14 luglio 2015

"Il caso Bellwether": un triangolo misterioso

di Tamara Baris

Cambridge, una sera come tante: «la luce grigio scuro del pomeriggio se n’è andata già da un pezzo, e sui viali acciottolati della città vecchia regnano il buio e il silenzio» (p. 11). È in questa atmosfera che inizia la storia di Oscar Lowe, nel romanzo d’esordio di Benjamin Wood: a ritroso, tornando al punto di non ritorno, all’incontro con Iris Bellwether, dopo le due pagine che fanno iniziare la storia violentemente, con un ritrovamento di cadaveri in una casa della campagna inglese. Poi prende il via una ricostruzione minuziosa degli eventi.

Il romanzo, pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie nella traduzione di Maurizio Bartocci e Valerio Palmieri, è diventato un caso editoriale in Inghilterra (il titolo originale è The Bellwether Revivals). In Francia il libro ha vinto il prestigioso Prix du Roman Fnac. Presto diventerà un film. Intanto è uscito il secondo libro di Wood, The Ecliptic.

Buio e silenzio, si diceva: Il caso Bellwether conserva la grigia atmosfera iniziale, ma non il silenzio, perché è la musica il motore primo della storia che prende il via quando Lowe, un ventenne come tanti, incontra il mondo spietato e annoiato dell’alta borghesia, conoscendo, appunto, Iris. Rapito dalla musica, Oscar entra nella cappella del King’s College e la vede: una sorella in ombra; una ragazza di fascino, intelligente. L’ombra è quella del fratello Eden, musicista come lei: il talentuoso organista che aveva attirato Oscar in chiesa con il suono del suo strumento.

Wood esplora e tenta di spiegare l’importanza emotiva della musica: è la musica che unisce e divide, che crea e distrugge. Eden è il manipolatore, Oscar un anello di congiunzione tra mondi diversi che si inserisce nel legame tra i due fratelli e crea un triangolo in cui nulla è dovuto al caso. Oscar è l’infermiere che assiste il dottor Paulsen. Paulsen e Crest: la malattia; la cura; la musica malata che cura. Sembrano nomi a caso; del resto fornire troppe indicazioni rovinerebbe la sorpresa, perché la bellezza di un puzzle, anche di un puzzle scritto, sta nel vedere il disegno intero che si ricostruisce lentamente da un insieme di tessere apparentemente prive di significato.

Ma nelle storie, e in letteratura, i nomi non sono mai solo nomi, e se le storie raramente conoscono le coincidenze, non sarà certo un caso neanche questo triangolo onomastico, se è vero che Oscar vuol dire guerriero di Dio e questa è anche la storia della sua lotta, mentre si delineano i confini e cresce la tensione psicologica del romanzo, tra fede e ragione, tra genio e follia. Eden, invece, è un nome adespoto, senza santi; non luogo di piacere, ma piacere che manipola ed è manipolato. Poi c’è Iris, «Iris, come il genere» (p. 18), come precisa lei stessa, e non come il fiore, come penserebbero tutti, perché Iris Bellwether è un fiore difficile da coltivare, non uno come tanti. Iris che etimologicamente è il tramite, il messaggero degli dèi, di quegli dèi sbagliati e umanamente vinti che i Bellwether e gli altri compagni del college rappresentano alla perfezione. Oscar, infine, è la benedizione della normalità: «è una benedizione parlare con una persona normale» (p. 29), dice Eden al giovane infermiere in una delle loro chiacchierate.

Un legame forte e al tempo stesso instabile, fallace, tiene insieme i  due fratelli, musicisti divisi tra emotività e ragione, con le loro numerose discussioni («Non faremo un’altra volta questa discussione, ti avviso», p. 33). Il legame a poco a poco si scopre: Iris racconta e cerca l’aiuto di Oscar per far venir fuori il vero Eden, personaggio affascinante e controverso che crede che con l’ipnosi si possa influenzare lo stato emotivo delle persone, rifacendosi a Johann Mattheson.

Il caso Bellwether è una storia che indaga l’abisso umano, thriller solido che porta lentamente a scoprire le trame nascoste, tra vecchi amori, infanzie dei protagonisti, iniziazioni e ritrovamenti. Il dolore; il giusto ordine delle cose; l’armonia; la musica e l’ipnosi, tra ritagli di giornale e ritagli di possibilità. Il romanzo forse è come una delle esecuzioni narrate in una delle sue pagine: «una melodia incalzante, impaziente» (p. 300). È la storia di Eden, di Iris e Oscar, l’infermiere del dottor Paulsen che lavora «in un posto che si chiama Cedarbrook» (p. 17), un bell’edificio antico, ricoperto di glicine.

 

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