La riforma della prescrizione nel ddl anticorruzione

di Ester Molinaro

È di questi giorni l’acceso dibattito in tema di prescrizione. La riforma di questo istituto giuridico è oggi al vaglio delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, nell'ambito dell'esame del ddl anticorruzione, ovvero il c.d. disegno di legge denominato “spazzacorrotti”.

 

Lo spirito della riforma

Il tema della prescrizione è particolarmente sentito nel nostro Paese sia per l’eccessiva durata del procedimento penale, sia perché la maggior parte dei processi termina con la sentenza di proscioglimento per il sopraggiungere della prescrizione.

Obiettivo della riforma è proprio quello di evitare che molti processi si concludano con sentenze di questo tipo per il solo trascorrere del tempo.

 

L’istituto della prescrizione: caratteristiche

La prescrizione è un istituto giuridico di natura sostanziale che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo.

In diritto penale determina l'estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. La ratio della norma è che l’ordinamento perde interesse all’irrogazione e all’ispezione della pena quando sia trascorso un notevole spazio di tempo dalla consumazione del reato o dalla condanna definitiva: la distanza temporale tra reazione punitiva e fatto criminoso annulla o attenua quel rapporto di appartenenza personale tra il reo ed il reato senza il quale perde consistenza l’interesse alla repressione (F. Palazzi, Corso di diritto penale, Torino, 2006, 627).

Attualmente, l’art. 157 del codice penale prevede che la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria: in sintesi se la pena prevista è di quattro anni, il termine di prescrizione è comunque di sei anni; se la pena massima è di dieci anni, il termine di prescrizione è di dieci.

In presenza di determinati atti interruttivi, quali l’interrogatorio dell’indagato, la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero, ecc., i termini sopra indicati verranno aumentati di un quarto; per esemplificare, il termine di sei anni diventerà di sette anni e sei mesi. Allunga ulteriormente la prescrizione la contestazione di circostanze aggravanti specifiche come, ad esempio, la recidiva specifica reiterata infraquinquennale.

Per stabilire la durata della prescrizione non vengono considerate le circostanze attenuanti o aggravanti, salvo per le aggravanti che aumentano la pena di oltre un terzo e quelle per le quali la legge stabilisce una pena diversa; in tali casi si tiene conto dell'aumento massimo della pena prevista per l'aggravante. Quando la legge prescrive per un reato sia una pena detentiva che una pecuniaria, la prescrizione si calcola sulla sola pena detentiva. La prescrizione è espressamente rinunciabile.

Il termine di prescrizione decorre dal giorno in cui il reato è stato consumato o tentato; per il reato permanente (che si consuma se l’offesa al bene giuridico protetto dalla norma si protrae nel tempo: es. sequestro di persona) dal giorno in cui è cessata la permanenza. Quando la legge fa dipendere la punibilità del reato dal verificarsi di una condizione, il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si è verificata. Nondimeno, nei reati punibili a querela, istanza o richiesta il termine della prescrizione decorre dal giorno del commesso reato (art. 158 c.p.).

 

 

I contenuti della riforma

Il disegno di legge anticorruzione impiega poche righe per cambiare completamente il volto dell’istituto della prescrizione.

In primo luogo, il termine di prescrizione decorrerà, come adesso, "per il reato consumato, dal giorno della consumazione e per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l'attività del colpevole”, invece "per il reato permanente o continuato” (figura di reato che prevede la consumazione di più reati uniti da un unico disegno criminoso: es. più furti in pochi giorni per depauperare una sola casa, n.d.r.), la clessidra della prescrizione partirà "dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione", cioè dall'ultimo reato commesso.

In secondo luogo – ed è questo l’aspetto che fa più discutere – “il corso della prescrizione rimane sospeso dalla pronuncia della sentenza di primo grado fino alla data di esecutività della sentenza”. Tale disposizione si applicherebbe sia a colui che è stato condannato, sia a chi è stato assolto.

La riforma riguarderà solo i processi che si svolgeranno dopo l'entrata in vigore, ad oggi prevista per il 2020. Da più fronti si auspica che la novella legislativa si inserisca in un più ampio progetto di riforma del codice penale.

 

Profili problematici

Preme precisare, con riferimento alla prima disposizione, che l’espressione “reato tentato”, salvo modiche legislative in materia di tentativo – che ad oggi non risultano – non è aderente al nostro sistema di diritto penale perché il reato è nozione che comprende delitti e contravvenzioni, mentre il tentativo è un istituto che riguarda la sola categoria dei delitti: in altre parole, ad oggi, non esiste la categoria delle contravvenzioni tentate perché, per la minore offensività del reato contravvenzionale, il legislatore non ha ritenuto opportuno anticipare la soglia di punibilità al momento del tentativo.

Con riferimento, invece, alla seconda disposizione, non vi è dubbio che la sospensione della prescrizione dalla sentenza di primo grado fino alla sua esecutività (e dunque fino al passaggio in giudicato della stessa che avviene nella stragrande maggioranza dei casi dopo il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione) presta il fianco a non poche perplessità.

In primo luogo, appare evidente che la vita sociale, lavorativa, e personale della persona, assolta o condannata nel giudizio di primo grado, rimane comunque sospesa in attesa che la sua posizione processuale venga definita;

in secondo luogo, non è dato comprendere quali siano i criteri in base ai quali stabilire il ritmo del processo penale nella fissazione dei successivi due gradi di giudizi: l’ingente quantità dei processi potrebbe condurre il magistrato a fissare il secondo grado di giudizio dopo diversi anni dalla sentenza di primo grado? Tale eventualità si verifica anche oggi nonostante la spada di Damocle della prescrizione dei reati; impossibile non chiedersi cosa potrebbe accadere nella misura in cui, proprio in forza di una legge dello Stato, il termine di prescrizione, sospeso fino al termine dell’intero procedimento penale, non fungerà più da limite per l’agenda dell’operatore giudiziario. Difficile immaginare come le attuali disposizioni del ddl “spazzacorrotti” possano coniugarsi con il principio della effettività della penale – la cui efficacia dipende proprio dalla rapidità con cui la pena segue alla consumazione della condotta di reato che deve reprimere – e con il principio della ragionevole durata del processo. In tale prospettiva appaiono di certo condivisibili le opinioni di chi auspica un intervento in materia di prescrizione da inserirsi nella più ampia cornice della riforma del processo penale.

 

Pubblicato il 15-11-2018


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