9 aprile 2018

Il dialogo Bohr-Kierkegaard

di Valentina Pagnanini

Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, in un orizzonte culturale che abbraccia insieme la fisica e la filosofia, due pensatori si ritrovano a dialogare a più di un secolo di distanza sulle forze chimiche ed esistenziali che spingono l’uomo alla ricerca di un continuo miglioramento della propria condizione. Provengono entrambi dalla Danimarca, ma appartengono a due età distinte, nei loro studi si sono dedicati ad ambiti del sapere differenti, eppure, il comune interesse per l'essere umano li ha resi più vicini di quanto si possa immaginare. Stiamo parlando del Nobel per la fisica Niels Bohr e del filosofo Soren Kierkegaard, padre dell'esistenzialismo ed autore dell’opera Aut-Aut.

 

Il sicuro procedere della scienza e della filosofia sulla via della conoscenza, seppur su strade diverse, ha condotto i due intellettuali ad un connubio di saperi che hanno indirizzato nuovi studi comparati e multidisciplinari. Si collocano in questa direzione gli studi intrapresi da Lewis Samuel Feuer, filosofo statunitense, che ha preso in esame le teorie dei due danesi e, dopo aver confrontato le rispettive posizioni e averne riscontrato numerose affinità, ha ipotizzato che la teoria atomica di Bohr possa avere fondamenta filosofiche, riconducibili al pensiero kierkegaardiano. Per comprendere efficacemente l'analisi effettuata da Feuer, si richiamano per cenni le formulazioni teoriche di entrambi.

 

Nel 1913 Niels Bohr, applicando i criteri della fisica quantistica, elabora un nuovo modello atomico che risolve le contraddizioni degli studi precedenti sull’atomo con l’introduzione delle “orbite quantiche”. Secondo questa teoria, gli elettroni possono ruotare intorno al nucleo solamente su orbite prestabilite, ognuna con la propria energia quantizzata, identificata dal numero quantico n (che può assumere i valori compresi tra 1 e +∞). Il modello atomico di Bohr individua un particolare comportamento degli elettroni: in condizioni ordinarie essi tendono a restare nel loro stato fondamentale, possono però spostarsi tra gli stati stazionari dell’atomo per effetto di interazioni energetiche, possono cioè avanzare dallo stato fondamentale a stati energetici superiori e da questi ritornare a livelli energetici più bassi, con uno o più salti quantici. Nell'illustrare la sua teoria dell'atomo, Bohr rivede il metalinguaggio della fisica classica, auspicando un’evoluzione della linguistica scientifica. Per essere valida, infatti, una teoria doveva «fornire un’adeguata descrizione delle nostre esperienze fisiche» rispettando il criterio dell’oggettività e della comunicabilità. Per soddisfare quella che è a tutti gli effetti una condizione linguistica, il fisico ragiona su quali schemi interpretativi e paradigmi logici possano facilitare l’apprendimento e la conoscenza scientifica.

Il punto decisivo è riconoscere che la descrizione dell’apparato sperimentale e le registrazioni delle osservazioni deve essere fornita in un linguaggio chiaro, adeguatamente arricchito dalla terminologia corrente. Questa è una semplice esigenza logica, poiché con la parola “esperimento” possiamo intendere soltanto una procedura relativamente alla quale siamo in grado di comunicare ad altri cosa abbiamo fatto e cosa abbiamo imparato.

 

Questi studi sono iniziati nella città di Copenaghen, ad un secolo di distanza dalla nascita del filosofo Soren Aabey Kierkegaard (1813-1855). Bohr è stato un attento lettore di Kierkegaard, in una lettera indirizzata al fratello, ad esempio, definisce la produzione kierkegaardiana come «una delle cose migliori che abbia mai letto»: proprio da questa testimonianza sono iniziate le ricerche di Feuer. Così, in Einstein e la sua generazione, Feuer arriva a sostenere che: «La teoria dell’atomo di idrogeno di Bohr può essere vista da un punto di vista psicologico come la proiezione della dialettica qualitativa di Kierkegaard» e riscontra «come il modello kierkegaardiano dei salti discontinui divenne parte della più profonda posizione emozionale-intellettuale di Niels Bohr».

 

Kierkegaard elabora la cosiddetta “filosofia del salto” che individua nella vita dell’uomo tre momenti fondamentali, definiti «stadi dell’esistenza», i quali convertono «una esperienza viva in una dialettica affilata, che immagina astrattamente degli stadi dell’esistenza, più costruiti che vissuti, e li elabora per mezzo di una dialettica spezzata: finito-infinito, possibile-attuale, incosciente-cosciente», come afferma il filosofo Paul Ricoeur in Kierkegaard. La filosofia e l'«Eccezione». Questi «stadi dell’esistenza» sono descritti in dettaglio nelle opere Aut-Aut e Timore e tremore.

 

La prima opera pone a confronto due modelli di vita: la vita estetica e la vita etica. Lo stile di vita estetico è rappresentato dalla figura dell’esteta, il Don Giovanni, colui che vive teso alla ricerca del piacere, che rifiuta di assumere un ruolo nella società, che vive nell’istante e non accetta la propria limitatezza: «Si sa finito, ma aspira all’infinito, pur imperfetto aspira alla perfezione», scrive Kierkegaard.

 

In contrapposizione ad un’esistenza vissuta in maniera puramente «estetica e sensibile», Kierkegaard ipotizza lo stadio etico, uno stile di vita all'insegna della morale, incarnato da colui che sa assumersi le proprie responsabilità, ottempera ai propri doveri e conduce una vita equilibrata. Questo modello di vita non elimina tuttavia i limiti dell’uomo rispetto all’onnipotenza divina.

 

La presa di coscienza della limitatezza umana avviene in Timore e tremore, opera in cui Kierkegaard elabora il terzo stadio dell’esistenza, quello religioso.  In quest’ultimo momento esistenziale si superano le contraddizioni dei primi due stadi attraverso la fede, che concilia libertà e limitatezza. Lo stadio religioso è rappresentato dalla figura biblica di Abramo, colui che riesce a superare quella che è definita la «malattia mortale» affidandosi totalmente a Dio.

 

I tre stadi dell’esistenza sono tra loro indipendenti, autonomi e svincolati, secondo l’interpretazione di Gianmarco Ieluzzi rappresentano tre «sfere di vita», costituiscono cioè tre punti di passaggio possibili durante il corso della vita. Kierkegaard propone quindi una visione discontinua del vivere, caratterizzata da brusche interruzioni e da«salti esistenziali», ossia quelle fasi dell’esistenza nelle quali l’uomo si trova di fronte ad un bivio, un aut-aut, appunto, che implica una scelta:

Tra ciascuna sfera e le altre c’è l’abisso, non esiste alcuna dialettica evolutiva che procede fino alla sintesi, ma liberamente e autonomamente le scelte libere conducono la persona in una di queste sfere, da cui si può evolvere, ma anche rimanere per tutta la vita. Non esiste la conciliazione tra opposti, bensì la libera e unica scelta tra opposti: o una sfera oppure un’altra, aut aut.

Dal confronto del pensiero filosofico kierkegaardiano con la concezione fisica dell’atomo, si nota un’analoga prospettiva interpretativa da cui si ricavano due modelli evolutivi: l'evoluzione spirituale dell'uomo attraverso tre stadi dell’esistenza (estetica, etica e religiosa) e l’evoluzione chimica dell’elettrone tra gli stati quantici dell’atomo; il passaggio da uno stadio all'altro è però discontinuo in entrambe le teorie, un’evoluzione non lineare spiegabile con la categoria del salto . Se il comportamento dell’elettrone può essere definito come «l’insieme dei salti quantici da un’orbita all’altra» così l’uomo nella sua evoluzione può essere concepito in termini kierkegaardiani come «l’insieme delle transizioni brusche e inspiegabili dell’io negli stadi dell’esistenza», conclude Feuer nella sua analisi.

 

Gli avanzamenti scientifici, così come quelli epistemologici, avvengono con metodo evolutivo, attraverso continui superamenti di verità ritenute valide per un certo intervallo temporale. Sia la scienza, che la filosofia progrediscono attraverso «rivoluzioni periodiche, chiamate anche "cambiamenti di paradigma nei quali la natura e i metodi di ricerca scientifica in un determinato campo sono improvvisamente e radicalmente modificati. Il passaggio da un paradigma all’altro [...] consente di superare il vecchio e di modificarlo, in meglio, nel nuovo», come scrive Kuhn ne La struttura delle rivoluzioni scientifiche.

 

Prima di addentrarsi nello studio di nuovi sistemi di pensiero è fondamentale comprendere l’importanza delle interazioni intellettuali nell’evoluzione della conoscenza. L’interazione fisico-filosofica di Bohr e Kierkegaard è esempio della straordinaria “comunicabilità scientifica” che ha valicato i perimetri disciplinari e ha permesso il contatto di due teorie che ancora oggi possono essere utilizzate come esempio di dialogo interdisciplinare. È importante stabilire connessioni e collegamenti fra campi di ricerca diversi: solo costruendo ponti intellettuali tra ambiti culturali differenti è possibile passare da una conoscenza analitica e settoriale ad una conoscenza poliedrica e multiforme.

 

 

Per saperne di più:

Per approfondire l'analisi di Feuer si rimanda a Lewis Samuel Feuer, Einstein e la sua generazione, Bologna, Il Mulino, 1990. Sul modello atomico di Bohr si consiglia l'interpretazione di Carlo Rovelli in Sette brevi lezioni di fisica, Milano, Adelphi, 2014. In ambito filosofico si suggerisce la lettura dell'opera di Søren Kierkegaard, Aut-Aut, Milano, Mondadori, 1977.

 
Immagine con licenza CC0. Da Pixabay, https://pixabay.com/it/vetro-colorato-spirale-cerchio-1181864/, autore: msandersmusic.

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