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Condomini morosi e tutela della privacy

 di Dario Farace

1. L’ordinanza della Corte di Cassazione. - Ha avuto una certa eco una pronuncia della Corte di Cassazione (Sez. II civ., ordinanza 4 gennaio 2011, n. 186, in Danno e resp., 2011, pp. 131 s., con note di R. Foffa, L’illiceità dell’esposizione in bacheca degli elenchi di condòmini morosi, e di A Fabrizio-Salvatore, Responsabilità per illecito trattamento dei dati personali, ed in Nuova giur. civ. comm., 2011, I, pp. 389 ss., con nota di G. Anzani, La protezione dei dati personali nel condominio), che ha affermato il seguente principio di diritto: «La disciplina del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, prescrivendo che il trattamento dei dati personali avvenga nell’osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti, non consente che gli spazi condominiali, aperti all’accesso a terzi estranei al condominio, possano essere utilizzati per la comunicazione di dati personali riferibili al singolo condomino; pertanto – fermo il diritto di ciascun condomino di conoscere, anche su propria iniziativa, gli inadempimenti altrui nei confronti della collettività condominiale – l’affissione nella bacheca dell’androne condominiale, da parte dell’amministratore, dell’informazione concernente le posizioni di debito del singolo partecipante al condominio, risolvendosi nella messa a disposizione di quel dato in favore di una serie indeterminata di persone estranee, costituisce un’indebita diffusione, come tale illecita e fonte di responsabilità civile, ai sensi degli artt. 11 e 15 del codice».

2. Il fatto. - Tizio, amministratore di un condominio, espone in una bacheca sita nell’androne condominiale l’elenco dei condomini con le quote di rispettiva spettanza, riferite con nome e cognome, sia correnti che arretrate. Caia, una dei condomini inseriti in questo elenco, conviene sia il condominio che l’amministratore davanti al Tribunale competente per territorio (come è noto, le controversie relative all’applicazione delle disposizioni del Codice in materia di protezione dei dati personali sono attribuite all’autorità giudiziaria ordinaria e l’azione si propone presso il tribunale del luogo ove risiede il titolare del trattamento; il Tribunale decide in composizione monocratica), lamentando che l’esposizione di quei dati lede il suo diritto alla riservatezza e chiedendo la cessazione di tale condotta unitamente al risarcimento dei danni.
In I grado il Tribunale (Trib. Napoli, 26 novembre 2008, n. 1196) rigetta la domanda, affermando che l’esibizione di quei dati, lungi dal costituire un’attività illecita, è invece funzionale alla buona amministrazione del condominio. Secondo il Tribunale, consentire a tutti i condomini la conoscenza di quei dati contabili risponderebbe ad esigenze di efficienza e controllo dell’operato dell’amministratore e prevarrebbe pertanto sul diritto alla riservatezza. Oltretutto, avvenendo l’esposizione dei dati all’interno degli spazi condominiali, l’accesso ai medesimi da parte di terzi deve considerarsi meramente eventuale.
Contro questa sentenza Caia ricorre in Cassazione (come è noto, l’art. 152, comma 13, d. lgs. n. 196/2003 stabilisce che la sentenza del Tribunale non è appellabile, ma è ammesso il ricorso in Cassazione). La Suprema Corte accoglie il ricorso, enunciando il principio di diritto citato supra, e cassa con rinvio la sentenza di I grado.

3. Le questioni. - Il caso risolto dalla Corte di Cassazione non è raro a verificarsi, il che costituisce uno dei motivi di interesse per la pronuncia: «Nella prassi succede, molto frequentemente, che l’amministratore, al fine di ottimizzare i tempi per il recupero delle somme, ricorra anche all’affissione in luoghi visibili a tutti i condomini dei nomi dei morosi» (così I. Meo, Bacheca condominiale e tutela della privacy: il Garante indica le condizioni per un corretto utilizzo, in Immobili e proprietà, 2009, p. 759).
La prima questione che si presenta è se i dati relativi alle posizioni debitorie dei singoli condomini possano essere considerati dati personali trattabili anche senza il consenso dell’interessato. La Corte di Cassazione risponde affermativamente. Premesso che dato personale è qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione (art. 4 d. lgs. n. 196/2003), il trattamento dei dati relativi al pagamento delle quote condominiali rientra agevolmente tra i casi previsti dall’art. 24 d.lgs. n. 196/2003, essendo necessario per permettere all’amministratore di adempiere il suo obbligo. Non si può che concordare con la posizione della Corte.
Risolto il profilo della trattabilità, la seconda questione riguarda la divulgabilità a terzi di tali dati, non consentita dall’interessato. Il Tribunale, come si è visto supra, non ha considerato illecita l’esposizione dei dati in una bacheca sita nell’androne condominiale e ha rigettato la domanda dell’attrice (sia pure compensando integralmente le spese).
La Corte di Cassazione ribalta l’interpretazione fornita dal Tribunale, affermando che il trattamento dei dati personali, anche quando possa aver luogo senza il consenso dell’interessato, per essere lecito deve comunque avvenire nell’osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti. Così non avviene quando i dati sono esposti in spazi condominiali accessibili al pubblico: tale esibizione comporta una diffusione indebita e pertanto integra una condotta illecita, fonte di responsabilità civile. La Corte ha così fatto suo l’orientamento consolidato dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, che ha già avuto modo di occuparsi del problema (dopo il Provvedimento 23 ottobre 2000, v. il Provvedimento 12 dicembre 2001, che richiama i “principi di pertinenza e di non eccedenza”; il Provvedimento 18 maggio 2006, citato dalla sentenza e consultabile, che si ispira al “principio di proporzionalità”; il Provvedimento 8 luglio 2010; può richiamarsi altresì il Provvedimento 17 maggio 2001, avente ad oggetto non l’affissione in bacheca ma il deposito presso “un cassetto” della portineria; i testi di questi Provvedimenti sono consultabili in www.garanteprivacy.it), condiviso dalla prevalente (anche se non unanime, come testimonia la cassata sentenza del Trib. Napoli, 26 novembre 2008, cit.) giurisprudenza di merito (cfr. Trib. Potenza, 27 gennaio 2010, in Danno e resp., 2011, pp. 133 ss., insieme a Cass. n. 186/2011 con le citate note di R. Foffa e A. Fabrizio-Salvatore; Trib. Torino, Sez. VII, 15 aprile 2009, in banca dati Pluris: «è illecita la diffusione di dati personali tramite l’affissione di avvisi di mora o sollecitazioni di pagamento, in spazi condominiali accessibili al pubblico [...]»; Trib. Napoli, Sez. dist. Afragola, ord. 27 aprile 2005, in www.iussit.it).
L’orientamento riferito merita piena approvazione: deve considerarsi certamente illecita l’esposizione di dati personali relativi alla posizione debitoria del singolo condomino (e da lui non consentita) in un luogo ove essi possono essere accessibili anche a terzi che non abbiano alcun interesse a conoscerli. È pertanto auspicabile che, dopo il dictum della Suprema Corte, la giurisprudenza non abbia più esitazioni nel riconoscere l’illiceità di condotte analoghe a quella tenuta nel caso di specie.

Pubblicato il 27/02/2012

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