04 dicembre 2013

Ai confini delle realtà

di Vanda Biffani

intervista a Giuseppe Moro

 

Nella Plaza de Toros di Barcellona una quarantina di persone, in costume da scena, attendono istruzioni dal regista pluri premiato Xavier Mairesse. I gladiatori sono annoiati, prendono il sole, si ispezionano le narici e sonnecchiano stesi su tigri mansuete. Poi l'uomo disse: “Brulichi questa arena di esseri viventi, uccelli volino e uomini lottino!” Al segnale di un telecomando, improvvisamente, una folla di 10 mila comparse mai ingaggiate scatena l'inferno. È lo spot vincitore del Gold Award Best film of the year - Italy, realizzato grazie ad una tecnica di Visual Effects, denominata 3D, che tutto rende possibile nelle immagini in movimento. Giuseppe Moro, alias Grim, si è occupato del progetto. Debutta come writer, spazia tra disegno, pittura, illustrazione, grafica, character design, aerografia, design tipografico, murales e fotografia. Dal 2000 si dedica al mondo della post-production video come 2-3D artist.

 

La tua attività principale è il Visual Effects?

È il mio lavoro, ma mi occupo anche di altro, dipingo, fotografo. La fotografia fa parte di un percorso necessario, la uso molto quando faccio 3D, è un aspetto piuttosto importante. In realtà il 3D si applica molto spesso a delle immagini in movimento.

 

Cos'è il Visual Effects?

È un tipo di lavorazione digitale, consente di ottenere ciò che nella realtà non può succedere oppure non può essere girato per motivi tecnici. Per questo motivo ricerchiamo il fotorealismo, i soggetti che ricreiamo devono risultare così naturali da sembrare reali. Si tratta di una scultura in movimento che può reagire a forze, luci o altri fattori. Con questi parametri devi creare qualcosa che funzioni, che l'occhio possa riconoscere, come ad esempio il peso del personaggio. Se è una farfalla che vola, deve farlo con leggerezza. Di conseguenza le ali devono reagire con i giusti ritardi e la corretta dinamica. Generalmente, si studia ciò che deve essere realizzato con dei disegni preparatori, poi si inizia con la modellazione, che subirà diverse modifiche in lavorazione. Giunti ad uno step ottimale, si lavora su texture e materiali affinché permettano al modello di reagire a luci e ombre in maniera fisica, corretta. Si crea un set luci che illuminino il modello attenendosi a quelle del girato. Poi vengono applicati al modello i controlli necessari per l'animazione. A questo punto è pronto per essere animato e inserito nelle scene. Ogni scena viene processata per ottenere una sequenza di immagini che potranno essere associate al girato. Lavoriamo a stretto contatto con le case di produzione e agenzie, diciamo che è l'ultima fase della produzione. È un lavoro molto veloce, i tempi di produzione si sono accorciati notevolmente negli anni, non c'è mai molto tempo.

 

Quanto dura di solito una scena in 3D?

Spesso pochissimo e dipende da molti fattori, ma per lavorare un secondo in 3D possono occorrere anche due settimane. Per esempio: un ippopotamo che fa l'occhiolino. Bisogna catturare e sintetizzare l'essenza del movimento dell'animale reale. Quello vero non starà mai fermo, in 3D dovrà camminare come piace a te, essere naturale, simpatico e mai aggressivo. Se c'è acqua intorno, anche l'ippopotamo dovrà risultare bagnato. Un lavoro complesso che ha bisogno della conoscenza della fotografia, della composizione, della luce. Ho iniziato come disegnatore di storyboard per poi apprendere negli anni parte degli aspetti produttivi di questo mestiere. Ogni fase è importante per la riuscita di una buona scena.

 

Come viene distribuito un progetto?

Spesso ognuno di noi si occupa di una scena per poi finalizzarla. La maggior parte delle volte mi faccio carico della prima fase, quella che va dal disegno alla realizzazione del modello, altri preferiscono il rigging, l'animazione o il compositing. Per i tempi stretti che abbiamo, è veramente difficile fare tutto da soli. Capita spesso che si debba studiare un personaggio realizzando un character design. Il punto di forza di Xchanges vfx, lo studio del quale faccio parte, è il fotorealismo. Realizziamo principalmente spot pubblicitari, ma capita anche di lavorare ad altri progetti, come video musicali e cortometraggi. Recentemente abbiamo collaborato con Roberto Bolle, per creare la scenografia del suo ultimo spettacolo “Prototype”.

 

Come ti prepari?

Guardo video, fotografie o cerco immagini di riferimento, mi documento, faccio dei disegni per capire come potrebbe funzionare meglio ogni aspetto. Un ippopotamo che fa l'occhiolino non deve disturbare ma apparire naturale anche se non lo è. Si compensano tutte le altre mancanze in modo che l'ammiccamento sia tollerato dall'occhio umano, il resto dei movimenti deve funzionare al meglio, così come ogni singolo aspetto della produzione. È necessario essere molto più attenti del cliente, che va per certi sensi anticipato.

 

Secondo te che qualità deve possedere un operatore per fare questo lavoro?

L'ideale, all'inizio di ogni produzione, sarebbe avere le idee chiare, riuscire ad immaginare la scena finalizzata. È necessario poter risolvere ogni inconveniente di produzione e problematiche legate alle tempistiche di lavorazione. Questa professione include molteplici aspetti, la padronanza tecnica si può acquisire col tempo ma il senso estetico e la visone personale rimangono fondamentali e portano qualsiasi lavoro ad un livello più alto. Tempo ed esperienza aiutano, è necessario confrontarsi sempre, anche rispetto ai canoni estetici che cambiano continuamente, non accontentarsi e pretendere molto. Gli studi artistici, la fotografia, la scultura, sono elementi fondamentali nella mia creatività. Fanno parte di questo mestiere.

 

www.grimdcc.blogspot.com

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