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La prima sentenza di accoglimento di una azione di classe a tutela dei consumatori

di Angelo Danilo De Santis

Per la prima volta, una azione di classe è stata accolta e il Tribunale di Napoli ha liquidato il risarcimento in favore del consumatore proponente e di alcuni consumatori aderenti e componenti la classe.
La decisione si segnala all’attenzione anche perché, adottando una soluzione originale, ha valutato implicitamente ammissibile l’intervento in causa e la costituzione in giudizio dei consumatori aderenti, in chiaro ed evidente contrasto con il disposto dell’art. 140 bis cod. consumo, che espressamente esclude la possibilità che terzi intervengano nel processo di classe ai sensi dell’art. 105 c.p.c.

 1. La sentenza 18 febbraio 2013, emessa dal Tribunale di Napoli, costituisce il primo caso di accoglimento di una azione ex art. 140 bis cod. consumo e conseguente liquidazione del risarcimento del danno in favore dei consumatori componenti della classe.
La domanda, proposta nei confronti di un tour operator, aveva per oggetto il risarcimento del danno subito da alcuni consumatori acquirenti di un c.d. «pacchetto turistico tutto compreso» che, una volta raggiunta la meta del loro viaggio, avevano riscontrato evidenti difformità nella struttura alberghiera, rispetto a quelle promesse, tali da integrare gli estremi del c.d. «danno da vacanza rovinata» (le nozioni di «pacchetti turistici» e di «danno da vacanza rovinata» sono espressamente contenute negli art. 34 e 47 d.lgs. 23 maggio 2011, n. 79, recante il codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio). 
Il convenuto aveva chiesto ed ottenuto dal collegio il differimento della prima udienza per chiamare in causa la compagnia assicuratrice e un altro tour operator, salvo poi non provvedervi (il decreto con il quale il Tribunale partenopeo aveva concesso il differimento della prima udienza per consentire la chiamata di terzi ha avuto un considerevole risalto: cfr. Trib. Napoli, decr., 31 maggio 2010, in Giusto processo civ., 2010, 815 e in Corriere giur., 2010, 985, con commento di G. Costantino e C. Consolo, Prime pronunce e qualche punto fermo sull’azione risarcitoria di classe).
Superato il vaglio di ammissibilità della domanda, il tribunale fissava il termine per il deposito degli atti di adesione da parte dei consumatori potenziali membri della costituenda classe; alle adesioni, però, seguiva l’intervento in causa e la formale costituzione in giudizio, sicché ciascuno degli acquirenti del pacchetto turistico, aderente e interventore al contempo, azionava la propria pretesa proponendo una autonoma domanda di risarcimento del danno.
La sentenza in epigrafe ha accolto la domanda del proponente e quella di alcuni dei class members intervenuti e ha rigettato quella di altri per difetto del requisito di identità dei diritti fatti valere.

 2. Le questioni sulle quali è opportuno effettuare alcuni rapidi rilievi sono due.
La prima e più importante concerne la modalità di partecipazione al processo degli aderenti.
La disposizione di cui all’art. 140 bis cod. consumo pare sufficientemente chiara allorché limita la partecipazione di terzi al processo alla possibilità di aderire all’azione, mediante un atto nel quale si indicano i fatti costitutivi del diritto e al quale si allegano i documenti (3° comma); il 10° comma esclude expressis verbis l’intervento nel processo di terzi, effettuato ai sensi dell’art. 105 c.p.c. (cfr. Trib. Milano 13 marzo 2012, in Foro it., 2012, I, 1909, dalla cui motivazione sembrerebbe evincersi come, nella fase successiva alla dichiarazione di ammissibilità della domanda, un terzo sia intervenuto nel processo; il collegio milanese, in quel caso, non ha rilevato l’inammissibilità dell’intervento, come sembrerebbe imposto dall’art. 140 bis, 10° comma, cod. consumo, ma si è limitato a rigettare la domanda).
All’interpretazione letterale della norma, difficilmente equivocabile, potrebbe aggiungersi quella, di carattere sistematico, relativa alla versione dell’art. 140 bis cod. consumo anteriore alle sua sostituzione effettuata per mano dell’art. 49, l. 23 luglio 2009, n. 99, nella quale, invece, era espressamente prevista la possibilità di intervento dei consumatori titolari di situazioni giuridiche omogenee rispetto a quelle azionate dall’ente collettivo (Aa. Vv., Azione collettiva risarcitoria (art. 140 bis cod. consumo), in Foro it., 2008, V, 180 ss.).
L’adesione alla domanda di classe, che è un modo di esercizio dell’azione giurisdizionale civile, non determina l’acquisto della qualità di parte, il che parrebbe confermato dalla lettera dell’art. 140 bis, allorché, per esempio, dispone al 14° comma, che la sentenza «fa stato anche nei confronti degli aderenti» e al 15° comma distingue espressamente le parti dagli aderenti, stabilendo che le rinunce e le transazioni dei primi non pregiudicano i diritti dei secondi; inoltre, l’impianto sistematico dell’azione di classe non sembrerebbe certo configurare un ordinario processo litisconsortile; sebbene, nel caso di specie, il convenuto non abbia, a quanto consta, articolato in modo compiuto le proprie difese nei confronti di ciascuno degli interventori (circa una quarantina), non può certo negarsi che, a diverse condizioni, una processo di classe con centinaia o migliaia di parti diventi pressoché ingestibile (C. Consolo – B. Zuffi, L’azione di classe ex art. 140 bis cod. cons. Lineamenti processuali, Padova, 2012, 135; F. Santangeli - P. Parisi, Il nuovo strumento di tutela collettiva risarcitoria: l’azione di classe dopo le recenti modifiche all’art. 140 bis cod. cons., in www.judicium.it, § 8, secondo i quali l’adesione costituisce una deroga volontaria al proprio diritto di realizzare un contraddittorio integro; R. Donzelli, L’azione di classe a tutela dei consumatori, Napoli, 2012, 285 ss., per il quale con l’adesione il consumatore sceglie di non esercitare i poteri processuali che gli spetterebbero in un ordinario processo individuale, ma realizza un risultato analogo, derivante dalla coincidenza tra domanda di classe e contenuto dell’atto di adesione; G. Canale, Il «convitato di pietra» ovvero l’aderente nell’azione di classe, in Riv. dir. proc., 2010, 1304, spec. 1313; R. Caponi, La riforma della «class action». Il nuovo testo dell’art. 140 bis nell’emendamento governativo, in www.judicium.it, § 15, il quale ritiene che gli aderenti rimangano esenti dall’obbligo di pagare le spese processuali, gravante esclusivamente su attore e convenuto; v., anche, S. Menchini, in S. Menchini - A. Motto, L’azione di classe dell’art. 140 bis c. cons. (l. 23 luglio 2009 n. 99), in Nuove leggi civ. comm., 2010, 1413, spec. 1420 ss.; secondo G. Costantino, La tutela collettiva risarcitoria 2009: la tela di Penelope, in Foro it., 2009, V, 388, l’adesione sarebbe un atto stragiudiziale).
Una diversa e possibile interpretazione a sostegno della scelta compiuta con la decisione in epigrafe consisterebbe nel considerare gli aderenti non alla stregua di terzi, sottraendoli al divieto imposto dal 10° comma della disposizione e consentendo loro di esercitare tutte le prerogative delle parti, spiegando l’intervento in causa.
Non è dato capire se questa considerazione sia a fondamento della soluzione adottata dal provvedimento in esame, ma l’orientamento del Tribunale di Napoli, nel senso di ammettere l’allargamento soggettivo della controversia di classe, era emerso già a seguito del differimento della prima udienza per consentire al tour operator convenuto di chiamare in causa terzi (per riferimenti, v. A.D. De Santis, I primi passi dell’azione di classe a tutela dei consumatori, in http://tinyurl.com/cx98c68).
Questa scelta era stata criticata (G. Costantino e C. Consolo, op. cit., 989), principalmente, perché l’art. 140 bis, 10° comma, esclude espressamente l’intervento volontario nel processo e il richiamo all’art. 105 c.p.c. lascia intendere che vada escluso anche quello cosiddetto adesivo dipendente, quale sarebbe quello di titolari di situazioni giuridiche dipendenti, cioè di creditori, di aventi causa dell’attore e di creditori, di aventi causa (o dell’assicuratore) del convenuto, i quali non possono intervenire volontariamente per sostenere le ragioni del proprio debitore, del proprio dante causa o del proprio assicurato; sarebbe, per questo, assai arduo ammettere che tali categorie di soggetti possano fare il proprio ingresso nel processo se chiamati in causa ex art. 106 e 107 c.p.c.; inoltre, l’azione di classe è tipica (o speciale) in quanto ha un oggetto limitato alla possibilità di trattare solo cause risarcitorie e restitutorie; un allargamento soggettivo che comporti, per esempio, la proposizione di domande di garanzia nei confronti di terzi, ne snaturerebbe gli obiettivi, oltre a renderne più gravosa la trattazione.
Diversamente, si è sostenuto che, pur escludendo la possibilità che siano chiamati in causa altri consumatori, evitando così una macroscopica anomalia nel sistema delineato dal legislatore, basato sulla partecipazione dei consumatori soltanto mediante l’adesione, siano ammissibili la chiamata in giudizio dei terzi garanti ovvero dei terzi che siano, in via alternativa o solidale, gli effettivi responsabili dell’illecito.
Ne consegue che se la causa del consumatore proponente verso il convenuto e quella di quest’ultimo verso il terzo chiamato hanno oggetti diversi e quest’ultimo gestisce la propria contro il convenuto o contro entrambe le parti originarie, non vi è pericolo che, a causa della pluralità delle parti dal lato attivo, gli oneri di allegazione, contestazione e prova dei presunti titolari dei diritti risarcitori o restitutori omogenei siano moltiplicati; inoltre, le due controversie possono essere trattate e decise congiuntamente e il giudice accerta le fattispecie costitutive in modo unitario, evitando il pericolo di giudicati disomogenei: la difformità (eventuale ma possibile) degli accertamenti, infatti, può pregiudicare gli interessi del convenuto originario che ritiene di dovere essere garantito dal terzo o di essere, in tutto o in parte, esonerato dalla responsabilità ad opera di questo (cfr. S. Menchini, I primi provvedimenti relativi all’azione di classe dell’art. 140-bis cod.consumo, in www.judicium.it).

 3. La seconda questione, relativa all’interpretazione del concetto di «identità» dei diritti dei consumatori, quale presupposto di accesso alla tutela rappresentata dalla azione di classe, pur ormai superata, merita alcune rapide osservazioni.
Come è noto, il d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, conv. in l. 24 marzo 2012, n. 27, ha apportato al testo dell’art. 140 bis cod. consumo alcune modifiche, tra cui l’eliminazione del riferimento alla identità dei diritti fatti valere e la sua sostituzione con quello della omogeneità; nel procedimento conclusosi con il provvedimento in epigrafe tali modifiche non sono state applicate, ratione temporis (con specifico riguardo alla sostituzione della nozione di identità con quella di omogeneità, a C. Consolo – B. Zuffi, op. cit., 55; R. Caponi, Azione di classe: il punto, la linea e la discontinuità, in Foro it., 2012, V, 149; A. Giussani, L’azione di classe: un primo bilancio, in Riv. dir. proc., 2012, 1177 s., spec. 1180; cfr., anche, A.D. De Santis, Modifiche all’azione di classe a tutela del consumatore, in Libro dell’anno del diritto 2013, Roma, 2013, 566 ss.)
Nelle prime pronunce di merito non sono mancate incertezze interpretative circa il significato da attribuire al requisito della «identità» dei diritti dei consumatori aderenti, rispetto a quello del proponente, e sulla sua coesistenza, nella nomenclatura della disposizione antecedente le ultime variazioni, con quello della «omogeneità» (Cfr. App. Roma 27 gennaio 2012, Trib. Firenze 15 luglio 2011, Trib. Napoli 9 dicembre 2011, in Foro it., 2012, I, 1908, con note di A. Palmieri e A.D. De Santis; App. Torino 23 settembre 2011, in Giur. it., 2012, 1581, con nota di A.D. De Santis).
È sembrata prevalere l’opinione per cui l’identità debba essere interpretata non come riferita ai diritti tout court (dato che due diritti identici sarebbero, in realtà, il medesimo diritto), ma agli elementi che compongono la pretesa azionata in giudizio, ed in particolare agli elementi oggettivi, considerando che l’identità non può certo riferirsi alla misura del petitum (sul punto, si rinvia a R. Donzelli, op. cit., 206; R. Poli, Sulla natura e sull’oggetto dell’azione di classe, in Riv. dir. proc., 2012, 38 ss., spec. 40 s.).
Anche sotto questo profilo, la pronuncia in epigrafe si dimostra quanto meno originale, perché dispone il rigetto delle domande risarcitorie esercitate da alcuni consumatori aderenti e intervenuti, riscontrando nella collocazione in una struttura alberghiera di livello inferiore a quella indicata nel pacchetto turistico, ma diversa da quella del proponente e di un gruppo di altri aderenti, un difforme elemento della fattispecie costitutiva del diritto, in grado di incidere sulla misura del petitum e, quindi, di inficiare il presupposto della «identità» dei diritti azionati.
Anche se si tralasciano alcune perplessità suscitate dall’adozione di questa soluzione, ictu oculi talmente rigida da pretendere l’identità non solo della fonte dei danni patiti (rectius, degli elementi costitutivi dei diritti), ma anche della loro esatta misura, permangono alcuni dubbi.
Infatti, lo stringente requisito di accesso alla tutela collettiva risarcitoria, dato dalla identità/omogeneità dei diritti azionati (dal proponente e dagli aderenti) è chiaramente funzionale alla più agevole gestione di una controversia in cui alcuni soggetti esercitano una azione civile e fanno valere i propri diritti senza essere formalmente parti del processo e senza avere, quindi, la possibilità di esercitarne i poteri.
Se, invece, si consente agli aderenti di intervenire in causa e acquistare la qualità di parte, banali ragioni di coerenza sistematica imporrebbero di considerare il processo di classe alla stregua di un qualunque processo litisconsortile; in tal caso, non sembrerebbe esservi ragione alcuna per rigettare le domande dei consumatori aderenti e intervenuti per difetto del requisito di identità dei diritti azionati, qualora i fatti posti a loro fondamento risultino provati.

 

Pubblicato il 9/04/2013  


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