20 marzo 2020

Decreto Cura Italia e misure fiscali

Considerazioni sulle misure fiscali previste nel d.l. n. 18/2020

L’epidemia da “coronavirus”, imprevedibilmente in pochi giorni, ha determinato nuove spese pubbliche ed una forte contrazione della produzione. Il d.l. 17 marzo 2020, n. 18 (cd. decreto Cura Italia, in seguito “il decreto”), adottato per far fronte all’epidemia in atto ed alle conseguenti problematiche finanziarie (pubbliche e private), dimostra come in questa condizione sia oggettivamente complessa l’adozione di idonee misure fiscali (il decreto, in generale, prevede l’ampliamento della spesa sanitaria, di strumenti quali gli ammortizzatori sociali, o di garanzie dello Stato per la facilitazione dei finanziamenti privati, facendo ricorso al debito pubblico, ex art. 126).

Considerata anche l’incertezza del momento ed il poco tempo per la sua adozione, non sorprende che sul piano strettamente tributario il decreto provveda pressoché esclusivamente alla regolamentazione dei termini degli adempimenti più imminenti (o, addirittura, appena scaduti).

In via generale, è disposto per tutti i soggetti residenti il differimento al 30 giugno di tutti gli adempimenti fiscali con scadenza tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020 (art. 62, co. 1 e co. 6). Il differimento non comprende i versamenti e le ritenute, mentre riguarda senz’altro gli obblighi dichiarativi o qualunque altro adempimento riferibile ai contribuenti residenti (come ad es. quelli derivanti da richieste ex art. 32 d.P.R. n. 600/1973, memorie ex art. 12 l. n. 212/2000, ecc.) e sembrerebbe esteso anche ad eventuali adempimenti riguardanti i tributi locali. A stretto rigore, rientrerebbero nel campo di applicazione della norma anche gli obblighi di fatturazione, con conseguenti evidenti problemi di differimento della detraibilità dell’Iva per committenti e cessionari.

Relativamente ai versamenti, per tutti i contribuenti (residenti e non) è previsto il differimento al 20 marzo della scadenza del 16 marzo, con remissione in termini per chi non aveva provveduto (art. 60), oppure un trattamento di maggiore favore in considerazione della natura dell’attività o del soggetto.

Per i settori maggiormente colpiti dall’epidemia (quali ad esempio le attività alberghiere, di ristorazione, trasporto, ecc.) è concessa la sospensione dei versamenti di ritenute e contributi relativi al rapporto di lavoro dipendente, con scadenza a maggio o a giugno a seconda dei casi e dell’Iva con scadenza a marzo (con una non chiara tecnica normativa quanto alle agenzie di viaggio e tour operator; art. 61, co. 2, 3 e 5). Per tutti questi soggetti i versamenti sospesi devono essere effettuati entro il 31 maggio (art. 61, co. 4) o il 30 giugno (art. 61, co. 5), con facoltà di pagamento anche in cinque rate mensili.

Per le imprese ed i lavoratori autonomi residenti con ricavi o compensi inferiori a due milioni di euro, nel periodo di imposta precedente, è previsto il differimento al 31 maggio di tutti i versamenti, questa volta definiti, “da autoliquidazione” con scadenza a marzo (sempre con facoltà di dilazione). Per i contribuenti con domicilio fiscale in Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza, la sospensione opera limitatamente ai versamenti IVA a prescindere dal volume dei ricavi o compensi percepiti (art. 62, co. 2 e 3). L’espressione “versamento da autoliquidazione” utilizzata solo nell’art. 62, potrebbe determinare una estensione della sospensione ai versamenti collegati ad “avvisi bonari” (che, privi di autonoma regolamentazione, potrebbero invece essere esclusi) solo per i soggetti di cui al precedente art. 61. È poi prevista la facoltà ai “sostituiti” con ricavi o compensi inferiori ai 400.000 euro (art. 62, co. 7) di richiedere al sostituto di non applicare le ritenute fino al 31 marzo.

L’agevolazione fiscale probabilmente più rilevante è “inavvertitamente” inserita tra le Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario (art. 55). Essa consiste, in estrema sintesi, nella monetizzazione delle imposte anticipate (Deferred Tax Asset, in breve DTA) con riferimento a perdite fiscali o eccedenze di ACE, in occasione di una cessione onerosa di crediti commerciali o finanziari rimasti insoluti, previo esercizio di un’opzione ed il pagamento di un “canone” (art. art. 11 d.l. 3 maggio 2016, n. 59, conv. dalla l. 30 giugno 2016, n. 119). Le rilevanti novità rispetto alle edizioni previgenti dell’agevolazione consistono nella soppressione della regola “della previa iscrizione in bilancio” delle attività trasformabili in crediti di imposta e dall’irrilevanza del prezzo di cessione del credito, essendo i nuovi limiti collegati esclusivamente al suo valore nominale (20% del valore nominale dei crediti ceduti comunque non eccedente complessivamente i due miliardi). Pur essendo chiaro un intento di favorire la dismissione dei crediti deteriorati da parte degli istituti di credito (principali destinatari della misura), la norma è applicabile a tutte le imprese. Altri crediti di imposta o detrazioni di importo meno rilevante sono previste per i premi ai dipendenti, per la sanificazione dei locali, per determinate locazioni commerciali e per le liberalità (artt. 63-66). Per alcuni lavoratori autonomi è prevista una indennità che verrà corrisposto dall’INPS (art. 27 e 28).

Di converso, il decreto dispone la sospensione dell’attività degli enti impositori (inclusi gli enti locali) dall’8 marzo al 31 maggio 2020, con conseguente automatica sanatoria con effetto retroattivo di eventuali atti scaduti tra l’8 marzo e la data di entrata in vigore del decreto (art. 67) ed una conseguente proroga, fino al 31 dicembre del secondo anno successivo decorrente dalla sospensione (31 dicembre 2022) di qualunque termine di prescrizione e decadenza relativo alla loro attività scaduto o scadente nel 2020 (art. 12 d.lgs. 24 settembre 2015, n. 159). La evidente sproporzionata disparità di trattamento tra enti impositori e contribuenti derivante dalla norma da ultimo citata potrà essere evitata con una esplicita rinuncia alle sospensioni da parte di questi ultimi (art. 71).

Per analogo periodo è sospesa anche l’attività dell’agente della riscossione e viene dato ai contribuenti tempo fino al 30 giugno per pagare gli atti della riscossione rientranti nella sospensione (incluse anche le rate relative ad eventuali “rottamazioni”, compresa, in tal caso, la rata scaduta il 28 febbraio; con analoga proroga biennale dei termini di decadenza e prescrizione in favore dell’agente della riscossione; art. 68).

Sul fronte del processo tributario, poi, è sospeso ogni termine con scadenza compresa tra il 9 marzo ed il 15 aprile. A differenza dell’art. 10 d.l. 2 marzo 2020, n. 9 che aveva sospeso in generale tutti i termini processuali, l’art. 83, co. 2, del decreto prevede espressamente la sospensione anche per il “reclamo” di cui all’art. 17 bis d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546; si tratta di una scelta condivisibile visti i dubbi sorti in passato sulla natura processuale dei termini di questa procedura (dubbi alimentati, poi, dall’espressa previsione normativa dell’applicabilità della sospensione feriale dei termini nella novellata disciplina del reclamo). Tuttavia, il confronto con la citata norma del d.l. 2 marzo 2020, n. 9 potrebbe creare incertezza in ordine all’ammissibilità o meno di una impugnazione notificata entro il prossimo 15 aprile per atti con originaria scadenza compresa tra il 2 e l’8 marzo a seconda delle forme di tutela accordate al contribuente


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