21 febbraio 2020

Natura di un’illusione

«D’aussi longtemps que je me souvienne, je me suis toujours demandé s’il existait vraiment...» (Da quando mi ricordo ci penso sempre e mi chiedo se esiste davvero). Ecco cosa si legge sulla quarta di copertina del libro illustrato Yeti di Rébecca Dautremer e di Taï-Marc Le Thanh, uscito nel 2015.

Al suo interno, si affrontano i temi del viaggio e della ricerca, dell’attesa e dell’illusione. Qual è la vera natura di un’illusione? Si tratta forse di un’attesa deludente e infruttuosa, di un sogno recondito o di un desiderio mai avverato al quale, comunque, si continua ad anelare?

Il libro illustrato Yeti condensa poche parole per lasciare voce, o forse meglio, silenzio alle voci plurime delle immagini e dei colori, che al contempo racchiudono e sprigionano significati ed emozioni difficili da esprimere mediante l'uso di forme linguistiche preconfezionate.

È così che la protagonista, il cui nome è ignoto e che, proprio per questo motivo, incarna ogni lettore, finisce per trovare il coraggio per mettersi in viaggio e andare a conoscere questa creatura.

 

Era un viaggio pianificato già da tempo? Non ci è dato saperlo. Quanto dura? Un attimo e un’infinità di tempo. Dove conduce? Sulla vetta di nessun mare e nel profondo di tutte le montagne. Sì, è esattamente così, poiché la protagonista non è semplicemente spinta a procedere verso la vetta della montagna, quanto piuttosto a procedere addentrandosi nel profondo di sé, nel  cuore di quella montagna che serba dentro, in quei cunicoli e passaggi che potrebbero condurre ad un nulla. Ed in questa incertezza, attesa, desiderio, la protagonista parte ed affronta un viaggio. Questi diventa motivo per ricreare ulteriormente l’idea della creatura che spera di incontrare.

 

Sfogliando le prime pagine e ponendo lo sguardo sulle prime immagini del libro, il racconto ci accompagna in quello che è il percorso di costruzione dell’immagine di tale creatura: «Son poil doit etre [...] soyeux. [...] Si son pelage est blanc il doit se confondre avec la neige» (Avrà un manto […] setoso. […] Se così fosse, dovrà confondersi con la neve). Alla costruzione dell’immagine della creatura, si accompagna la preparazione del viaggio, nonché l’inizio, che spinge la protagonista a prendere la funivia, per condurla lì dove tutto conosce e senza niente sapere.

 

Effettivamente, il racconto può essere visto come una continua costruzione antitetica ed ossimorica. Si procede da un progressivo svuotamento e allontanamento dall’ambiente urbano, popolato da persone, a quello che è un contatto sempre più vicino e stretto con la natura. Ciononostante, questo legame la lega sempre di più con la sua attesa, nonché illusione. Difatti, la creatura, evidente nei disegni, le si avvicina sempre di più, fino a diventare preponderante nelle immagini. Un’illusione che, nutrita dall’attesa, dall’immaginazione e dalla lettura, spinge la protagonista ad andare sempre più su, a spingersi sempre più oltre, nelle caverne della sua immaginazione. La creatura le sta accanto, la accompagna, la sostiene e la nutre, ma la protagonista sembra non aver tempo per vederla, per sentirla, per scoprirla: è alle prese con altro. Nei disegni si rivede la creatura che, inizialmente, è più distante, soprattutto quando la protagonista si trova in spazi popolati, mentre, progressivamente, la creatura le si avvicina sempre di più, fino a starle dietro mentre lei coltiva la sua speranza, la sua attesa e, forse, la sua illusione.

 

Forse un po’ come le illusioni che abbracciano e coinvolgono tutti noi. Un’illusione e un’attesa alimentata da un libro in cui la protagonista legge, si documenta, cerca e ricerca, mentre l’illusione cresce. Come suggerisce Treccani, l’illusione, in psicologia, è definita come «errore dei sensi o della mente che falsa la realtà. Le illusioni vanno considerate come percezioni reali falsate da rappresentazioni che si fondono così strettamente allo stimolo sensoriale che il soggetto perde la capacità di differenziare gli elementi sensoriali diretti da quelli riprodotti». In particolare, Karl Jaspers ne distingue di varie, tra cui individua le pareidolie. Qual è la natura di questo tipo di illusioni? Da cosa hanno origine? Spiega ancora Treccani: «la fantasia completa impressioni sensoriali creando strutture illusorie. Le pareidolie non sono, nel normale, in rapporto con un particolare stato emotivo, né vi si attribuisce un significato di realtà».

 

Una fantasia che scaturisce da dove? Dalla mente di chi la nutre sulla scia di immagini, libri, scatti. È indubbio che i sogni, le attese e le illusioni, vengono alimentate in spazi spogli da artifici; ecco che, infatti, emergono particolarmente o nel cuore della notte o all’interno di uno spazio pienamente naturale. Natura e illusione, indissolubilmente legate, che attirano e respingono, a creare quel senso di sublime come i romantici lo intendevano. Una natura contraddittoria, che, se da una parte ci spinge verso un progressivo distacco dal mondo schematico e artificiale in cui viviamo, dall’altro ci appare come un porto sconosciuto in cui non vogliamo pienamente approdare. Forse per paura di andare veramente a fondo…forse per paura di salire proprio in vetta. Natura delle illusioni quale eco della fantasia di speranze, sogni e paure.

 

Alla fine, la protagonista salirà, sempre di più. Proprio in vetta? Non ci è dato saperlo, ma sicuramente proprio dove vuole arrivare. La sua attesa e la sua illusione sembrano essere "maturate": «Mais voici au sommet. En tout cas, je ne pense pas pouvoir aller bien plus haut» (Ed eccoci in vetta. Ad ogni modo, non penso di poter andar oltre).

 

Per saperne di più:

Si consiglia la lettura di Yeti di Rébecca Dautremer e Taï-Marc Le Thanh, nonché altri testi illustrati, quali Seta, di Alessandro Baricco (la versione con le illustrazioni di Rebecca Dautremer).

 

 

Image by Maxime Gerph on Unsplash.

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