25 maggio 2017

Il banchetto che cambiò la storia di Francia

Il protagonista di questa vicenda si chiama Nicolas Fouquet, lo Scoiattolo come viene chiamato, ed è il potente sovrintendente delle Finanze di Luigi XIV, re di Francia. Temi di questa vicenda, che alla fine assume i toni del dramma, sono l’ambizione e l’invidia, la sottile dissimulazione e l’inganno, il denaro e il potere, ma anche la lealtà e il senso dell’amicizia, l’innato gusto per il bello unito al grande mecenatismo. È, Fouquet, l’uomo più potente di Francia, il più vivace e più brillante. Sarà preso nella morsa di due spietati epuratori: Luigi XIV e Colbert.

Parigi, 10 marzo 1661, il cardinal Mazzarino è morto pochi giorni prima, il re indice una riunione straordinaria del suo consiglio ristretto. Sono presenti otto persone in tutto più il sovrano. Ai convenuti Luigi manifesta la sua volontà di prendere le redini del governo del regno, di limitare la loro autonomia e di subordinarla alle sue decisioni. Fouquet sente che il suo potere, fino ad allora incontrastato, è in serio pericolo e decide così di organizzare un grandioso ricevimento nel suo castello di Vaux-le-Vicomte in onore del suo sovrano. Lo scopo è di consolidare e mantenere la sua posizione ed evitare che tutto il lavoro di anni vada perduto.

La dimora del sovrintendente riflette il successo del suo proprietario: i giardini, le fontane e i laghi, gli arredi, le collezioni di oggetti d’arte. Per il suo abbellimento erano stati impegnati i più grandi talenti artistici del momento: l’architetto Louis Le Vau, il pittore Charles Le Brun e l’architetto dei giardini André Le Nôtre. Quel castello meraviglioso ben rappresenta il motto della famiglia del sovrintendente “Quo non ascendat?” (Fino a dove non salirà?). Brillante, magnifico, spregiudicato, Fouquet è un mecenate generoso e un amante delle donne, la sua è stata un’ascesa spettacolare, troppo per non suscitare le invidie dello stesso sovrano.

Il 17 agosto 1661 il banchetto è pronto, nelle intenzioni di chi l’ha organizzato deve essere spettacolare. Tutto è minuziosamente organizzato per accogliere gli invitati, più di tremila raccontano le cronache. Tutto è predisposto alla perfezione per garantire “le plasir du roi”. Decine e decine di persone hanno lavorato sotto la guida sicura di François Vatel, tra i più celebri cuochi del regno, per predisporre ogni cosa in modo impeccabile.

Dopo una visita agli splendidi giardini, il re e la sua corte vengono condotti all’interno del palazzo, dove viene servita la cena. Per Luigi è stato predisposto un banchetto pantagruelico, la sua tavola è magnificamente allestita con posate in oro massiccio e splendide porcellane. Si susseguono cinque servizi con cibi assolutamente straordinari, mentre un’orchestra di cimbali, trombe e violini allieta gli invitati.

Il sovrano si sente sovrastato da tanta magnificenza e dissimula il suo disagio dispensando sorrisi al suo ospite. Come ricorderà in seguito Madame de La Fayette «Il re rimase sorpreso e Fouquet sorpreso nel vederlo sorpreso». Il sovrintendente era riuscito ad offuscare la luce del ‘Sole’. L’invidia è un sentimento letale, che viene sempre sottovalutato da chi non la prova. Fouquet è diventato troppo potente, il re per la prima volta si sente nella scomoda posizione di subordinato, satellite del suo prestigioso ospite. Per il concetto che Luigi ha del suo potere e della monarchia quell’uomo deve sparire; del resto la sua estromissione è stata già decisa qualche giorno prima. Quel sontuoso ricevimento non ha fatto altro che rafforzare i propositi del re, rendendoli ancora più drastici.

Pochi giorni dopo la grande festa all’ufficiale dei moschettieri Charles de Batz-Castelmore d’Artagnan viene ordinato di raggiungere Fouquet a Nantes e di arrestarlo. La sua fine è scritta, passerà il resto dei suoi giorni in una angusta cella nella fortezza di Pinerolo (allora periferia estrema del regno di Francia), dove morirà il 23 marzo 1680.

 

 

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