7 giugno 2019

Scrittura in movimento: Georges Perec, L'infra-ordinaire e Espèces d'espaces

di Mariagrazia Coco

I giornali parlano di tutto, tranne che del giornaliero. [...] Quello che succede ogni giorno e che ritorna, il banale, il quotidiano, l'evidente, il comune, l'ordinario, il rumore di fondo, l'abituale, come renderne conto, come interrogarlo, come descriverlo? [...] Si tratta forse di fondere l'antropologia di noi stessi: quella che parla di noi, quella che cercherà in noi ciò che abbiamo saccheggiato da tempo negli altri. Non l'esotico, ma l'endotico.

Georges Perec è uno degli scrittori francesi della seconda metà del Novecento, membro dell'OuLiPo, ovvero il movimento Ouvroir de Littérature Potentielle , un gruppo di scrittori e matematici francesi che si poneva come obiettivo quello di organizzare la scrittura secondo giochi combinatori di parole e schemi matematici. Contraddistinto da un gusto e da un senso particolare, Perec veste le sue opere di una scrittura singolare, che si muove in maniera del tutto inedita nello spazio. In Perec, infatti, il movimento non è solo dato dall'occhio dello scrittore, ma scaturisce anche e soprattutto dalla scrittura: una scrittura in movimento che parte da una posizione più che statica, addirittura immobile. Due sono le opere che più incarnano ed esprimono questa scrittura: L'infra-ordinaire e Espèce d'espaces.

 

Espèces d'espaces è stata pubblicata nel 1974. In quest'opera Perec mette in atto una strategia di descrizione dello spazio del tutto nuova. L'autore siede infatti per tre giorni al café della piazza Saint-Sulpice a Parigi e comincia il suo tentativo di esaurire la realtà descrivendo ogni singolo oggetto che riempie quello spazio, attraversato da migliaia di persone e immerso nel flusso caotico di Parigi. Per far ciò, l'autore si serve della tecnica dell’«emboîtement», per la quale ogni spazio ne rivela un altro in cui è contenuto, quasi fosse una matrioska: ogni spazio finisce dunque con il rivelare uno spazio più grande e ogni cosa viene descritta nei suoi minimi particolari.

 

È così che la scrittura, in Perec, si mette in viaggio. Questo viaggio, che attraversa lo spazio e il mondo, inizia dal tavolino della piazza Saint-Sulpice al quale è seduto. Si parte dallo spazio del foglio su cui l'autore scrive, per poi passare, capitolo dopo capitolo, a spazi sempre più ampi: la scrittura di Perec si muove dalla camera all'appartamento, dall'edificio alla via, dal quartiere alla città, dalla città alla campagna, dalla campagna alla Paese, dal Paese all'Europa, dall'Europa al mondo e dal mondo allo spazio intero. Il tavolino di un "café" parigino e uno scrittoio: sono questi i due laboratori che permettono a Perec di viaggiare e di portare la sua scrittura a muoversi in maniera precisa e diretta, riuscendo sempre, in poche pagine, ad esaurire lo spazio del reale.

 

Scrive Claude Burgelin in Georges Perec, opera frutto di un suo incontro con l'autore, riprendendo le parole di Perec stesso:

Questi spazi [...] li abbiamo trasformati in una scrittura plurale [...] Di una tale "geografia" "abbiamo dimenticato che siamo noi ad esserne gli autori" [...] Geroglifici, con dei pittogrammi parlanti [...] Significanti di cui abbiamo perso il significato. La quotidianità [...] impone dei percorsi [...] che dovrebbero far di noi dei semiologi meno negligenti: "Vivere significa passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non sbattere".

Un’altra opera altrettanto significativa dell'autore è L'infra-ordinaire, uscita postuma nel 1989. In essa si delinea una scrittura che tende alla descrizione particolareggiata di ciò che si vede, concentrandosi su quel infra-ordinario che tanto ha catturato l’attenzione di Perec. In questo suo tentativo, la scrittura in movimento dell'autore continua ed è ancor più presente: questa volta lo scrittore francese non descrive lo spazio in generale, ma lo spazio che attraversa, facendo muovere i suoi lettori tra quelle vie, tra quelle pieghe, per l'appunto, dell'infra-ordinario.

 

Nel suddetto quadro, particolare attenzione acquista il capitolo dedicato a Italo Calvino: Deux cent quarante-trois cartes postales en couleurs véritables ("Duecentoquarantatré cartoline illustrate a colori autentici"). L'autore parte da Ajaccio in Corsica per attraversare man mano luoghi sempre più assurdi: Formentera, Cipro, la Costa Smeralda, Ulster, Knokke-Le Zoute sul Mar Baltico e così via. Persec li descrive solo con qualche tratto, ma non per questo viene compromesso il colore della cartolina: per quanto, stranamente, ogni luogo sia descritto in poche righe, è comunque vivo e tratteggiato secondo i suoi colori parlanti, in grado di portare con sé l'anima del posto. In altre parole, la scrittura in movimento di Perec si muove nello spazio seguendo il principio di “toccata e fuga”, per il quale la descrizione della città rimane comunque vivida nella scrittura e finisce per colorare l'immagine mentale dei vari luoghi che il lettore si fa in poche righe.

 

È interessante notare come la scrittura di Perec, dopo il suddetto capitolo, scenda sempre di più nel dettaglio: si passa, infatti, a spazi sempre più circoscritti, quali Beaubourg e Londra, sino al capitolo finale, che, per il suo titolo, si pone in netto contrasto con tutto il movimento precedente generato dalla scrittura dell'autore. Difatti, nel capitolo conclusivo Still lyde/Style leaf ci si accorge subito di come lo spazio venga ridimensionato e si torni al piccolo scrittoio di Perec. Questi ne descrive ogni minima imperfezione, ogni minimo oggetto postovi sopra, con la cura di chi vede in quello scrittoio il proprio mondo. Il gioco letterario si basa tutto sul contrasto: dal movimento della scrittura di Perec si passa al suo laboratorio di scrittura, la sua culla, lì dove nasce, in un luogo statico e immobile. Ecco che le due forze si pongono in netta opposizione: la scrittura che viaggia e l’autore, Perec, che siede al suo scrittoio, fermo, statico e immobile.

 

Ciononostante, per quanto sia statico e immobile, tutto si muove dalla penna dello scrittore. Perec è colui che, dallo scrittorio, fermo nella sua staticità, scrive, viaggia e va:

In primo piano, a distaccarsi nettamente dalla tovaglietta nera dello scrittorio, si trovano un foglio di carta a quadretti piccoli, di formato 21 x 29,7, quasi tutto scritto con una scrittura eccessivamente stretta, e una penna di metallo dorato, sul cui corpo e tappo si estendono per tutta la loro lunghezza delle raffinate scanalature.

 

Le traduzioni sono a cura dell'autrice dell'articolo.

 

 

Per saperne di più:

Per approfondire l'argomento, si consiglia la lettura dell'opera L'infra-ordinaire edito da Édition du Seuil, 1989. Inoltre, per un'analisi più attenta si consiglia la lettura del testo George Perec di Claude Burgelin, edito da Édition du Seuil, 1990.

 

Immagine via Wikimedia CommonsTerras in Parijs, 1960. Autore: Willem van de Poll. This is an image from the Natonaal Archief, the Dutch National Archives, donated in the context of a partnership program. This file is made available under the Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication. The person who associated a work with this deed has dedicated the work to the public domain by waiving all of his or her rights to the work worldwide under copyright law, including all related and neighboring rights, to the extent allowed by law. You can copy, modify, distribute and perform the work, even for commercial purposes, all without asking permission.

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