05 maggio 2017

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino: trent’anni e non sentirli

di Gastone Saletnich

Torniamo indietro nel tempo. La felice intuizione di dedicare in Italia un Salone al libro fu di due torinesi nel lontano 1986: il libraio Angelo Pezzana e l’imprenditore Guido Accornero. All’epoca esistevano già le grandi rassegne di Francoforte e Parigi, l’idea di crearne una nel nostro Paese era vista semplicemente come una follia. Ricorderà in seguito Pezzana: «tutti mi rispondevano che in Italia i libri non li legge nessuno e che l’iniziativa sarebbe stata un fallimento». L’idea fu quella di dare vita a un Salone non provinciale, che fosse percepito come qualcosa di grande e innovativo, un momento di rottura con ciò che già esisteva. I due pionieri torinesi pensarono allora di coinvolgere gli scrittori. Questa fu la grande novità, questa la base sulla quale è nato e si è sviluppato il Salone di Torino.

La prima rassegna fu inaugurata il 18 maggio 1988 a Torino Esposizioni. Il logo: un libro che si apre in modo accogliente come una porta, fu disegnato da Armando Testa. Fin dal suo esordio, venne adottato un tema annuale, un filo conduttore con il quale s’intendeva unire i convegni e gli incontri più importanti, tradizione questa che dura tuttora. I numeri della prima edizione fecero subito capire che era nata un’idea vincente: 100.000 visitatori, 3600 operatori professionali, 958 insegnanti, 553 espositori. Da quel lontano 1988 l’appuntamento si è ripetuto ogni anno, con un successo di editori e pubblico crescente.

Dal 1992 la rassegna si trasferì al Lingotto appena restaurato. Per superare le crescenti difficoltà economiche e organizzative dei proprietari del marchio, nel 1998 il Salone venne interamente rilevato da Regione Piemonte, Provincia di Torino e Città di Torino, che ne affidarono la promozione e il progetto culturale alla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, già costituita e attiva fin dal 1994 accanto ai partner privati. L’evento cambiò nome per assumere quello di Fiera del Libro e alla presidenza della Fondazione fu nominato Rolando Picchioni, già sottosegretario ai Beni culturali e presidente del Consiglio regionale del Piemonte. Alla direzione editoriale venne chiamato lo scrittore Ernesto Ferrero, intellettuale torinese, legato alla casa editrice Einaudi. La scelta dell’inedita coppia si rivelò giusta, i due guidarono il Salone per circa 18 anni, portandolo ai livelli di altre famose rassegne internazionali.

Dal 2001 iniziò la tradizione di avere ogni anno un diverso Paese ospite d’onore, presente con un proprio ampio stand, autori ed editori, mostre, spettacoli, artisti, sguardi e approfondimenti sulla propria cultura. Tra gli altri ricordiamo: la Svizzera, l’Olanda, la Germania, il Brasile, l’Egitto, il Cile e la Russia.

Un nuovo e importante riconoscimento per questo impegno giunse nel 2002. La manifestazione diventò internazionale. Si cominciarono a potenziare i legami con i Paesi esteri e si rafforzarono i settori rivolti agli operatori professionali con due nuove aree: l’International Book Forum, dedicato alla contrattazione dei diritti di edizione e traduzione, e il Book Film Bridge, per la trasposizione cinematografica e televisiva delle opere letterarie.

Dal 2004 la rassegna si è arricchita ulteriormente. È nato il Salone Off, con il quale, i quartieri di Torino, uno dopo l’altro, sono stati invasi da iniziative di vario genere legate al mondo del libro.

In tempi più recenti il ruolo della fiera e della città che la ospita ha ricevuto l’ennesima consacrazione quando L’UNESCO, nel 2004, ha proclamato Torino Capitale mondiale del libro per il 2006-2007, assegnandole il testimone già affidato a Madrid, Alessandria d’Egitto, New Delhi, Anversa e Montréal.

Nel corso degli anni l’appuntamento ha assunto una dimensione sempre di maggior prestigio, grazie anche alla creazione di nuove iniziative e sezioni, destinate ad ampliare e differenziare la proposta culturale per il pubblico, gli operatori professionali e l’offerta commerciale. Va letta in questa chiave la nascita nel 2005 di Lingua madre, rassegna che ha definito ancora di più la vocazione internazionale del Salone e da cui l’anno successivo prende vita il Concorso nazionale Lingua madre, che premia le scrittrici straniere in Italia che hanno scelto di raccontare in italiano le loro esperienze. Ricordiamo tra le altre la somala Rahma Nur, vincitrice nel 2012, e la blogger belgradese Dragana Nikolic; i loro racconti ci hanno offerto il passaporto per un viaggio in mondi e culture altre, attraverso l’immaginario che hanno le donne straniere.

Un ulteriore salto di qualità per il salone si ha nel 2007, con la creazione del Bookstock Village, l’area del Padiglione 5 dedicata ai lettori da zero a vent’anni: incontri, laboratori, blog, mostre, librerie tematiche e internazionali. Proprio il Bookstock Village, che quest’anno festeggia i suoi dieci anni, ha rappresentato sin dalla sua nascita uno dei momenti più attesi della kermesse torinese. Una finestra aperta sul rapporto giovani/lettura, il luogo deputato dove gettare il seme della passione per il libro, un seme che, germogliando, si trasformi in desiderio delle nuove generazioni di diventare lettori appassionati e consapevoli. Lo spazio del Village è da sempre un’occasione d’incontro, approfondimento e confronto per chi si occupa di didattica e pedagogia, un momento in cui genitori e figli possono dialogare e confrontarsi attraverso i libri scelti insieme, una dimensione in cui anche i grandi possono tornare, per qualche ora almeno, un po’ ‘bambini’.

Dal 2012, infine, anche le località della cintura sono state coinvolte con un programma di incontri, presentazioni ed eventi in centinaia di luoghi canonici e non: biblioteche, librerie, parchi, ex fabbriche, scuole e impianti sportivi.

Nel corso degli anni, nonostante le crescenti difficoltà, il Salone ha rappresentato un punto di riferimento importante per l’intero sistema-cultura del nostro Paese, allargando il suo raggio d’azione non solo in ambito nazionale ma anche e soprattutto a livello internazionale. Il biennio 2015-2016 è stato forse il più duro: la kermesse torinese ha rischiato di sparire, stretta da mille difficoltà gestionali ed economiche. Nonostante questo, il peggio sembra essere passato e la rassegna torinese è pronta a festeggiare la sua trentesima edizione. Accanto alle storiche istituzioni fondatrici, quali nuovi soci della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura entrano nell’estate 2016 il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, oltre a importanti realtà produttive private. Dall’ottobre 2016 presidente è Mario Montalcini, mentre nuovo direttore editoriale è lo scrittore Premio Strega Nicola Lagioia, che è riuscito a dare nuova linfa vitale e a introdurre molte innovazioni per l’edizione del trentennale, come la nascita dell’iniziativa “libreria condivisa”. Cambia anche il presidente della Fondazione; da qualche settimana, infatti, è stato ufficialmente nominato Massimo Bray, già Ministro dei beni culturali e direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Tema di questa edizione, che si terrà dal 18 al 22 maggio, sarà Oltre il confine.

 

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