25 settembre 2018

Infrangere l’armonia. L’evento del dono che spezza la circolarità economica

di Filippo Buccheri

 «L’evento come dono, il dono come evento, devono essere irrompenti, immotivati […]. Devono lacerare la trama, interrompere il continuum» (J. Derrida, Donner le temps, 1991)

Siamo soliti relazionare i concetti ad una sfera di competenza comunemente accettata e utilizzarli con una precisa semantica. Un simile processo è del tutto naturale e quanto mai utile, poiché diversamente ricadremmo nell’incompressibilità e nell’arbitrarietà nell’uso delle parole. Tuttavia, possiamo talvolta provare ad immaginare anche un’applicazione poco convenzionale e inusitata di tali concetti, giocando sui significati e sui loro domini di applicazione.

Ad esempio, il termine armonia viene associato a quanto ha a che fare con la pittura, l’architettura, la proporzione e la simmetria delle parti e tali inferenze sono del tutto motivate e consequenziali, considerata l’immediata correlazione di questo concetto con un dominio quasi totalmente artistico. Nonostante tale uso assodato, la filosofia può creare una nuova apertura nella solidità di un uso concettuale assodato e millenario e ribaltare una consueta visione unicamente positiva dell’armonia tradizionale in favore di una più marcata preferenza nei confronti di un evento irrompente e lacerante come, ad esempio, un dono, che, capitato dal nulla, infrange la tanto ricercata armonia.

 

 

Nella fattispecie, il decostruttivismo francese di Jacques Derrida (1930-2004) ci introduce ad una stimolante rivisitazione teorica, rivolgendo il proprio interesse non tanto in direzione della congruità e coerenza delle parti (etimologicamente infatti il verbo greco armonìzein indica il buon incastro delle assi che formano la chiglia delle navi), bensì immaginando cosa accade quando tale compattezza, il continuum succitato, si interrompe d’improvviso. Dalla rottura dell’armonia scaturisce una serie di conseguenze spesso ritenute negative, poiché mal si adattano alla precedente condizione di insieme, anche se nella lettura derridiana infrangere il continuum equivale alla creazione di uno spiraglio attraverso cui scorgere la vera natura delle relazioni, del tempo e della realtà.

 

 

Il contesto al quale si vuol fare riferimento in questa sede è la dimensione economica, in cui Derrida contesta in maniera parziale il significato comunemente inteso del concetto di sistema economico, inteso come un insieme di scambi, reciprocità e relazioni bilaterali, tramite l'introduzione del sistema alternativo.  L’idea originaria è semplice e immediata, ossia ci si domanda se un sistema compatto e concluso, in cui tutti gli elementi che ne fanno parte circolano di mano in mano e di posizione in posizione, possa essere sufficiente a rendere conto della complessità del reale. Tale descrizione armonica della realtà prende il nome di economia ristretta e caratterizza il sistema economico basilare nonché una certa visione statica del mondo, in cui le parti possono essere ricollocate senza soluzione di continuità e senza generazione di scompensi, oscillazioni e malfunzionamenti. Tuttavia, all’interno della realtà, un gran numero di fenomeni aporetici e difficilmente riconducibili al continuum dell’economia ristretta inducono a pensare che sia necessario oltrepassare i confini di questo sistema economico. Affiora così l’esigenza di una trasgressione, o quantomeno il bisogno concettuale di un modello più ampio, che sia in grado di rispondere in primo luogo alla domanda atavica in filosofia sull’origine e dopodiché ai dubbi sull’efficacia di un modello armonico e chiuso in se stesso.

 

 

Come consueto nei testi di Derrida, una fonte da cui attingere la risposta proviene dalla letteratura, nella quale sovente ci si immerge per introdurre il lettore ad una tematica filosofica complessa, ma soprattutto per immergere il lettore stesso nella fitta, inestricabile ed infinita rete di rimandi e collegamenti che si sono sedimentati all’interno della produzione culturale, letteraria e filosofia nel corso del tempo.

La storia prescelta è un testo scritto dal poeta Charles Baudelaire e intitolato La moneta falsa, all’interno del quale si racconta di due amici che, all’uscita di una tabaccheria, incappano in un mendicante, al quale viene offerta una generosa elemosina da parte di uno dei protagonisti. L’elemento perturbante che chiude il brevissimo racconto è l’allusione, ipotetica e non verificata da nessun elemento concreto all’interno del racconto, alla falsità della moneta appena donata al pover’uomo, che pertanto, a sua insaputa, si troverebbe tra le mani una grossa fortuna, ma dal valore inconsistente.

La storia si sviluppa con un andamento chiaro e semplice lungo poche righe di testo; nonostante ciò, nella lettura di Derrida essa si colma di una portata filosofica di estremo valore. In questo breve racconto, l’occhio del decostruttivista ravvisa la contrapposizione tra la classica circolarità del denaro che passa di mano in mano e la rottura di tale monade, nel momento in cui il passaggio della moneta avviene in maniera gratuita, ma è adombrato e guastato dal dubbio della sua non autenticità, ossia della mancanza di valore.

 

 

Ciò che in sostanza Derrida desidera rendere esplicito al lettore è il dubbio sulla eterna validità di un paradigma armonico e auto-sussistente, dal momento che tale armonia sembra non avere un punto di origine e nemmeno un punto di sfogo. Pertanto, si insinua una diversa intuizione su come, invero, i rapporti tra gli individui e in generale tra le componenti della realtà possano avere inizio e tale momento incipitale è proprio una donazione, un qualcosa che sfugge alla classificazione e al “conio”, secondo un’unità di misura standardizzata. Derrida in altre parole spiega chiaramente che ripiegare all’interno di un sistema circolare in cui le parti sono ben congrue e tutte le monete (metafora di ciò che in generale ha un valore) sono al sicuro da falsari e raggiratori non significa altro che illudersi intorno ad una completa e armonica unità del reale, laddove al contrario tale blocco unitario è un costrutto calato ex-post all’interno della più ampia economia generale, che sorge invece grazie alla spontaneità del dono, accadimento circoscritto ad un attimo (implicito riferimento al kairòs degli Antichi) ignoto e non collocato lungo la linea di scorrimento del tempo.

 

 

All’interno di questo paradigma alternativo marchiato dalla decostruzione, che assume un valore quasi euristico, la distruzione di un continuum non significa perdita di realtà e consistenza, bensì consente una riappropriazione del tempo o quantomeno una più completa e profonda comprensione del mondo. La difficile collocazione del dono entro il sistema dell’economia ristretta sorge proprio dalla sua difficile riconducibilità a tale modello; nel racconto di Baudelaire sembra che “i conti non tornino” poiché non si capisce di quale esatto valore fosse la moneta, non si capisce e non si saprà mai se era una moneta vera o falsa e, infine, non si capisce a quale serie di eventi una tale donazione potrà dare luogo. Derrida presenta quindi un sistema che si potrebbe definire "del dono" e del «debordamento dal circolo da parte del dono».

 

Qui, nel riferimento all’orizzonte delle possibilità che si dipartono da un singolo evento, risiede un’importante chiave di lettura che dona maggiore chiarezza a quanto detto sinora. Se infatti restiamo chiusi all’interno di un mondo in cui ogni pezzo armonicamente combacia con il suo luogo proprio, rischiamo di appiattirci noi stessi ad una dimensione asettica e fondamentalmente statica. Diversamente, il tempo, la realtà e le cose in generale hanno un vero valore (come quello presunto della moneta falsa) solo quando accadono e infrangono l’armonia del continuum, ed è proprio tale penetrazione dell’evento, che, come un dono gratuito e inaspettato, produce nuove aperture ed educa ad andare al di là del confine.

 

Per saperne di più Per approfondire, si consiglia la lettura di J. Derrida, Donner le temps, Paris 1991 (in traduzione italiana a cura di G. Berto: Donare il tempo. La moneta falsa, Milano 1996) e J. Derrida, Marges – de la philosophie, Paris 1972 (in traduzione italiana a cura di M. Iofrida: Margini della filosofia, Torino 1997).

 

 

Image by TeroVesalainen on Pixabay

 

 


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