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Il contratto di rendimento energetico
(Energy Performance Contract)

di Pierluigi Piselli,Silvano Mazzantini, Annalisa Stirpe (*)

1. Il contratto di rendimento energetico (o secondo la terminologia anglosassone Energy Performance Contract,o EPC) è il contratto con il quale un soggetto “fornitore” (normalmente una Energy Saving Company, o ESCO) si obbliga al compimento - con propri  mezzi finanziari o con mezzi finanziari di terzi soggetti -  di una serie di servizi e di intereventi integrati volti alla riqualificazione e al miglioramento dell’efficienza di un sistema energetico (un impianto o un edificio) di proprietà di altro soggetto (beneficiario), verso un corrispettivo correlato all’entità dei risparmi energetici (preventivamente individuati in fase di analisi di fattibilità) ottenuti in esito all’efficientamento del sistema (la definizione dell’istituto in parola si rinviene nella Direttiva CE/32/2006, che ha trovato attuazione in Italia con il D.lgs. n. 115/2008).
L’oggetto del contratto si sostanzia dunque nella individuazione, progettazione e realizzazione di un livello di efficienza energetica con riferimento ad un determinato impianto o edificio, tale da consentire un risparmio di spesa sulla bolletta energetica del cliente.
Il rapporto contrattuale vede coinvolte normalmente due parti, il “beneficiario” e il “fornitore”; quest’ultimo, di norma, anticipa i costi degli investimenti necessari per gli interventi da realizzare o comunque assume l’obbligo di reperire i mezzi finanziari presso soggetti terzi (normalmente, istituti di credito). In talune ipotesi, peraltro, il soggetto finanziatore, laddove diverso dal “fornitore”, entra anch’esso nel rapporto contrattuale di EPC in qualità di parte: si instaura, cioè, un rapporto trilaterale, che vede direttamente coinvolto anche il soggetto finanziatore nello schema fondamentale dell’operazione. Collegati all’EPC, poi, sono di norma tutti quegli accordi di carattere strumentale, che il fornitore stipulerà in relazione all’esecuzione del progetto e al fine di prestare le specifiche garanzie eventualmente richieste dal contratto.
L’EPC è un contratto di durata caratterizzato dall’onerosità e corrispettività delle prestazioni. Il sinallagma contrattuale si sostanzia essenzialmente in un do ut facias; è tuttavia presente, e necessario per la buona riuscita dell’operazione, un certo grado di cooperazione del cliente nell’attività del fornitore; in ogni caso, si deve ritenere che l’obbligazione del fornitore sia un’obbligazione di risultato. Il fornitore, infatti, si obbliga sostanzialmente al conseguimento del risparmio energetico da parte del sistema sottoposto all’intervento; il cliente, per parte sua, è chiamato ad osservare determinate norme di comportamento, previamente determinate, che nella fase di valutazione del raggiungimento del risultato promesso dal fornitore devono essere tali da non falsare la misura dell’adempimento.
Solo di recente il legislatore italiano, recependo la già citata Direttiva CE/32/06, attraverso il D.Lgs. 115/2008, ha introdotto (o meglio tradotto) la nozione normativa del contratto di EPC (o, come lo chiama il legislatore italiano, contratto di rendimento energetico), definendolo come “accordo contrattuale tra il beneficiario e il fornitore riguardante una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, in cui i pagamenti a fronte degli investimenti in siffatta misura sono effettuati in funzione del livello di miglioramento dell’efficienza energetica stabilito contrattualmente” (art. 2, lett. l, D.lgs. cit.).
Come si vede, la norma individua essenzialmente il meccanismo contrattuale, incentrato sostanzialmente sulla performance, senza provvedere però ad una tipizzazione rigorosa attenta alla prassi e utile alla concreta regolamentazione degli interessi in gioco. L’EPC, dunque, è un contratto nominato nel nostro ordinamento, in quanto previsto dal legislatore; tuttavia è un contratto atipico, poiché privo di un compiuta disciplina legislativa.
In effetti, sembra proprio che il legislatore abbia intenzionalmente affidato alla piena autonomia contrattuale delle parti la regolamentazione del rapporto, al fine di renderlo quanto più congruo all’assetto di interessi concretamente  perseguito dalle parti, ferma restando, naturalmente l’applicazione dei principi generali in materia di obbligazioni e contratti.
La formazione del contratto di efficienza energetica rappresenta, perciò, una fase delicata, implicando non solo la puntuale definizione del rapporto inter partes (l’esatta regolamentazione, perciò, dei ruoli, delle responsabilità, dei rischi e dei benefici dell’operazione, delle garanzie, anche attraverso clausole volte a ripartire e a attenuare i rischi propri dell’intervento), ma anche la valutazione di aspetti di carattere tecnico ed economico – finanziario dell’intervento vero e proprio, sulla base di studi di fattibilità tecnica ed economica del progetto. La precisa identificazione delle componenti essenziali del progetto (natura, quantità, “security fence”) deve avvenire, dunque, in un momento antecedente la stipula del contratto. La fase, per così dire, propedeutica alla stipula del contratto, ovvero la fase progettuale assume un’importanza centrale, in quanto dalla bontà del progetto dipende la riuscita dell’intervento di riqualificazione; ma la fase della stipula, o meglio, della redazione del contratto è altrettanto importante, in quanto le variabili (anche esecutive) degli interventi di riqualificazione sono tante e tali da dover essere puntualmente definite in sede di regolamentazione contrattuale, che dovrà essere quanto più possibile modulata al tipo di intervento da realizzare sulla base del progetto approvato.     
L’Energy Performance Contract (EPC) è il modello contrattuale che caratterizza l’attività delle Energy Service Companies (ESCO). Se è vero, infatti, che le ESCO si caratterizzano quali operatori del mercato dei servizi energetici in grado di avere una visione d’insieme della problematica energetica del cliente, gestendo e coordinando le diverse fasi volte all’individuazione, progettazione e realizzazione dell’intervento che meglio garantisce il raggiungimento dell’efficienza energetica di strutture e impianti, l’EPC è senza dubbio lo strumento che sintetizza l’operatività di questi soggetti. La definizione del contratto, di conseguenza, può dirsi coincidente con la definizione della stessa attività caratteristica delle ESCO.
Ed infatti, come si è detto, l’EPC è un contratto basato essenzialmente sul rendimento in termini di efficienza ottenuto dal sistema energetico interessato dall’intervento che forma l’oggetto del contratto stesso. In particolare, con la formula in parola, la ESCO - attraverso una fase preliminare di studio e analisi del sistema energetico nella sua globalità - individua l’intervento più opportuno al fine del conseguimento dell’efficienza e fissa un certo margine di risparmio conseguibile. Il rapporto contrattuale vede poi la ESCO obbligata alla cura ed al coordinamento di tutte le attività volte alla progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione dell’intervento individuato, attraverso l’assunzione su di sé del rischio tecnico e, a seconda delle diverse varianti, anche del rischio finanziario e della garanzia in senso tecnico-giuridico circa l’effettivo raggiungimento del livello di risultato ipotizzato.
La peculiarità del meccanismo contrattuale descritto sta nel fatto che la ESCO viene remunerata sulla base dei risultati effettivi che il cliente consegue attraverso l’implementazione e l’ammodernamento della tecnologia, degli impianti e delle strutture esistenti.
Con l’EPC la ESCO assume su di sé la responsabilità dell’individuazione, programmazione, progettazione e realizzazione di un’iniziativa – normalmente una riqualificazione immobiliare – che determina il miglioramento dell’efficienza energetica, laddove possibile anche attraverso l’impiego di fonti rinnovabili, agganciando la remunerazione della propria attività al flusso di cassa dei risparmi realmente ottenuti nel corso di un certo arco temporale, durante il quale la ESCO cura di norma anche la gestione e la manutenzione degli impianti. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, è la stessa ESCO a finanziare l’iniziativa, recuperando nel tempo i costi dell’intervento e dell’investimento utilizzando i proventi dell’operazione, con la conseguenza che la ESCO non ammortizza le spese sostenute se l’intervento realizzato non consegue il risparmio di energia stimato inizialmente. Ulteriori varianti possono prevedere la garanzia del risultato, che viene dunque a rappresentare un autonomo obbligo che la ESCO assume nei confronti del cliente.
L’EPC si attua, dunque, normalmente utilizzando e combinando il meccanismo del Finanziamento Tramite Terzi (FTT). E’opportuno evidenziare sin d’ora come il FTT postuli essenzialmente la fornitura da parte di un terzo delle risorse necessarie alla realizzazione del progetto. Anche il FTT è stato recentemente definito dal legislatore che, all’art. 2, lett. m) del già citato D.Lgs. 115/2008 (di recepimento della Direttiva CE/32/2006 ne dà la seguente nozione: “accordo contrattuale che comprende un terzo, oltre al fornitore di energia e al beneficiario della misura di miglioramento dell’efficienza energetica, che fornisce i capitali per tale misura e addebita al beneficiario un canone pari a una parte del risparmio energetico conseguito avvalendosi della misura stessa. Il terzo può essere una ESCO”. Dalla stessa definizione legislativa, emerge chiaramente come l’accordo di FTT venga in realtà a sovrapporsi a quelle stesse varianti dell’EPC in cui è la ESCO ad assumere su di sé il rischio finanziario dell’intervento proposto.
 
2. In relazione alla ripartizione dei rischi, alla copertura del finanziamento ed alla remunerazione della ESCO, gli interventi di prestazione energetica possono dar luogo alle seguenti tipologie di EPC:
1) il First out, in cui la ESCO fornisce essa stessa il capitale o ricorrendo a finanziatori terzi. Il risparmio energetico conseguito viene interamente utilizzato per ripagare il finanziamento dell’intervento e remunerare l’attività della ESCO. Il contratto solitamente ha una durata di circa 3-5 anni. Alla scadenza contrattuale il risparmio va interamente afavore del cliente che diventa proprietario degli impianti e delle opere eseguite. Con questo approccio la ESCO incamera il 100% dei risparmi realmente ottenuti fino alla scadenza contrattuale. Tutti i costi e i profitti sono dichiarati in anticipo e i risparmi sono impiegati innanzi tutto per la copertura completa di questi costi. La ESCO mantiene la proprietà dell’impianto fino alla scadenza del contratto, successivamente alla quale lo stesso si trasferisce nella titolarità del cliente.
2) lo Shared Savings, in cui, come nel modello precedente, la ESCO fornisce il capitale con fonti proprie o ricorrendo a finanziatori terzi; tuttavia, le parti si accordano sulla suddivisione dei proventi del risparmio. I contratti hanno una durata di circa 5-10 anni in considerazione del fatto che soltanto una quota del risparmio contribuisce al recupero dell’investimento iniziale. Durante l’esecuzione del contratto la proprietà degli impianti e delle opere rimane in capo alla ESCO e alla scadenza contrattuale si trasferisce al cliente. In un contratto a risparmi condivisi, dunque, l’investimento viene rimborsato sulla base di un accordo, tra la ESCO e l’utente finale, di suddivisione della quota di risparmio determinato dallo studio di fattibilità. Come nel modello First Out,la ESCO oltre al rischio tecnico inerente alla performance a cui è legata la sua remunerazione, assume anche il rischio finanziario.
3) Nel Guaranteed Savings il soggetto finanziatore è un soggetto terzo diverso dalla ESCO e dal cliente ma in questo modello è il cliente che sottoscrive il prestito, mentre la ESCO normalmente assume il ruolo di reperire ed organizzare il finanziamento, oltre a garantire un certo livello di rendimento in base al quale riceve il compenso dal cliente. Il contratto dura circa 4-8 anni. Secondo questa formula, dunque, la ESCO si impegna essenzialmente a garantire che i risparmi non siano inferiori ad un minimo concordato, stabilito sulla base dell’analisi di fattibilità. La garanzia del risparmio si esplica attraverso formule che prevedono un indennizzo in favore del cliente in caso di consumi maggiori rispetto a quelli garantiti; nel caso in cui, invece, si conseguano risparmi superiori a quelli attesi, questi andranno normalmente a beneficio del cliente. Per quanto concerne la formula contrattuale denominata Guaranteed Savings (quella più diffusa negli Stati Uniti) il cliente finale finanzia la progettazione e l’installazione del miglioramento delle misure di efficienza, assumendosi l’obbligo contrattuale del pagamento e il conseguente rischio di credito. Il prestito, in questo modo, grava sul bilancio del cliente e riduce, come in un prestito ordinario, la  capacità d’affidamento della ESCO che, se l’esposizione fosse garantita diversamente,  potrebbe essere impiegata per finanziare altre iniziative. Il ruolo della ESCO è quello di reperire il finanziamento assumendosi il rischio tecnico relativo alla riuscita della riqualificazione. La ESCO si impegna a garantire che i risparmi non siano inferiori ad un minimo concordato, stabilito sulla base delle attività di auditing. Questa modalità è sempre una modalità di performance contracting: il cliente continua a pagare le bollette delle precedenti utilities e le fatture combustibili e paga alla ESCO un canone con il quale remunera il servizio di gestione (O&M: Operations & Maintenance). In tal caso il totale della spesa annua non supera comunque la spesa energetica “storica” del cliente; in questo caso, però, la ESCO dovrebbe avere esperienza, referenze e asset per potere offrire al cliente le garanzie sul risparmio (direttamente o mediante forme assicurative note come performance bond).
4) Un’altra forma di finanziamento degli interventi è quella del cosiddetto Four Step che consiste nella ottimizzazione della conduzione e manutenzione ordinaria (Step 1 - O&M: Operation and Maintenance); i risparmi ottenuti dall’O&M finanziano interventi di efficientamento semplici e a basso costo (Step 2); i risparmi generati da O&M e primi interventi finanziano l’implementazione di misure di taglia media (Step 3); i risparmi derivanti dalle tre fasi precedenti forniscono le risorse per le modifiche più impegnative e a più lungo tempo di ritorno (Step 4).
5) Una tipologia di scarsissimo utilizzo in Italia è quella del Pay from saving, un contratto di tipo Guaranteed Savings con cui si stabilisce che le rate di rimborso del prestito, che il cliente deve alla banca, non siano fisse, ma indicizzate agli effettivi risparmi conseguiti. In tale schema il piano di restituzione del debito dipende dal livello dei risparmi, in caso di risparmi alti il periodo debitorio sarà inferiore; in tale modello tuttavia il finanziatore deve essere in grado di valutare la bontà del progetto anche nella sua durata, nonché una serie di variabili.
6) Un altro modello è detto Build-Own-Operate & Transfer (BOOT); secondo tale modello la ESCO progetta, costruisce, finanzia, ha la proprietà e si occupa della conduzione del nuovo impianto per un certo periodo di tempo fissato, al termine del quale trasferisce la proprietà al cliente. Il cliente è di solito un’impresa speciale costituita per uno specifico progetto o missione. Il contratto BOOT sta  avendo una certa diffusione in Europa soprattutto per il finanziamento di impianti particolari; anche questa denominazione indica un tipo di contratto di Finanziamento Tramite Terzi.
7) Con il First in, all’utente viene garantita una determinata riduzione delle spesa energetica storica sostenuta negli anni precedenti all’intervento; così ad esempio, potrà essere garantita una riduzione minima della spesa energetica pari al 5% dell’importo risultante dall’ultima fattura. Il risparmio economico conseguito per effetto dell'intervento effettuato dalla ESCO - responsabile degli impianti, di cui manterrà la proprietaria e la gestione fino alla conclusione del contratto - viene introitato dalla ESCO per tutta la durata contrattuale che sarà fissata nel numero di anni necessari alla ESCO per coprire l'investimento da effettuare più l'utile di impresa, secondo le previsioni di risparmio energetico di progetto. Naturalmente, i criteri per la valutazione del risparmio previsto e per la verifica del risparmio effettivamente conseguito, vengono contrattualmente definiti. Normalmente la durata di tale tipo di contratto ha tempi è di sette o otto anni, anche se può essere pattuita una durata maggiore (o minore, ma quest’ultima ipotesi si verifica raramente). Di norma l’utente deve pagare un importo totale annuo suddiviso in dodici rate di pari importo, che viene conguagliato a fine anno a favore dell’utente, nell’ipotesi in cui il risparmio effettivamente ottenuto superi la misura garantita. Tale tipologia contrattuale consente all’utente di ottenere una serie di vantaggi, quali la preventiva conoscenza dell’ammontare della spesa energetica da affrontare; la rateizzazione della spesa energetica in importi fissi mensili, con eventuale conguaglio annuale; la riduzione dei costi amministrativi; il conseguimento di un risparmio energetico minimo garantito.
8) Secondo lo schema contrattuale dello Chauffage, il cliente affida la gestione dei propri impianti alla ESCO che provvede al pagamento delle bollette energetiche e delle fatture dei combustibili per tutta la durata del contratto, dietro il corrispettivo di un canone pari alla spesa energetica che il cliente affrontava prima dell’entrata in vigore del contratto, meno uno sconto pattuito. 
In sostanza, con lo Chauffage (asset ownership) viene posto in essere una sorta di outsourcing, cioè un’operazione in cui l’utente affida ad un terzo lo svolgimento di un’attività che in passato svolgeva in proprio. 
Il modello contrattuale in questione è normalmente applicato ai servizi di climatizzazione, ma può adattarsi anche ad altri tipi di fabbisogni energetici.
In alternativa, può essere pattuito un prezzo per unità di “servizio finale” venduto - che include tutti gli oneri contrattuali - scontato rispetto al costo storicamente sostenuto dall’utente dell’impianto affidato alla gestione della ESCO.
Dunque, anche lo Chauffage presenta i connotati del c.d. performance contracting, essendo volto a garantire all’utente il conseguimento di una quota di risparmio ed essendo la remunerazione della ESCO rapportata all’efficienza raggiunta; e anche in tale schema contrattuale il performance contracting si combina con il Finanziamento Tramite Terzi: la ESCO interviene finanziando gli interventi di manutenzione/ammodernamento e/ adeguamento degli impianti esistenti (c.d. revamping ) che a fine contratto verranno consegnati al proprietario.
Di norma la durata dei contratti di Chauffage, che può giungere a venti-trenta anni, è più lunga rispetto a quella degli altri modelli contrattuali, anche e soprattutto al fine di consentire un adeguato tempo di recupero degli investimenti sugli impianti.
Ed è il contratto di Chauffage lo schema contrattuale maggiormente simile a quello più adeguato al soddisfacimento delle esigenze della Pubblica Amministrazione, denominata “gestione calore” o “servizio energia”.
In particolare, con il contratto di “gestione calore a forfait” il fornitore assume l’impegno di garantire il mantenimento di una determinata temperatura (contrattualmente pattuita) negli edifici occupati dagli utenti per gli orari e i periodi pattuiti, dietro un corrispettivo forfetario.
Nel contratti di “gestione calore a gradi-giorno” per ogni grado-giorno fornito è prevista una determinata tariffa che copre tutti gli oneri contrattuali; l’importo consuntivo si ottiene moltiplicando il prezzo unitario contrattuale per i gradi-giorno effettivi stagionali.
9) Anche il contratto servizio energia “Plus” è una delle fattispecie di contratto di rendimento energetico. Esso deve soddisfare determinati requisiti, oltre a quelli già indicati per i contratti servizio energia. Un contratto “Plus”, in particolare, deve prevedere la riduzione dell'indice di energia primaria per la climatizzazione invernale di almeno il 10 per cento rispetto al corrispondente indice riportato sull'attestato di certificazione, mediante la realizzazione degli interventi strutturali di riqualificazione energetica degli impianti o dell’involucro edilizio indicati nell’attestato di certificazione e finalizzati al miglioramento del processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia. Per essere qualificato come contratto servizio energia Plus, un contratto deve inoltre includere l'installazione, laddove tecnicamente possibile, di sistemi di termoregolazione asserviti a zone aventi caratteristiche di uso ed esposizione uniformi o a singole unità immobiliari, ovvero di dispositivi per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali, idonei ad impedire il surriscaldamento conseguente ad apporti aggiuntivi gratuiti interni ed esterni.
 Il contratto servizio energia Plus può inoltre prevedere uno strumento finanziario per i risparmi energetici finalizzato alla realizzazione di specifici interventi volti al miglioramento del processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia, alla riqualificazione energetica dell’involucro edilizio e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.                       
I vantaggi di queste tipologie di operazione sono essenzialmente: l’assenza di oneri finanziari per il cliente; il trasferimento della totalità dei rischi tecnici e finanziari in capo alla ESCO (considerato che il corrispettivo e il recupero dei costi sono entrambi legati all’entità dei risparmi ottenuti); la possibilità di fruire dell’esperienza e competenza specialistica che la ESCO offre nel settore dell’efficienza energetica. Gli aspetti critici, invece, si rinvengono fondamentalmente nella necessità di un’attenta valutazione del progetto ai fini della fissazione del termine di durata del contratto; nella necessità di una stima il più possibile realistica e precisa dei consumi di riferimento; nella complessità strutturale che il contratto di per sé presenta; nella scarsa conoscenza dello strumento da parte della committenza e del sistema bancario; nel rischio di intempestività dell’attuazione dei diritti nell’eventuale fase patologica del rapporto, per le stesse carenze strutturali del nostro sistema giudiziario.
Ma, in relazione ai vantaggi e alle caratteristiche di cui si è detto, l’EPC si rivela uno strumento particolarmente utile ed interessante per quei soggetti, pubblici o privati, che abbiano la necessità di effettuare ingenti interventi di miglioramento e di riqualificazione degli edifici e/o degli impianti, ma che siano tuttavia sprovvisti di esperienza tecnica nel campo energetico o di adeguata informazione sugli strumenti e sulle tecnologie, e che non abbiano a propria disposizione sufficienti risorse finanziarie. In particolare, per le Pubbliche Amministrazioni, il ricorso al FTT presenta innegabili vantaggi, tenuto conto delle stringenti regole che governano la spesa pubblica: il FTT consente, infatti, di rinnovare gli impianti senza ricorrere a stanziamenti di bilancio per la realizzazione di nuove opere, utilizzando semplicemente i meccanismi contabili delle spese per acquisto di servizi.
Appare, pertanto di tutta evidenza come, sotto il profilo delle obbligazioni assunte dal cliente (beneficiario dell’intervento), debba considerarsi improprio affermare che gli interventi effettuati con l’EPC vengano effettuati a costo zero.
Se è vero, infatti, che le risorse finanziarie sono di regola approntate – in via diretta o indiretta - dalla ESCO, tuttavia, il cliente, da un lato, rinunzia a fare in proprio interventi di efficientamento energetico sugli impianti oggetto dell’EPC per tutta la durata dello stesso e, dall’altro, cede i risparmi futuri che divengono, quindi, il vero corrispettivo contrattuale.
Ne deriva che l’EPC deve considerarsi, in ogni caso, contratto a titolo oneroso, sia pure con accentuate peculiarità nella determinazione e corresponsione del corrispettivo.     
 
3. Per la realizzazione di un progetto di performance energetica tramite lo strumento dell’EPC, è necessario costruire un sistema di relazioni, economiche e contrattuali, fra diversi soggetti.
In particolare una prima distinzione può essere tracciata tra parti essenziali e parti eventuali del contratto.
Saranno parti essenziali dell’operazione quel soggetto che – come si è visto - il D.lgs. n. 115/2008 chiama “fornitore” e che normalmente è rappresentato da una ESCO e il “beneficiario”, ovvero, l’utente dell’intervento.
Ma nell’operazione possono intervenire anche altri soggetti da considerarsi parti eventuali quali enti o istituzioni finanziarie che partecipano (in quota parte o per l’intero) al finanziamento dell’intervento di riqualificazione e il gestore (soggetto deputato a gestire le tecnologie installate e finalizzate a produrre il risparmio energetico). Tali ultimi soggetti, infatti, possono mancare laddove sia la stessa ESCO a finanziare l’intervento di riqualificazione. Il secondo mancherà laddove sia la ESCO ad assumere la gestione dell’impianto o degli impianti realizzati senza procedere ad esternalizzare tale attività al gestore.
Dal punto di vista pratico, come detto, la ESCO si configura come un soggetto giuridico a sé stante che promuove un intervento di razionalizzazione energetica, finanziato tramite proprio investimento, nei confronti di un utente o di un gruppo di utenti al fine di raggiungere un obiettivo di risparmio.
In particolare, alla ESCO fanno capo diversi compiti e conseguenti responsabilità: - alla ESCO spetta l’assunzione del rischio tecnico e commerciale dell’operazione, connesso all’eventualità di un mancato risparmio energetico, a fronte della stipula di un contratto pluriennale in cui siano prefissate tariffe e prestazioni;
- l’eventuale indebitamento nei confronti delle istituzioni finanziarie per il reperimento del capitale necessario, sia nella fase d’investimento (realizzazione degli impianti), sia nella fase di gestione (capitale circolante);
- la conduzione tecnica degli impianti e delle connesse attività di monitoraggio e manutenzione. Tali attività possono essere svolte con personale proprio o attraverso operatori esterni alla ESCO;
- l’acquisto nei confronti dei fornitori di tecnologie, attrezzature, opere edili, servizi di conduzione.
Le prestazioni della ESCO possono dipendere poi dal modello contrattuale adottato nel caso specifico.
 
4. L’EPC, come si è detto, presenta delle peculiarità proprie che non consentono di risolverne la portata e i tratti essenziali in nessuna delle tradizionali figure contrattuali, note per previsione legale o diffusione nella pratica. Il confronto con questi modelli, tuttavia, ed in particolare con quelli che presentano elementi simili o di contatto con il tipo oggetto di analisi, è utile al fine di isolare gli elementi caratterizzanti di questo strumento contrattuale che, sebbene stenti ancora ad affermarsi, è comunque destinato ad avere larga risonanza e diffusione.
Prendendo le mosse dal contratto di mandato, si arriva piuttosto agevolmente a concludere che l’EPC e questo modello legale non siano di per sé sovrapponibili.
È innanzi tutto l’oggetto del contratto ad allontanare significativamente le due formule contrattuali. Se l’oggetto del mandato, infatti, consiste nel compimento di atti giuridici, l’oggetto dell’EPC si individua nel compimento di interventi di efficienza con riferimento ad un determinato sistema energetico, e dunque essenzialmente nell’esecuzione di atti materiali. È evidente che il titolare del sistema energetico ben possa conferire un incarico per il compimento delle attività necessarie alla messa in efficienza del sistema, tuttavia l’incarico stesso non si sostanzia in un mandato in senso tecnico, non coinvolgendo esclusivamente il compimento di atti giuridici nel senso sopra precisato. Diverso sarà ovviamente il caso dell’incarico eventualmente conferito per l’individuazione della ESCO e l’affidamento dell’intervento, ma in questa ipotesi siamo in una fase prodromica alla stipulazione del contratto volto alla realizzazione dell’intervento stesso, e dunque ancora fuori dall’EPC.
Altro significativo elemento di differenziazione è rappresentato dal regime dei mezzi e delle spese e dalla previsione sul risarcimento dei danni. Nell’EPC, infatti, la ESCO è a tutti gli effetti un soggetto imprenditoriale autonomo che con organizzazione propria e propri mezzi assume su di sé la responsabilità e il rischio del compimento di una certa attività, garantendo essa stessa il cliente dai rischi legati all’insuccesso dell’iniziativa, laddove nel mandato è il mandante stesso a fornire i mezzi al mandatario che, per parte sua, è tenuto esclusivamente a prestare un certo grado di diligenza nell’esecuzione dell’incarico, non obbligandosi ad alcun risultato specifico.
Elemento di differenziazione ancora più significativo è rappresentato poi dall’individuazione del compenso. Il mandato, infatti, si sostanzia in un’obbligazione c.d. di mezzi, e pertanto il compenso è normalmente definito indipendentemente dagli aspetti legati al compimento dello specifico affare o attività che ne forma oggetto, laddove nell’EPC il risultato rappresenta l’oggetto stesso del contratto, con la conseguenza che il compenso viene ad essere quantificato e corrisposto sulla base dei risultati effettivamente raggiunti.
Sebbene dunque nell’EPC, al pari del mandato, sia presente l’elemento della cooperazione tra le parti per l’esecuzione da parte della ESCO di un’attività più o meno complessa nell’interesse del proprietario del sistema energetico, attività che comunque non può dirsi limitata al compimento di atti giuridici ma che coinvolge necessariamente numerose prestazioni di carattere materiale, lo schema del mandato non risponde alle caratteristiche proprie dell’operazione che le parti pongono in essere con la stipulazione di questo particolare tipo di contratto.
Maggiori elementi di contatto l’EPC presenta con il contratto di appalto, sebbene non si esaurisca completamente in esso, anche in relazione alla complessità ed eterogeneità delle attività che, come già visto, si combinano in questo tipo di operazioni.
Va da subito sottolineato che l’EPC non dà vita ad un rapporto assimilabile naturalmente all’appalto, in quanto l’attività di costruzione di opere o fornitura di servizi è compensata, in questo particolare modello contrattuale, dall’autonoma gestione dell’impianto da parte della ESCO, per un certo arco temporale previamente concordato con il cliente, durante il quale la ESCO incamera il risparmio di spesa conseguito dal sistema energetico per effetto dell’intervento stesso.
L’EPC, inoltre, si caratterizza rispetto al modello contrattuale qui preso in considerazione in dipendenza dello specifico settore in cui è destinato ad essere impiegato, che ne fa un contratto estremamente tecnico e specialistico, ancorato a logiche e meccanismi suoi propri che poco si conciliano con il modello legale dell’appalto.
La principale differenza tra i due modelli contrattuali, riteniamo si individui proprio in quello che può essere definito l’elemento centrale e caratteristico dell’EPC: il risparmio energetico come oggetto della prestazione caratteristica della ESCO e della stessa controprestazione caratteristica del cliente. È infatti l’efficienza energetica, e dunque il conseguimento di un certo margine di risparmio, a connotare la prestazione della ESCO; il cliente, per parte sua, si impegna a rinunciare all’immediato godimento del risparmio conseguito dal sistema energetico sottoposto all’intervento, riversandolo sulla ESCO come remunerazione della prestazione eseguita.
La riferita circostanza è destinata a riflettersi anche sul differente criterio di valutazione dell’adempimento che, nell’appalto, è rappresentato dall’esecuzione a regola d’arte dell’opera o servizio, nell’EPC, si estende fino a comprendere il conseguimento di un certo margine di risparmio energetico.
Di qui una differente modalità di determinazione e corresponsione del corrispettivo. Nell’EPC, infatti, il corrispettivo si sostanzia in un canone periodico variabile, che viene parametrato in base al risparmio di spesa effettivamente conseguito dal titolare del sistema energetico che forma oggetto dell’intervento. Nell’appalto, il corrispettivo è rappresentato da una somma di denaro, complessivamente determinata, che il committente si impegna a pagare per la realizzazione dell’opera o del servizio commissionato, normalmente una volta intervenuta la propria accettazione.
Il pagamento del canone, inoltre, nell’EPC si estende per tutta la durata del contratto che, a differenza di quanto accade nell’appalto, non coincide con il termine di ultimazione dei lavori o fornitura del servizio, ma coinvolge un certo arco temporale, previamente concordato dalle parti al fine di consentire alla ESCO di rientrare dei costi sostenuti e di remunerare la propria attività. Soltanto al termine di detto arco temporale il cliente acquisisce la proprietà di tutte le opere e delle installazioni eseguite.
Lo studio dell’EPC nel confronto con le altre forme contrattuali non può prescindere dalla considerazione dei tipi contrattuali c.d. sociali. È noto infatti comela complessità ed articolazione dei moderni traffici non consentano alle parti di soddisfare i propri interessi e di regolare compiutamente i loro rapporti utilizzando esclusivamente i contratti tipici. Tale inadeguatezza, da intendersi piuttosto come evoluzione dell’economia, e conseguentemente del sistema giuridico, è risolta attraverso la conclusione di contratti atipici ai quali giuridicamente si riconoscono determinati effetti. È così che nella pratica si sono affermate figure contrattuali che, pur non ricevendo un’autonoma e compiuta regolamentazione da parte del legislatore, hanno comunque conosciuto una diffusione tale da farne dei veri e propri tipi contrattuali (c.d. tipi sociali). Ai fini che ci occupano, il riferimento è senz’altro al contratto di leasing e al contratto di engineering che certamente, seppur con diversa intensità, presentano elementi in comune con l’EPC, non esaurendone tuttavia la portata.
L’EPC presenta in comune con il leasing l’elemento del pagamento di un canone periodico per l’intera durata contrattuale e l’acquisto della proprietà alla scadenza. Tuttavia, numerose appaiono le differenze tra i due modelli contrattuali, anche con riferimento ai menzionati elementi.
Ed infatti, mentre nel leasing il canone è previsto essenzialmente per il godimento del bene, nell’EPC il canone rappresenta la remunerazione di una serie integrata di servizi che la ESCO si impegna a fornire al cliente, in relazione ai quali la fornitura di beni ed apparecchiature rappresenta soltanto un aspetto eventuale.
Inoltre, oggetto del leasing è un bene mobile o immobile in relazione al quale è riconosciuta all’utilizzatore l’opzione di acquisto alla scadenza contrattuale, previo pagamento del prezzo di riscatto, laddove nell’EPC l’oggetto del contratto è rappresentato da un insieme di attività variamente combinate al fine del raggiungimento dell’efficienza di un dato sistema energetico già nella titolarità del cliente, con acquisto da parte di quest’ultimo della proprietà delle installazioni e delle tecnologie alla scadenza contrattuale, e senza pagamento di importi aggiuntivi rispetto al canone già corrisposto.
Maggiori elementi di contatto l’EPC presenta con il contratto di engineering. L’engineering, infatti, sembra essere il modello che dal punto di vista della complessità e diversa modulabilità delle prestazioni, oltre che della concreta articolazione delle clausole contrattuali, più si avvicina all’EPC, sebbene se ne discosti in considerazione del particolare settore in cui quest’ultimo è destinato ad operare ed in relazione al meccanismo contrattuale proprio dell’EPC, che è disegnato essenzialmente sulla performance. L’engineering, inoltre, essendo un contratto naturalmente destinato a grandi iniziative imprenditoriali, sembra presentare un grado di complessità che appare sovrabbondante in relazione all’oggetto ed allo scopo dell’EPC.
Quanto alle differenze che si possono individuare, un ruolo importante gioca senz’altro l’oggetto che, nell’enginieering, consiste nella progettazione e/o nella costruzione di una struttura imprenditoriale, mentre nell’EPC, consiste in un intervento di miglioramento dell’efficienza energetica di un impianto o edificio.
Altro aspetto significativo è rappresentato dal corrispettivo che, nonostante le diverse modalità elaborate dalla prassi contrattuale, nell’enginieering non è parametrato sulla base della performance dell’engineer.
L’EPC, infine, non può qualificarsi neppure come un contratto misto o complesso. L’EPC, infatti, non combina contratti tipici, o elementi di essi, pur presentando alcuni aspetti comuni ad alcuni di questi contratti, con particolare riferimento ad alcuni meccanismi tipici del contratto di appalto. Tali aspetti in verità, più che caratterizzare il tipo, esprimono però questioni pratiche che, al di là del modello impiegato, si manifestano nella realizzazione di operazioni di un certo tipo, e comunque non sono idonee a canalizzare il tipo contrattuale in una figura piuttosto che in un’altra.
 
5. Dal confronto dell’EPC con le figure contrattuali sopra individuate, emerge come questo tipo contrattuale non si esaurisca in nessuna di queste figure, rappresentando piuttosto un autonomo modello ideato dalla pratica, solo recentemente identificato dal nostro legislatore, ma non ancora puntualmente disciplinato. E’ proprio per questo che il contratto di EPC può definirsi come contratto atipico.
L’elemento caratterizzante dell’EPC è rappresentato da una combinazione di attività e servizi strumentali al perseguimento dell’efficienza in relazione ad un dato sistema energetico, efficienza che, comportando un certo margine di risparmio energetico, diventa il parametro stesso in base al quale determinare la remunerazione spettante al fornitore, finendo anche con l’informare l’intera regolamentazione contrattuale.
La  causa o “funzione socio-economica” dell’EPC consisterebbe, pertanto, nel perseguimento dell’efficienza energetica a fronte di un “sacrificio” da parte della collettività che sia il più contenuto possibile o, ancora meglio, a fronte di un mero differimento temporale del beneficio materiale che l’operazione è in grado di generare.
A ben guardare, dunque, la funzione economica e sociale che può riconoscersi al modello contrattuale oggetto di analisi va ben oltre i contingenti interessi perseguiti di volta in volta dalle parti.
Il perseguimento dell’efficienza energetica, infatti, è valore che sempre più incisivamente tende ad affermarsi nell’ordinamento, sia a livello nazionale sia a livello sovranazionale; prova ne è la politica di incentivi perseguita dal potere pubblico al fine di supportare determinate iniziative che sempre più sono percepite come strumentali, indifferibili e necessarie alla realizzazione, ed alla stessa sussistenza, di un futuro energetico per l’intera umanità, che si caratterizzi in particolare per il profilo della ecosostenibilità.
E allora, non può porsi in dubbio che il contratto di EPC persegue un interesse meritevole di tutela: l’efficienza energetica. Questa, peraltro, intesa quale uso corretto dell’energia, porta essenzialmente ad una contrazione dei consumi a livello globale, venendo conseguentemente ad atteggiarsi quale principale fonte energetica alternativa e pulita, in grado di contribuire alla salubrità dell’ambiente e di partecipare al contenimento delle problematiche connesse all’attuale condizione di scarsità delle risorse.
 D’altra parte, è indubbio come il meccanismo contrattuale dell’EPC sia di per sé un meccanismo virtuoso, se solo si riflette su come il risparmio energetico possa di per sé considerarsi la prima “fonte” di energia rinnovabile e pulita, tale cioè da ridurre le emissioni nocive, contribuendo così a salvaguardare e migliorare la salubrità e l’equilibrio dell’ambiente, con benefici a vantaggio dell’intera collettività.
 
6. Nel corso della trattazione si è avuto modo di sottolineare come l’EPC potrebbe avere significative applicazioni, dispiegando tutte le potenzialità proprie del tipo contrattuale, ai fini della riqualificazione del patrimonio pubblico e della sua gestione efficiente.
Com’è noto, infatti la scarsità di mezzi e risorse che caratterizza l’attività della nostra Amministrazione, rende sempre più frequente il ricorso a formule contrattuali e procedure che consentano la realizzazione di opere di pubblico interesse e di pubblica utilità attraverso capitale privato e dunque, attraverso i c.d. “contratti di partenariato pubblico privato”, recentemente individuati e definiti come tipologia unitaria all’interno del Codice dei Contratti Pubblici di cui al D.Lgs. 163/2006 s.m.i. (l’art. 3, comma 15-ter, del menzionato Codice,si tratta di contratti “…aventi per oggetto una o più prestazioni quali la progettazione, la costruzione, la gestione o la manutenzione di un’opera pubblica o di pubblica utilità, oppure la fornitura di un servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o parziale a carico di privati, anche in forme diverse, di tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti. Rientrano, a titolo esemplificativo, tra i contratti di partenariato pubblico privato la concessione di lavori, la concessione di servizi, la locazione finanziaria, l’affidamento di lavori mediante finanza di progetto, le società miste”).
 
Nel settore pubblico, il ricorso all’EPC, con la formula del FTT, ben potrebbe inquadrarsi nella tipologia di contratti sopra menzionata, anche in considerazione del fatto che l’elencazione di cui alla riportata definizione è espressamente qualificata dal legislatore come meramente esemplificativa. La ESCO infatti, e come più volte evidenziato, nello svolgimento della propria attività caratteristica, individua, progetta e realizza l’intervento più efficiente in relazione al sistema energetico da riqualificare, normalmente interessandosi anche della successiva gestione e manutenzione degli impianti e assumendo su di sé il rischio finanziario dell’operazione, la cui esecuzione non comporta conseguentemente il reperimento e l’impegno di nuove risorse da parte del cliente.
Sotto il profilo procedimentale, prima dell’affidamento del contratto di EPC la P.A. provvede ad un censimento degli impianti sui quali effettuare interventi di risparmio energetico. Successivamente, l’Amministrazione invita, tramite gara, le ESCO a presentare offerte per l’intervento di riqualificazione ritenuto più appropriato e tale da comportare una certa quota di risparmio rispetto ai livelli di consumo rilevati. In offerta, dunque, il proponente si impegna a: quantificare la percentuale di risparmio da conseguire, eventualmente prestando in relazione ad essa una garanzia in senso tecnico-giuridico; esplicitare l’ammontare degli investimenti che ritiene di sostenere per proprio conto; indicare l’eventuale percentuale di risparmio economico che intende riconoscere all’Amministrazione; fissare la durata contrattuale. L’offerta viene poi valutata dall’Amministrazione sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa al fine di apprezzarne il complesso degli elementi economici e tecnici che ne formano l’oggetto. L’aggiudicatario, infine, si obbliga con la stipulazione del contratto alla realizzazione dell’intervento, assumendone piena responsabilità ed incamerando il risparmio di spesa conseguito, detratta l’eventuale quota di competenza dell’Amministrazione, a titolo di corrispettivo per il complesso dell’attività svolta, attività che normalmente si estende fino a comprendere la gestione e manutenzione dell’intervento.
Lo schema delineato può essere accostato, per alcune caratteristiche comuni, a quello della concessione di costruzione e gestione (artt. 3, comma 11, e 143 del Codice dei Contratti Pubblici) o a quello della concessione di servizi (artt. 3, comma 12, 30 e 216 del Codice degli appalti). Le prestazioni rientranti nell’EPC, infatti, possono tradursi tanto nel compimento di opere e nella relativa gestione, quanto nella gestione di un servizio. Sennonché, nell’EPC il “fornitore” è remunerato in base alla quota di risparmio ottenuta dagli interventi e non già dalla gestione delle opere realizzate o dalla gestione del servizio.
 In estrema sintesi, l’elemento differenziale decisivo (anche se non unico) consiste nella definizione del corrispettivo che, nell’EPC, com’è noto, è parametrato al risparmio energetico conseguito per effetto dell’intervento; nella concessione invece, il corrispettivo consiste nel diritto del concessionario di incamerare i proventi dello sfruttamento economico dell’attività che ne forma l’oggetto (eventualmente anche in associazione ad un contributo o prezzo riconosciuto dall’Amministrazione concedente).
In conclusione, così come evidenziato nel settore privato ed in relazione alle categorie di diritto comune, anche nel settore pubblico l’EPC sembra rappresentare una tipologia contrattuale particolare ed autonoma, inquadrabile tra quegli strumenti di cooperazione tra pubblico e privato recentemente definiti come classe omogenea dall’ordinamento, e certamente fruibile in relazione a differenti procedure di gara, con un grado di complessità da individuarsi di volta in volta avuto riguardo all’interesse concretamente perseguito dall’Amministrazione.
 

(*) L'articolo riproduce alcune riflessioni oggetto di uno studio più ampio condotto dagli autori sul medesimo argomento. Si rappresenta altresì che i risultati del menzionato studio sono attualmente in corso di pubblicazione [ad opera della UTET, nell'ambito del volume AA.VV., Il contratto di rendimento energetico (Energy Performance Contract)].

Pubblicato l'11/03/2010

 

 


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