29 novembre 2018

La scienza al servizio del Reich: tra uso pacifico e bellico della tecnologia

di Danilo Delle Fave

L’idea dell’uso di razzi per l’esplorazione spaziale emerge a cavallo tra ‘800 e ’900, grazie a pensatori pionieristici come Konstantin Tsiolkowski e Hermann Oberth. Quest’ultimo è il primo fisico ad aver dimostrato teoricamente che fosse possibile sfuggire alla forza di gravità attraverso l’uso di un vettore che adoperasse propellenti liquidi e non solidi come era stato fatto fino ad allora. Per Oberth questi vettori avrebbero potuto rimanere in orbita o andare ben oltre la ionosfera. Espone queste considerazioni nei suoi due libri Rakete zu den Planetenräumen del 1923 e Wege zur Raumschiffahrt del 1929. Sulla scia dei primi esperimenti, sorsero nei paesi più avanzati del mondo centri per lo studio dei viaggi spaziali. In Germania venne fondato il Verein für Raumschiffahrt nel 1927, negli Stati Uniti nacque la American Interplanetary Society, in Gran Bretagna venne fondata la British Interplanetary Society. Persino l’Unione Sovietica organizzò nel 1927 una esposizione sui viaggi nello spazio.

 

In Germania lo sviluppo della tecnologia missilistica conobbe un exploit fuori dal comune: nonostante la situazione economica decisamente critica, vi fu un forte interesse nel finanziare i migliori ingegneri e scienziati della Germania. Con la nascita del Verein für Raumschiffahrt o VfR, iniziò a formarsi il contesto ideale per lo scambio di idee tra le menti più brillanti della Germania: nel 1929 si unì l’ingegnere Rudolf Nebel, che propose un progetto per il primo vettore missilistico tedesco, denominato Mirak. Per testare questo razzo i membri del VfR affittarono un vecchio deposito di armi abbandonato a Reinickendorf, vicino a Berlino. In totale vennero lanciati più di 80 razzi; tuttavia, già nel corso del 1931 e in particolare nell’inverno del 1931\32 i principali finanziatori del VfR iniziarono a ritirarsi e i membri del VfR crollarono a circa 300 membri dai 500 iniziali. Nebel tentò di attirare l’interesse della Reichswehr (l’insieme delle forze armate della Germania post-trattato di Versailles) scrivendo un rapporto dove illustrava l’uso del Mirak come proiettile di artiglieria: il 23 aprile del 1932, dopo una visita al sito di lancio, Nebel ottenne un contratto con la Reichswehr per un razzo segnalatore. Dopo il fallimento del test nel luglio del 1932 finì la collaborazione tra VfR e l’esercito. Con l’ascesa del partito nazionalsocialista non ci fu più spazio per progetti ad uso civile, e alcuni tra i più brillanti membri del VFR vennero reclutati per lo sviluppo di razzi ad uso bellico.

 

Nel gruppo di scienziati e ricercatori del VFR spiccò per capacità di leadership, coordinamento e abilità nell’ottenere finanziamenti il giovane Werner von Braun. Il primo novembre del 1932 von Braun riesce ad ottenere un contratto con la Reichswehr per costituire un centro di ricerca per dei razzi a scopo militare, avente come referente militare il capitano Walter Dornberger, il quale reclutò molti membri del VfR. Rispetto ai pochi fondi a disposizione per il programma missilistico, già a partire dal 1933 iniziarono a fluire i finanziamenti dall’esercito: il programma di ricerca venne sovvenzionato per circa 4 miliardi di dollari dell’epoca e vennero reclutati 6.000 tra scienziati, ingegneri e tecnici con oltre 13.000 operai. Il programma fu il più costoso mai autorizzato dal regime nazista e diede vita alle famose V-2. Il nome viene dall’omonima della serie di razzi a propulsione liquida a singolo stadio A, venne definito a livello propagandistico come arma della rappresaglia contro la Gran Bretagna. Questo missile è il primo ad essere volato nello spazio ed è il precursore di tutti i missili sviluppati in seguito.

 

Nel 1935 l’equipe di von Braun raggiunse gli ottanta membri e i test proseguirono con successo. Vista la necessità di trovare un luogo più adatto dove testare questi missili, il complesso a Kummersdorf cominciò a non essere sicuro per la tipologia dei test: venne scelta la cittadina di Peenemunde, localizzata sulle sponde del Mar Baltico alle foci del fiume Peene, per costruire sull’isola di Usedom questo nuovo centro, che venne cofinanziato dallo Heer (l'esercito) e dalla Luftwaffe (l'aeronautica militare). Mentre negli alti gradi dello Heer vi era scetticismo per questa tecnologia, gli ufficiali della Luftwaffe ne erano entusiasti: quest’ultima si offrì di finanziare con 5 milioni di Reichsmark. Per il timore di essere tagliati fuori dai possibili benefici dello sviluppo dei missili, l'esercito offrì 6 milioni di Reichsmark.

 

Così il complesso di Usedom venne diviso in due parti, una dedicata allo Heer, che si occupò delle V-2, e una dedicata alla Luftwaffe, per lo sviluppo dei missili per aerei, e per i primi motori a reazione. Nella primavera del 1939 Hitler visitò con gli alti gerarchi il centro di ricerca di Kummersdorf e pur essendo propenso a sostenere progetti pionieristici, nel caso del programma missilistico non ne rimase troppo convinto. Nell’autunno del 1939, una volta terminato il trasferimento del personale da Kummersdorf, il centro di ricerca dell’esercito di Peenemünde divenne pienamente operativo anche se con lo scoppio della guerra iniziò a mostrarsi evidente il pericolo di penuria di manodopera non qualificata. Test dopo test, divenne evidente che le potenzialità dei razzi A-4 erano di gran lunga superiori al progetto iniziale. Tuttavia, il centro non aveva le risorse per sviluppare una vera e propria arma e, nonostante gli sforzi di Dornberger, Hitler e l’alto comando della Wehrmacht non stanziarono ulteriori finanziamenti. Nonostante ciò, il primo missile A-4 venne lanciato con successo il 3 Ottobre del 1942. I test non passarono inosservati, e il complesso venne bombardato la prima volta nell’Aprile del 1943 dalla RAF, anche se il più grave bombardamento fu quello del 18 Agosto del 1943 dove morirono 600 tra scienziati, ingegneri e operai, oltre a ritardare di mesi l’avanzare dei test. A seguito di questo attacco, la produzione e l’utilizzo delle A-4\V-2 divenne responsabilità di Heinrich Himmler e delle SS, i quali, per la produzione di questi missili, impiegarono i prigionieri del campo di concentramento di Dora, che vennero adoperati per far funzionare il centro di produzione della V-2 a Mittelwerk, nelle miniere del Nordhausen nella Germania centrale, dove morirono 20.000 prigionieri.

Peenemünde rimase dunque solo un centro di ricerca per i missili e i motori a reazione per la Luftwaffe. Von Braun ritenne che fosse necessario un altro anno di test per verificare la qualità del missile, ma le esigenze della propaganda nazista per le Wunderwaffen, e l’idea di avere un’arma che riuscisse a stravolgere le sorti del conflitto spinse le SS a organizzare una divisone di V-2. Nell’estate del 1944 il controllo della produzione e dell’utilizzo delle armi venne affidato al generale delle SS Hans Kammler, mentre a Dornberger, nel frattempo promosso a generale, venne affidato l’incarico di addestrare le prime truppe, che avrebbero poi lanciato i missili. I primi missili V-2 vennero lanciati a partire dal settembre del 1944 contro Londra, Parigi e soprattutto Anversa. Vennero prodotti circa 5700 V-2, tuttavia solo 3200 vennero lanciati con successo nel periodo che va dal Settembre del 1944 al Marzo del 1945. Si calcola che 1000 lanci furono eseguiti correttamente solo nel periodo che va dall’8 Settembre al 26 Novembre del 1944: 298 colpirono Londra e il resto dell’Inghilterra, 73 colpirono la periferia di Parigi e il Nord della Francia, 629 colpirono il territorio belga e Maastricht; ben 556 la città di Anversa, poiché era diventata il porto principali dei rinforzi alleati.

Con la rapida avanzata dell’armata rossa nella Prussia orientale nell’inverno del 1944\45, Von Braun e i suoi collaboratori decisero di consegnarsi agli americani. Nel febbraio del 1945, Kammler diede l’ordine di trasferire gli ingegneri e gli scienziati nella fabbrica di Mittelwerk, con l’idea di poterli usare come ostaggi in cambio di un salvacondotto. Con la caduta di Berlino nel maggio del 1945 riuscirono a consegnarsi agli americani.  Peenemünde cadde in mani sovietiche il 5 maggio del 1945, ma la trovarono completamente distrutta. Tutta la documentazione era stata infatti trasferita al confine tra Austria e Germania, presso il lago Traunstein, dove era prevista la costruzione di un altro centro missilistico.

 

Con la fine della guerra si innescò una competizione frenetica tra i vincitori della guerra per catturare non solo i documenti e gli esemplari ancora intatti di V-2 ma anche ottenere la cooperazione degli scienziati di von Braun. Tutti i paesi produssero una loro versione del V-2, completa di tutti gli elementi necessari al loro sviluppo. Il paese che riuscì ad ottenere più benefici dal programma missilistico tedesco furono gli Stati Uniti. Non solo riuscirono a ottenere 13 tonnellate di documenti tecnici portati dagli scienziati da Peenemünde, e circa 100 V-2 a Mittelwerk, ma riuscirono a catturare von Braun, Dornberger e 350 dei loro più stretti collaboratori, prima che l’area passasse sotto la competenza sovietica. Gli scienziati vennero concentrati a Camp Overcast nell’area di occupazione americana: l’operazione di reclutamento degli scienziati Tedeschi, non solo quelli di Peenemünde, venne denominata Operazione Paperclip. I primi scienziati reclutati con l’operazione Paperclip giunsero a Fort Strong presso New York il 20 settembre del 1945 e nel febbraio del 1946 gran parte del team di Von Braun venne riunito a White Sands in New Mexico e il 16 aprile venne lanciato la prima V-2 americani. Dal 1946 al 1952 vennero lanciate più di 60 V-2. Questa expertise si rivelò cruciale in futuro per la nascita della NASA e per il programma spaziale americano.

 

I Sovietici invece riuscirono a catturare circa 3500 tecnici da Peenemünde, che furono adoperati per la ricostruzione dei centri di produzione del V-2. Sul finire del 1945 riuscirono a ripristinare il centro dei test e nell’ottobre del 1946 trasferirono quel che rimaneva delle fabbriche di Mittelwerk, che vennero successivamente assemblate a Kapustin, da dove verranno lanciati molti satelliti sovietici. Alcuni scienziati tedeschi, scettici delle offerte americane, decisero di lavorare per l’Unione Sovietica: il maggior esponente di questo gruppo fu Helmut Groettrup, che fino al 26 Ottobre del 1946 poté creare un suo centro di ricerca nella Germania Est: successivamente lui ed altri tecnici e scienziati vennero trasferiti in Kazakistan per migliorare i primi missili sovietici.  Il 30 ottobre del 1947 vennero lanciate 11 V-2 presso Kaputsin in Kazakistan, e successivamente gli scienziati tedeschi collaborarono alla produzione dei primi missili balistici intercontinentali sovietici con razzi ispirati al V-2, gli stessi che consentiranno il lancio dello Sputnik nel 1957.  Il programma missilistico sovietico verrà tuttavia iniziato solo il 13 febbraio 1953 con un decreto del Consiglio dei Ministri dell’URSS e fin da subito venne prevista la progettazione di vettori di testate nucleari.

 

Il caso del programma missilistico tedesco mostra come lo sviluppo tecnologico non sia scindibile dalle esigenze politiche: i finanziamenti più consistenti vennero dedicati in tempo di guerra e per lo sforzo bellico, e durante la guerra fredda, anche per ragioni di prestigio internazionale. Solo successivamente questa tecnologia, pensata inizialmente per scopi pacifici e poi sviluppata come arma bellica, ritrovò durante la corsa allo spazio il suo utilizzo originario come strumento di ricerca, che, tuttavia, convive ancor oggi con il suo utilizzo bellico.

 

Per saperne di più

Per saperne di più sul programma spaziale tedesco consiglio il libro di Luigi Romersa, Von Braun Racconta, Mursia Editore, Milano, 2007, mentre per un approfondimento sul riarmo tedesco e il suo legame con lo sviluppo della tecnologia consiglio Adam Tooze, Il prezzo dello sterminio: ascesa e caduta dell’economia nazista, Garzanti Libri, Milano, 2008.

 

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