16 marzo 2020

La natura divina dello Stato della Chiesa: il sogno irrealizzato di un «Regno di Dio sulla Terra»

Tra la fine del XIV secolo e il XV secolo presero avvio e si rafforzarono progressivamente, strutturandosi da un punto di vista amministrativo, una serie di grandi entità politiche sul territorio della penisola italiana: la Signoria di Milano, la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Firenze. Lo Stato della Chiesa, esteso nelle attuali Marche, Lazio ed Umbria, fu uno di questi Stati, espressione di una sempre più accentuata centralizzazione e accentuazione del carattere temporale del potere del suo sovrano, il Papa. Concentrandosi su di una fase cruciale, ovvero all’incirca tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVII secolo, è possibile intravedere, dagli studi di Paolo Prodi, il culmine di un grande processo di modernizzazione e di trasformazione dei possedimenti del Papa; un processo iniziato già nel XII secolo e destinato a proseguire fino alla fine del XVII secolo, fino ad esaurirsi per mano delle contingenze storiche, dinanzi all’implodere delle contraddizioni insite in un potere politico con pretese universali ma limitato ad un contesto regionale. Punto nodale è la rivisitazione del potere papale da potere spirituale e sovranazionale a prototipo di Stato moderno, tale per cui si presentò per la prima volta il problema del rapporto tra una istituzione universale e una statale. In altre parole: chi meglio dello Stato della Chiesa poteva essere al centro dell’elaborazione teorica e dello sperimentalismo politico intorno ai rapporti tra lo Stato e la Chiesa?

 

Il passaggio dalla Chiesa come potere universale (al culmine della propria potenza con Innocenzo III e Innocenzo IV) allo Stato della Chiesa si può formalmente attribuire al pontificato di Niccolò V (1447-1455).

Nel XV secolo il papato era reduce da un periodo di profonda trasformazione ideologica ed istituzionale: rivedendo e in pratica moderando l’idea che aveva sino a quel momento avuto di se stesso, dopo la fase avignonese, lo scisma e il conciliarismo, il papato pre-rinascimentale pose le basi per un coerente processo politico in cui, forse per la prima volta nella storia della cristianità occidentale, l’Italia, con Roma, fu il centro territoriale di un rinnovato potere del pontefice; come scrive Paolo Prodi: «Il papato ha cercato di recuperare nella penisola e sul piano politico il potere che ha perduto sul piano della Chiesa universale».

 

Con Niccolò V vennero in pratica testati alcuni strumenti di governo già ampiamente utilizzati nel corso del papato avignonese, accentrando in un’unica capitale immaginata come rappresentazione terrena del Regno dei Cieli tutta la pragmatica politica e amministrativa dei possedimenti del papa.

Il pontefice si era reso conto che l’unico modo per farsi valere contro le nascenti monarchie nazionali era costruire una forte base territoriale con centro a Roma.

In questo senso l’uso del potere spirituale poteva costituire un elemento di grandissima coesione interna. La commistione tra potere spirituale e politico d’altra parte era cosa nota ed era già stata largamente sperimentata nelle maggiori monarchie europee. Si pensi ad esempio alla figura dei Re Taumaturghi di cui parla un testo classico di Marc Bloch, come base per la costruzione delle moderne monarchie di Francia e Inghilterra.

Da questo punto di vista un essenziale appoggio ai progetti papali giunse dalle Sacre Scritture, e in particolar modo dall’Antico Testamento. L’idea di una divinità forte e pragmaticamente inserita nei meccanismi politici degli uomini trovava il suo apice nella rappresentazione artistica e nel simbolismo che caratterizzavano lo Stato della Chiesa rinascimentale e barocca. Scrive in tal senso Paolo Prodi:

 

Il ricorso alle scene dell’Antico Testamento e in particolare l’esaltazione di Mosè sono considerati come inseriti nella nuova ideologia del primato e costituiscono certamente una testimonianza della continuità che supera il periodo rinascimentale in senso stretto per proiettarsi sul papato tridentino.

 

Lo straordinario trionfo artistico ed architettonico di Roma tra il Rinascimento e il Barocco rappresenta di fatto l’evidenza di un potere politico statale in costante rafforzamento.

Per trovare un esempio simile bisognerebbe risalire indietro di almeno tremila anni, all’Egitto dei Faraoni. Esistono infatti una serie di elementi che sono tipici di grandi costruzioni politiche di ispirazione cesaropapista: in particolare emerge la perfetta corrispondenza tra il Regno dei Mortali e il Regno dell’Aldilà. Un potente monarca assoluto incarna in questo senso contemporaneamente il tramite per il Regno dei Morti nonché colui che assicura la grandezza e la prosperità terrena del suo popolo. In tal senso, Paolo Prodi evidenzia come:

 

Dietro la città-paradiso (Roma) non ci sono solo vaghi panorami di armonie geometriche ma le nuove idee forza della politica del Rinascimento di cui i papi si sono appropriati e che hanno sviluppato con continuità impressionante da Niccolò V a Sisto IV, a Leone X, a Sisto V, a Urbano VIII per citare soltanto alcuni nomi, e la cui presenza domina ancora la Roma fisica di oggi.

 

Il pontificato di Alessandro VI Borgia (1492-1503) fu l’inizio e la fine del processo di sintesi tra potere universale e politico all’interno di un’unica persona. La pratica politica prese da quel momento il sopravvento.

Almeno fino alla Riforma protestante, tuttavia, lo Stato giovò ampiamente delle ricchezze europee, frutto del potere universale del papa. Per citarne alcune, basti pensare alla Decima papale, vera e propria imposta sul reddito estesa, o alla celeberrima vendita delle Indulgenze, valide per l’“acquisto” della salvezza dell’anima a peso d’oro. I pontefici, in particolar modo lo stesso Alessandro VI e il suo grande rivale Giulio II (1503-1513), portarono quasi a compimento il consolidamento territoriale della monarchia papale in Italia. Roma si trasformò pertanto nella prima e nella più importante città-corte dell’Europa moderna. In questo senso, Paolo Prodi sottolinea l’eccezionale modernità insita nel rafforzamento politico e culturale del papato rinascimentale: «Roma produce un modello, in senso strettamente semiotico, una tipologia culturale che funzionerà per tutta l’Europa di Ancien Régime come il Modello per eccellenza».

Quando e come si arrestò tale processo? A dire il vero, come già accennato, la statalizzazione e territorializzazione non si arrestò mai, ma è come se ad un certo punto lo Stato della Chiesa avesse subito - più degli altri Stati regionali - le conseguenze del cambiamento del contesto politico e della diminuzione di importanza della penisola italiana nello scacchiere geopolitico europeo.

Il centralismo burocratico e la relativa stabilità politica della monarchia pontificia rendevano lo Stato pontificio un modello e un esempio per le altre realtà della penisola e dell’intero continente, paragonabile forse alla sola Repubblica di Venezia.

 

L’invasione francese e i successivi interventi spagnoli ed imperiali ridimensionarono il ruolo europeo dell’Italia e, di conseguenza, quello dello Stato della Chiesa. A questo si affiancò per l’ex Patrimonio di San Pietro un problema di natura finanziaria, in parte dovuto alla base stessa da cui era partito l’intero processo di rafforzamento statale: paradossalmente, nel momento in cui fu lo Stato a servire il potere universale e non viceversa. L’esigua estensione territoriale ed economica dello Stato della Chiesa in Italia centrale non fu in grado di sostenere finanziariamente le pretese universali del Papato. E l’imponente cantiere della Roma barocca rimase così un cimitero monumentale al sogno fallito di un Regno di Dio sulla Terra.

 

Per saperne di più:

Si consiglia la lettura dei testi di Paolo Prodi, Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna (Il Mulino, Bologna 2013) e Arte e pietà nella Chiesa tridentina (Il Mulino, Bologna 2014).  Si consiglia inoltre caldamente il classico di Marc Bloch, I re taumaturghi (Einaudi, Torino 2016), utile ad il processo di sacralizzazione del potere dei sovrani in una cornice più europea.

 

Image by Abraham Bosse via Wikimedia Commons.

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