cenerentola vede una costante non negli eventi - che cambiano da versione a versione, dai più tetri e cruenti, a quelli più magici e strabilianti - bensì nei personaggi, che sono: Cenerentola, la fanciulla tormentata dalle angherie della matrigna e delle sorellastre, ma che, comunque, riesce a essere sempre umile e gentile; la matrigna, avida e cattiva; le due sorellastre, piene di sé ed altezzose come la madre; e, per finire, il principe azzurro.

 

In questo mondo ostile all'eroina, qual è il suo desiderio? Vivere per sempre felice e contenta con il suo principe? Non proprio. Da un certo punto di vista, si potrebbe dire che il desiderio di Cenerentola è quello di uscire dalla sua condizione di "servetta" di casa, sempre obbligata a seguire gli ordini della matrigna e a subire le angherie delle sorellastre. Questo trio di personaggi rappresenta lo zoccolo duro di tutte le versioni della fiaba. Al contrario di quanto si possa pensare facendo riferimento alla versione di Perrault e al suo successivo adattamento per lo schermo, Cenerentola è una fiaba di rabbia e rivincita sulla propria famiglia, che rappresenta il primo nucleo sociale con il quale si viene in contatto appena dopo la nascita. In particolare, la suddetta fiaba risulta essere cruciale per lo sviluppo personale del bambino. Effettivamente, questa fiaba rappresenta la lotta incessante tra il desiderio di realizzazione personale e l'invidia fraterna.

 

Per quanto riguarda l'indagine psicologica che si cela dietro certe figure iconiche del mondo delle fiabe, Bruno Bettelheim, famoso psicoanalista nato a Vienna e trasferitosi negli Stati Uniti, condusse delle ricerche specifiche a proposito del rapporto tra le fiabe e della psyche del bambino. Nella sua analisi di Cenerentola , condotta sulla base del testo di Giambattista Basile, dei Grimm e di Perrault, Bettelheim fa, innanzitutto, notare come già la scelta del nome "Cenerentola" rimandi alla " cenere ", che indicava «una condizione di inferiorità in rapporto ai propri fratelli o sorelle, indipendentemente dal sesso». Inoltre, come ricorda lo studioso, «il dover vivere tra la cenere era un simbolo non solo di degradazione ma anche di rivalità fraterna, e del fratello che alla fine supera il fratello o i fratelli che lo avevano umiliato». Ne risulta, di conseguenza, la natura evoca tiva del nome di Cenerentola, un nomen-omen. A completare il quadro di forte oppressione e repressione nei confronti della propria personalità schiacciata dalle sorellastre si pone il difficile e angusto rapporto con la matrigna, che privilegia le sorellastre. Bettelheim, oltre a sottolineare quanto questo mancato sviluppo personale influisca negativamente su Cenerentola come anche su qualsiasi bambino. Ecco che, effett ivamente, se si va ad analizzare la versione dei Fratelli Grimm e, ancor di più, quella di Giambattista Basile, si noterà subito come la dolce Cenerentola descritta da Perrault abbia delle tinte molto più forti e non così dolci come può sembrare. Nella versione La Gatta Cenerentola di Giambattista Basile (a cavallo tra Cinquecento e Seicento), Zezolla, ovvero Cenerentola, si macchierà addirittura dell'omicidio della prima matrigna.

 

Infine, in questo incontro-scontro tra l'io e gli altri, tra il desiderio di realizzazione personale e l'invidia e rivalità fraterna, Bettelheim parla anche di quella che si potrebbe dire una "sindrome da declassamento", laddove Cenerentola prova questo senso di inferiorità e inadeguatezza determinato dall'impossibilità di perseguire il suo fine principale, ovvero quello di essere figlia, e non figliastra, andando a porre l'accento anche sul rapporto con i genit ori.

 

Per concludere, a dispetto di quanto si possa credere leggendo la bella e dolce fiaba di Cenerentola, questa sottolinea vari aspetti della psyche del bambino che, se non affrontati subito, emergeranno più in avanti nella sua vita. Desiderio e invidia, l'io e l'altro, il tutto in un sistema che è feroce e divora e in cui il bambino deve formarsi. Dalla versione più tetra e scura dei Grimm, alla versione fatata di Perrault, Cenerentola è una delle fiabe senza eguali che, dal punto di vista della ricerca psicoanalitica, si rivelano esser delle fonti quasi inesauribili per andare a sondare quei mondi dell'io-interiore di cui non conosceremo mai davvero a pieno. Se la famosa canzone recita: « i sogni son desideri/ scritti in fondo al cuor/ non disperare del presente/ ma credi ciecamente/ che il sogno realtà diverrà », cosa succede quando i desideri non bastano a renderci felici? Non è forse l'anelare ad un desiderio che ci rende vivi ed alimenta il nostro vivere? E cosa succede quando il desiderio, quello anche più puro, f inisce per esser corrotto da sentimenti macchiati di una tinta scura, trasformandosi in invidia e/o gelosia? Come scrive Bettelheim, «Cenerentola, la storia che più di qualunque altra fiaba tratta il tema della rivalità fraterna [...] non contiene qualche velata allusione a [altre] profonde e molto più represse emozioni?»

 

Per saperne di più: Per avere un quadro generale della fiaba si consiglia la lettura di Cendrillon di Charles Perrault, di Aschenputtel dei Fratelli Grimm e di La Gatta Zezolla di Giambattista Basile. Per quanto riguarda l'approfondimento psicologico della suddetta fiaba, si consiglia la lettura de Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe di Bruno Bettelheim.

 

 

 

 

Immagine di Trixielico, da Pixaay. Libera per usi commerciali, attribuzione non richiesta

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