27 marzo 2019

L’ABC delle emozioni: dal corpo al comportamento e ritorno

di Nicole Casali

«Non sento più gli odori»: è questo il primo sintomo di una malattia chiamata Sindrome Olfattiva Severa, che comporta la perdita progressiva dei cinque sensi. Fortunatamente si tratta soltanto di una finzione cinematografica, al centro di Perfect Sense, una pellicola anglo-danese presentata in anteprima al Sundance Film Festival nell’ormai lontano 2011. Il film avanza però un quesito tanto semplice quanto spaventoso: cosa succederebbe se fossimo del tutto disconnessi dal mondo, se non avessimo più la possibilità di interagire con esso tramite il corpo? In psichiatria sono documentati alcuni casi di questo genere, come nel delirio nichilistico di Cotard, in cui il paziente è convinto di essere morto. Sono state avanzate diverse spiegazioni per questi fenomeni, e una delle teorie più interessanti e accreditate è la teoria neurocognitiva dei due fattori proposta dallo psicologo Max Coltheart. Secondo questa ipotesi, vi sarebbero due meccanismi, o fattori, alla base rispettivamente dell’insorgenza e del consolidamento di un delirio:

 

Fattore 1: consiste in un’alterazione neuropsicologica che genera un’ipotesi di interpretazione della realtà alternativa a quella corretta: nel delirio di Cotard sarebbe costituito dalla cosiddetta «insufficienza pura del sistema autonomo» (pure autonomic failure). Il paziente non possiede la risposta che tipicamente si ha dinnanzi a stimoli esterni: e questo fa sì che egli ipotizzi di essere deceduto e che sia quello il motivo per cui non ha reazioni di alcun tipo di fronte agli eventi. Questo fattore fornisce una spiegazione dell’origine dell’idea delirante e può variare da delirio a delirio;

Fattore 2: un’alterazione dei meccanismi di controllo delle ipotesi favorisce proprio l’ipotesi alternativa a scapito di quella corretta; si tratterebbe di un danno alla corteccia prefrontale laterale destra, responsabile della valutazione delle ipotesi. Questo secondo fattore spiega come una qualsiasi idea delirante prenda piede e si mantenga nel tempo, è dunque uguale per tutte le forme di delirio.

 

In altre parole, gli autori sostengono che poiché  buona parte della nostra percezione del mondo deriva dalle aspettative apprese nel corso della nostra esistenza, la maggior parte dei deliri costituisce una violazione delle aspettative stesse. Nel caso del delirio di Cotard, ad essere violata è l’aspettativa di una reazione fisiologica di fronte agli stimoli ambientali.

 

Ma come possiamo studiare le alterazioni delle risposte fisiologiche come quella di Cotard? La psicofisiologia è la disciplina che studia le influenze reciproche tra l’attività mentale e quella somatica (sistema nervoso centrale e periferico), e considera corpo e mente come indissolubilmente connessi: esiste cioè una diffusa compartecipazione dei due domìni, psicologico e fisiologico, in qualsiasi processo umano. Il tipo di relazione può variare, ma quello più comunemente osservato è “uno a molti” o “molti a uno”. Ne sono esempi l’aumento del battito cardiaco, che può essere associato a diversi stati psicologici (paura, eccitazione, ansia…) e, viceversa, una serie di reazioni fisiologiche (aumento della temperatura corporea, diminuzione del battito) che sono contemporaneamente correlate ad un unico stato psicologico,  come la risposta di rilassamento. La psicofisiologia non adotta un approccio riduzionista ai fenomeni relativi al l funzionamento mentale, cioè non considera gli indici fisiologici come strumento necessario e sufficiente per  determinare il funzionamento di un individuo, ma li utilizza congiuntamente agli indici soggettivi, come il colloquio clinico o i test psicologici, e comportamentali, come le griglie di osservazione e i diari di automonitoraggio.

 

Un esempio di tale complessità sono gli stati emotivi. Le emozioni costituiscono il principale stimolo all’azione umana. È la paura che ci fa allontanare da un grosso cane che abbaia, così come la gioia ci spinge incontro alla persona amata. Alla paura sono spesso associate reazioni quali l’aumento del battito cardiaco, o un’improvvisa e profusa sudorazione; mentre al contrario, come anticipato, un rallentamento del battito è solitamente indice di rilassamento. Le emozioni sono quindi stati complessi, associati a modificazioni corporee, che predispongono a un tipo di comportamento piuttosto che a un altro (es. fuga o immobilizzazione nel caso della paura, sorriso in risposta alla distensione).

 

È facile quindi comprendere l’utilità delle emozioni, sia nell’evoluzione della specie umana, sia nella vita quotidiana: le emozioni svolgono una funzione fondamentale nella sopravvivenza, fornendo segnali che guidano l’individuo verso situazioni piacevoli (avvicinamento) e lontano da quelle spiacevoli o potenzialmente pericolose (allontanamento).

 

Ma c’è di più.  Le emozioni non si esperiscono solo tramite i cambiamenti corporei, ma sono  sempre legate anche a pensieri e valutazioni circa gli eventi che le hanno provocate. Quando, ad esempio, Elena vede i suoi amici scherzare, il modo in cui interpreterà tale fatto potrà condurre a esiti molto diversi.  Potrà ad esempio pensare che stiano ridendo per qualche aneddoto divertente, e in quel caso si avvicinerà per chiedere loro di cosa si tratti; oppure potrà interpretarlo come una risata alle sue spalle, e ne rimarrà intristita: in un altro caso ancora l’esasperazione per questo comportamento la porterà a provare rabbia e fare una scenata senza tanti complimenti.

 

In psicologia cognitiva esiste un modello semplice e chiaro di come si articolano le emozioni. Comprendere e seguire questo schema può aiutare a dare un significato e un contesto alle esperienze emotive. Il modello, sviluppato e successivamente ampliato da dallo psicologo Albert Ellis nel 1956, si chiama ABC e si compone di tre parti:

 

A. Antecedenti (antecedents): tutti gli eventi che accadono fuori e dentro la persona (il cane che abbaia dietro al cancello, gli amici che scherzano).

B. Pensieri (beliefs): convinzioni e credenze con cui gli eventi vengono valutati (“il cane potrebbe mordermi”, “I miei amici ridono di me perché sono stupida”).

C. Conseguenze (consequences): emozioni provate, comportamenti messi in atto, sensazioni fisiche sudorazione, paura e fuga, arrossire , rabbia e aggressività).

 

Adottare il modello ABC consente di imparare a identificare i pensieri che compaiono nella  mente in seguito ad eventi piacevoli o spiacevoli, e di agire su questi pensieri, per provare a formularne altri, che possano magari condurre a emozioni e comportamenti più utili e corretti, o a comprendere come tali emozioni si siano  generate. Come già sosteneva, d’altronde, il filosofo Epitteto nell’Enchiridon (il manuale compilato dal discepolo Arriano di Nicomedia) «gli esseri umani non sono disturbati dalle cose, ma dalle loro opinioni sulle cose».

 

In conclusione, l’approccio della psicofisiologia e della psicologia cognitiva allo studio del corpo consente di mappare le nostre risposte complesse, grazie all’incrocio di tre coordinate: le risposte fisiologiche (battito cardiaco, temperatura corporea, …), le risposte comportamentali (azioni messe in atto) e le risposte cognitivo-affettive (esperienza soggettiva, emozioni esperite). Gli esempi di Cotard e delle emozioni illustrano la possibilità di applicare questo tipo di modello sia a fenomeni patologici, sia ad esperienze normali e fisiologiche.

 

Per saperne di più:

Si consiglia  la lettura del manuale Psicofisiologia  clinica di Palomba e Stegagno (Carocci, 2004) e i lavori di Max Coltheart.

 

 

Faccia terrorizzata e faccia arrabbiata, rispettivamente a sinistra  e a destra . C. Le Brun, c. 1760. This  file is licensed under the Creative Commons Attribution 4.0 International license, via Wikimedia Commons.

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