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Il "trattenimento" dello straniero espellendo nel c.d. Pacchetto sicurezza: di sessanta giorni in sessanta giorni … ma fino a quanto?

di Marco Benvenuti

Con il decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, intitolato "Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori", il Governo era intervenuto per la seconda volta, dopo il d.l. n. 92/2008, convertito nella l. n. 125/2008, a modificare il testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Si è trattato, a ben vedere, di uno spin off del più articolato c.d. pacchetto sicurezza (d.d.l. n. S-733-B, intitolato "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica"), la cui parziale entrata in vigore era stata anticipata rispetto al consueto iter parlamentare su "autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo", come significativamente sottolineato in un comunicato del Presidente della Repubblica del 20 febbraio 2009. Tuttavia, una delle innovazioni più significative contenute in quel provvedimento – ovvero la possibilità per il giudice di pace, su richiesta del questore, di disporre il "trattenimento" dello straniero espellendo in uno dei Centri di identificazione e di espulsione per un periodo "non … superiore a centottanta giorni" – contenuta all’art. 5 di tale decreto-legge è poi venuta meno a seguito dell’approvazione della legge di conversione 23 aprile 2009, n. 38.
Nuovamente, però, il Governo ha ritenuto opportuno reinserire tale previsione nel succitato pacchetto sicurezza, per come esso è stato recentemente approvato con voto di fiducia dalla Camera dei Deputati il 14 maggio 2009. Pertanto, ove anche il Senato della Repubblica approvasse tale testo nell’attuale formulazione e il Presidente della Repubblica procedesse alla promulgazione ex art. 74 Cost., si avrebbe un ulteriore allungamento della "catena" dei trattenimenti degli stranieri espellendi: l’originaria normativa (art. 12, co. 5, della l. n. 40/1998, c.d. Turco-Napolitano) prevedeva infatti un trattenimento massimo di trenta giorni, poi prorogati a sessanta giorni a norma dell’art. 13, co. 1, lett. a), della l. n. 189/2002 (c.d. Bossi-Fini); ed ora, a norma dell’art. 1, co. 22, lett. l), del succitato d.d.l. n. S-733-B, "trascorso tale termine, in caso di mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi, il questore può chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento per un periodo ulteriore di sessanta giorni. Qualora non sia possibile procedere all’espulsione in quanto, nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, persistono le condizioni di cui al periodo precedente, il questore può chiedere al giudice un’ulteriore proroga di sessanta giorni. Il periodo massimo complessivo di trattenimento non può essere superiore a centottanta giorni".
Si tratta di una misura che, anche alla luce delle sue alterne vicende parlamentari, merita una riflessione critica e ponderata, in primo luogo perché incidente sull’"inviolabile" libertà personale di cui all’art. 13 Cost. e, in secondo luogo, perché destinata ad essere applicata nei confronti di soggetti – quali sono gli stranieri espellendi in questione – i quali si vedono limitare tale diritto costituzionale soggettivo perfetto, pur non avendo compiuto alcun illecito penale cui consegua una qualche limitazione della libertà personale. Infatti, va ulteriormente notato come anche la previsione nello stesso pacchetto sicurezza del reato di "Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato" non preveda in alcun modo una pena detentiva, ma solamente, nei riguardi degli stranieri in questione, l’ammenda da 5 mila a 10 mila euro (art. 1, co. 16, lett. a, del d.d.l. n. S-733-B).
Va ricordato, in proposito, che la Corte costituzionale, in una recente pronuncia, ha sottolineato come "il quadro normativo in materia di sanzioni penali per l’illecito ingresso o trattenimento di stranieri nel territorio nazionale, risultante dalle modificazioni che si sono succedute negli ultimi anni, anche per interventi legislativi successivi a pronunce di questa Corte, presenta squilibri, sproporzioni e disarmonie" (sent. n. 22/2007, i quali sono diventati, nella recentissima ord. n. 156/2009 – vero e proprio lapsus calami, nonostante la citazione virgolettata del proprio precedente giurisprudenziale – "squilibri, sproporzioni ed anomalie"); e, al contempo, lo stesso giudice costituzionale, occupatosi di una questione di legittimità costituzionale riguardante il "trattenimento" come precedentemente previsto per un massimo di soli trenta giorni, ha rimarcato che tale istituto – per com’è esso stesso previsto all’art. 14, co. 1, del testo unico – dovesse avere effetto solo "per il tempo strettamente necessario" ed essere, in ogni caso, sottoposta alla valutazione del giudice ordinario.
In definitiva, dunque, anche nell’attuale frangente è l’autorità giudiziaria che, a norma anche del "nuovo" art. 1, co. 22, lett. l), del d.d.l. n. S-733-B, ove approvato, sarà chiamata ad intervenire ogni sessanta giorni per prorogare eventualmente il "trattenimento" dello straniero espellendo; e sarà dunque proprio l’autorità giudiziaria, pur con tutti i limiti strutturali di questa, a far sì che il "trattenimento" in uno dei Centri di espulsione e di identificazione non si trasformi in uno strumento di limitazione della libertà personale dello straniero sistematica, inopinatamente prolungata nel tempo e in definitiva sine causa. Merita di essere ancora richiamato, a questo proposito, l’insegnamento della Corte costituzionale – già chiamata in varie occasioni a pronunciarsi sull’istituto in questione e che in futuro sarà auspicabilmente di nuovo investita della nuova disciplina – secondo la quale, "per quanto gli interessi pubblici incidenti sulla materia della immigrazione siano molteplici e per quanto possano essere percepiti come gravi i problemi di sicurezza e di ordine pubblico connessi a flussi migratori incontrollati, non può risultarne minimamente scalfito il carattere universale della libertà personale, che, al pari degli altri diritti che la Costituzione proclama inviolabili, spetta ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani" (sent. n. 105/2001).
La problematiche costituzionali inerenti al "trattenimento" dello straniero espellendo sono oggetto di analisi, tra l’altro, nel rifacimento della voce Straniero (condizione giuridica dello) - I: Diritto costituzionale, in corso di pubblicazione nel XVII volume di aggiornamento dell’Enciclopedia giuridica.

 
Pubblicato il 6/07/2009


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