23 aprile 2019

Un viaggiatore visionario e i suoi sogni: "Le città invisibili" di Italo Calvino

di Mariagrazia Coco

È delle città come dei sogni: tutto l’inimmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.

Con queste parole di Marco Polo inizia la terza parte de Le città invisibili di Italo Calvino. Questa affermazione non sembra destabilizzare più di tanto Kublai Khan, interlocutore dell’esploratore veneziano e imperatore dei Tartari, che risponde con un netto e sicuro «io non ho desideri né paure […] e i miei sogni sono composti dalla mente o dal caso». Di composizione regolare nell’opera del grande autore italiano ce n’è ben poca.

 

Membro dell’Oulipo, ovvero dell’Ouvroir de Littérature Potentielle, gruppo di scrittori sperimentali francesi, Italo Calvino dedicò parte della sua produzione letteraria alla scrittura “costretta” secondo alcuni schemi. Le città invisibili è una delle opere in cui il gioco combinatorio dell’autore si manifesta in maniera più marcata. La struttura dell’opera ne è infatti un esempio evidente: se da una parte si snoda il racconto di Marco Polo a Kublai Khan sui numerosi viaggi nelle città dell’Impero, dall’altra si riscontra una struttura particolare, nella quale ogni capitolo (in tutto nove nell’opera) è aperto e chiuso da un dialogo tra i due che funge da cornice. All’interno di ogni capitolo, però, è presente un gioco combinatorio complesso di cui Calvino stesso ci parla: «ho deciso di fissarmi su 11 serie di 5 pezzi ciascuna, raggruppati in capitoli formati da pezzi di serie diverse che avessero un certo clima in comune». In altri termini, lo schema ideato dall’autore poggia su undici serie di città: Le città e la memoria, Le città e il desiderio, Le città e i segni, Le città sottili, Le città e gli scambi, Le città e gli occhi, Le città e il nome, Le città e i morti, Le città e il cielo, Le città continue, Le città nascoste. Ogni serie è suddivisa in cinque pezzi, che coincidono con i racconti/descrizioni di cinque città diverse. I pezzi di ogni serie sono stati poi mescolati e ricomposti in ordine sparso a formare i nove capitoli del libro. Il risultato di questa operazione è una struttura organizzata come un poliedro, in cui la conclusione è presente, allo stesso tempo, in tutti capitoli e in nessuno.

 

A ogni lettore è quindi lasciata la possibilità di percorrere il proprio viaggio, di seguire la propria mappa, di visitare le città che preferisce e di scoprire i posti più reconditi, gli oggetti più strani, i dettagli più inimmaginabili. In ciò egli accompagna Marco Polo, viaggiatore visionario, che lo invita a seguirlo e a far fronte ai propri desideri di scoperta e ai propri sogni, ma anche ad affrontare tutte le proprie paure e ansie. Ogni lettore, dunque, co-costruisce il proprio percorso insieme all’esploratore veneziano: è possibile infatti aprire il libro e scegliere di leggere un capitolo a caso, il quale verte su una tematica enunciata nella cornice – questa rimane sottesa a ogni singolo racconto – e che finisce per richiudersi sempre nella cornice stessa, quasi a comporre un anello, una struttura circolare. In altre parole, un universo di pensieri, di azioni e di emozioni che si affollano, si avvicendano, si mostrano e si nascondono dietro un velo diafano, davanti agli occhi e alla fantasia del lettore.

 

Quale labile confine si cela tra visione e sogno? Marco Polo è un viaggiatore visionario o un sognatore? E noi, suoi lettori e compagni di viaggio, cosa siamo? Visione e sogno assumono due significati differenti. Il secondo termine indica un desiderio recondito e profondo che il lettore è conscio di avere, mentre il primo rappresenta una realtà generata dalla mente a partire dal dato reale: è osservando un determinato luogo che si viene colpiti da un altro mondo di oggetti creati dall’immaginazione e staccati dalla realtà, in un processo dettato dalla fantasia. In particolare, ne Le città invisibili, è proprio questo il motore principale che intesse l'opera: è la fantasia a muovere l’esplorazione di Marco Polo nelle città più svariate: città continue, come la città di Cecilia; città nascoste, come la città di Berenice; città sottili, come la città di Ottavia; in tutti questi luoghi i sogni, espressione dei più reconditi desideri del lettore/viaggiatore, danno forma alle parole. In altri termini, questo meccanismo fa attivare la fantasia creativa e costruttiva che genera la città nella mente di chi legge, dando forma, colori e volti ad una foresta di sogni, desideri, ansie e inquietudini. Ne Le città invisibili i sogni di ogni lettore si realizzano, ma non sempre questo porta a conseguenze positive: i sogni generano una realtà che segue una via propria, un proprio cammino, esattamente come il cammino del lettore, ed è proprio qui che egli si perde: nel seguire ognuno il nostro viaggio finiamo col farci condurre da esso.

 

Città deserte, città dimenticate, città invisibili, generate sicuramente nella nostra mente, certamente dal caso; ma la fonte primordiale dell’immaginazione del lettore rimane il sogno: è questo che dirige, è questo che conduce, è questo che seguiamo e che rincorriamo: il sogno che, realizzato, diventa altro. E così non è più il lettore ad essere padrone del proprio sogno e a perseguirlo, ma è il sogno che, manifestatosi, mostra entrambe le facce della medaglia: il bene e il male, la realtà fattuale che contrasta con la realtà immaginata. Non a caso Marco Polo porta l’esempio di Isidora, la città dei sogni per l’uomo che cavalca a lungo e ha desiderio di giungere in una città che raggiungerà solo quando la sua vita volgerà al termine, ovvero nella vecchiaia: «Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva un lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi». Qui si risolve un altro nodo importante: i sogni sono di chi progetta, di chi vede un futuro, di chi ha desideri. La loro realizzazione è la denaturazione del sogno secondo un processo irreversibile: il sogno diventa realtà, ma non come nelle fiabe dove tutto è esattamente come lo si era "sognato"; il sogno diventa altro da sé, mostrando quanto desiderato e quanto non lo è.

 

Ciononostante, ne Le città invisibili sarà il lettore a trovare le proprie conclusioni, proprio come è stato lui a trovare e a cominciare il suo cammino. Il sogno non ha fatto altro che generare e dare voce a quanto di più nascosto e intimo sia nella mente del lettore, offrendogli, poi, ciò che gli si prospetta davanti. Non a caso la città dei sogni è la città di coloro che hanno raggiunto i propri obiettivi e che non hanno più nulla da attendere né da cercare: hanno esaurito la loro giovinezza, caratterizzata anche e soprattutto da questa ricerca instancabile di raggiungere il proprio obiettivo, per l'appunto il proprio sogno.

 

I sogni, sia nei loro risvolti positivi che negativi, fanno riflettere il sognatore, generando in questo un processo di verifica di quanto realizzato. Egli si chiede: è davvero ciò che volevo? Sono davvero così felice come immaginavo? Oppure ho nuovi dubbi, nuove inquietudini, nuove domande da cercare? Il sognatore è un cercatore, è colui che non si ferma, ma che è in continuo movimento, sempre in viaggio verso nuove mete, verso nuove città, verso nuovi orizzonti, spinto da nuovi dubbi e domande. E così Marco Polo ribatte all’affermazione espressa da Kublai Khan riportata all’inizio dell’articlo:

Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere.

 

Per saperne di più:

Per approfondire la suddetta tematica si consiglia la lettura del testo originale: Le città invisibili di Italo Calvino, edito da Oscar Mondadori. Inoltre, per meglio contestualizzare il libro da un punto di vista storico e sociale, si consiglia come testo di riferimento Il nuovo la scrittura e l’interpretazione , vol. 6, opera edita da G.B. Palumbo Editore.

 

Fonte immagine: Pexels.com (https://www.pexels.com/photo/architecture-buildings-business-city-325185/)

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0