1 dicembre 2018

Il confine tra immaginario e immaginifico - The Rime of the Ancient Mariner di Samuel Taylor Coleridge

di Mariagrazia Coco

«It is an ancient Mariner, / And he stoppeth one of three». È lui: il vecchio Marinaio di Samuel Taylor Coleridge, è lui che trascina nel racconto della sua storia le persone che incontra sul suo cammino, è dai suoi «glittering eyes» che vengono attirati gli uomini.  Primo testo poetico delle Lyrical Ballads, La ballata del vecchio Marinaio è uno dei più famosi testi poetici del romanticismo inglese.

 

Al contrario di William Wordsworth - un altro importante esponente di questo movimento - che si concentra sul racconto dell'ordinario, Coleridge pone la sua attenzione sul soprannaturale, che riscopre tra immaginario e immaginifico. L’articolo indagherà quale confine flebile si celi dietro l'apparente coincidenza di significato di questi due termini, quale manifestazione poetica essi abbiano nella ballata e da quali personaggi siano rappresentati.

 

Dopo aver avuto “percorsi di vita” differenti in gioventù, Samuel Taylor Coleridge e William Wordsworth si incontrano: entrambi gli autori hanno colto l'entusiasmo, ma anche la successiva delusione e disillusione del Romanticismo francese. Ciononostante, è proprio da queste basi che i due gettano le fondamenta per un movimento letterario di gusto inglese, che lasci da parte le ragioni politiche. Nonostante l'immaginazione fosse la loro Musa ispiratrice, Wordsworth e Coleridge l’hanno interpretata ciascuno in maniera differente.

 

L’immaginazione di Wordsworth scaturisce dall'ordinario: il poeta riporta questa immaginazione al lettore per permettergli di rivivere le sue emozioni. Coleridge, al contrario, vede il profilarsi di un'immaginazione con due sfaccettature: un'immaginazione primordiale che, date le sue caratteristiche di spontaneità e sensorialità, è presente in ogni individuo e che è dettata dalla percezione reale delle cose (il freddo, il caldo, ecc..) e un’altra immaginazione volontaria, ricercata dal poeta e volta all’indagine del "soprannaturale". Di conseguenza, il poeta si ritrova a viaggiare tra gli infiniti mondi dell'immaginare, collettivo e individuale - che appartiene esclusivamente alla sua forza poetica e creativa - determinando così la scissione tra immaginario e immaginifico: l'immaginario che pre-esiste e l'immaginifico che viene creato.

 

Secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani, l'immaginario è inteso come «la sfera dell’immaginazione quale si costituisce e si può riconoscere attraverso i miti, la produzione letteraria e cinematografica, la pubblicità». Questo termine, dunque, si ricollega a una concezione di immaginario legata alle conoscenze culturali preesistenti e insite all'interno di una determinata comunità. In altre parole, l'immaginario riconosce la tradizione di una realtà culturale, i miti tramandati di padre in figlio e i valori collettivi: esso non appartiene a un singolo individuo, ma alla collettività. L'immaginario è, dunque, lo specchio della comunità, che non produce, ma riceve questa eredità di immagini e ne risente l’eco sotto il profilo culturale.

 

Al contrario, l'immaginifico viene creato. Secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani, l'immaginifico porta con sé il significato di «creatore d'immagini, riferito quasi esclusivamente a scrittore o a stile». L'immaginifico scaturisce, dunque, dal singolo, dalla sua forza creativa che lo porta, a volte, a superare il confine del "possibile" e a spingersi oltre. Dal viaggio in mare di una nave che si spinge al di là dell'Equatore e si imbatte in un albatros, la narrazione si sposta verso orizzonti più lontani dall'immaginario collettivo, quali, ad esempio, l'apparizione di una nave fantasma che porta con sé passeggeri come la Morte e la Vita-nella-Morte, due personaggi che si giocano a dadi la vita del Marinaio e del suo equipaggio, e, infine, serpenti marini che si agitano nel mare. Samuel Taylor Coleridge fa scaturire l'immenso mondo di creature e mostri marini che popolano la sua mente di poeta inglese dell'Ottocento. Questa potenza creativa porta l'autore al confine dei mondi, tra il reale, l'immaginario verosimile e l'immaginifico soprannaturale. L'immaginazione di Coleridge segue la direzione della nave del racconto e va dritta verso l'orizzonte, là dove la linea del mare e del cielo si toccano, dove il confine tra immaginario e immaginifico si assottiglia.

 

In un punto particolare del racconto avviene un incontro/scontro metaforico fra immaginario e immaginifico, nel dialogo fra il vecchio Marinaio e un invitato al matrimonio: il primo crea e racconta, il secondo ascolta e riceve. Posti l'uno di fronte all'altro, l’immaginario e l’immaginifico – l'immaginazione collettiva e l’immaginazione individuale – si completano e si compenetrano. La società e l’individuo sono due facce del Romanticismo che si scontrano a più riprese in diversi ambiti, in particolare nell’ambito letterario e politico. Il mondo esterno è rappresentato dalla società, il mondo interno dal poeta ed essi entrano in relazione secondo quello che Attilio Brilli definisce “principio della reciprocità”. Superando la filosofia sensistica e le regole stilistiche settecentesche del Neoclassicismo, la mente del poeta non si limita a percepire ma, scrive Brilli, «ribellandosi al ruolo di inerte ricezione, rivendica quello attivo del percepire e del plasmare essa stessa il mondo che le è d'intorno». La potenza creatrice del poeta diventa, così, arte del disegnare immagini attraverso la scrittura e lo stile: l'immaginifico è la vela della nave che Samuel Taylor Coleridge spiega per solcare mari che vanno oltre l'eredità dell'immaginario collettivo, verso il soprannaturale.

 

Ad ogni modo, l'immaginifico resta forza appena creata e che non smette di ricreare a sua volta: l'immaginifico non è una realtà statica e immodificabile, ma viene accolta all'interno dell'immaginario, che si reinventa e si ricrea. Il vecchio Marinaio è simbolo della forza dell'immaginifico, che viene trasmessa all'invitato al matrimonio, espressione dell'immaginario, attraverso il racconto di una storia circolare a cui l’invitato prenderà parte nel finale con un certo turbamento: «He went like one that hath been stunned, /And is of sense forlorn: / A sadder and wiser man, / He rose the morrow morn» (Se n'andò come chi sia stordito, / caduto fuori dai sensi: / e più triste e più saggio / si levò al mattino seguente).

 

Per saperne di più:

La traduzione dei quattro versi finali presenti nella conclusione dell'articolo è da attribuirsi a Tommaso Pisanti. Per approfondire l'argomento, si consiglia la consultazione del testo: David Daiches, A Critical History of English Literature, vol. III, Bungay, Richard Clay (The Chaucer Press) Ltd, 1983. Come testi di riferimento sono stati usati: l'edizione curata da Tommaso Pisanti, con testo originale a fronte, La Ballata del vecchio Marinaio e altre poesie, Roma, Tascabili Newton, 1995 e Ballate liriche, traduzione a cura di Attilio Brilli, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979. Si consiglia la lettura integrale delle Lyrical Ballads per immergersi completamente nelle forme e suggestioni di questo movimento letterario ai suoi primi albori.

 

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