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Il trustee nel processo di cognizioneFilippo Corsini
Il trustee nel processo di cognizione
Giappichelli, Torino 2012, pp. X-263


Con questa monografia Filippo Corsini compie un’indagine <<processualcivilista>> sul complesso tema del trust.
Nella sua breve premessa, l’Autore, anzitutto, concentra la propria attenzione sui lineamenti generali del trust,quale istituto che consente ad un soggetto cd. disponente o settlor di trasferire determinati beni ad un altro soggetto, cd. trustee, affinché costui li amministri per un determinato periodo di tempo nell’interesse di una terza persona qual è il beneficiario; sulla genesi del trust all’interno del sistema di common law (ed in particolare in USA e Inghilterra); nonché sull’influenza che sull’istituto esercita l’equity (quale strumento volto a limitare fortemente il diritto di proprietà del trustee sui beni conferiti nel trust, in quanto costringe il trustee ad esercitare i poteri che ha sul patrimonio conferito in trust nell’interesse del beneficiario). Indica, poi, come oggetto delle sue riflessioni il ruolo che assolve il trustee nell’ambito di “un processo di cognizione” pendente in Italia e relativo ad un trust quivi efficace alla luce della Convenzione dell’Aja 1 ° luglio 1985 (ratificata e resa esecutiva in Italia con la L. 16 ottobre 1989, n. 364), che consente – sussistendo le condizioni indicate nella stessa Convenzione - il riconoscimento nell’ordinamento italiano di un trust regolato dalla legge straniera.
La parte iniziale della monografia avente ad oggetto delle considerazione preliminari del rapporto tra trust e processo, si caratterizza, in primo luogo, per l’individuazione “esaustiva” di tutte le potenziali controversie che possono coinvolgere un trustee - rinvenibili alla luce della classificazione già contenuta nella celebre decisione inglese “Alsop Wilkinson v. Neary and others” – nella tripartizione tra:
1) trust disputes (all’interno delle quali sono incluse tutte quelle controversie che riguardano direttamente l’atto istitutivo del trust. Al contempo, tali controversie si distinguono, da un lato, in friendly disputes - all’interno delle quali sono incluse tutte quelle azioni finalizzate ad ottenere dalla Corte un’interpretazione <<autentica>> delle disposizioni dell’atto istitutivo del trust, oppure la soluzione di questioni inerenti all’amministrazione del trust che possono sorgere durante la sua vita -; e, dall’altro lato, in hostile disputes, quali azioni proposte per conseguire una declaratoria di invalidità od inefficacia dell’atto istitutivo del trust);
2) beneficiaries disputes (quale categoria comprensiva di tutte le controversie intraprese dai beneficiari del trust nei confronti del trustee, per far valere violazioni da parte di costui dei propri obblighi);
c) third parties disputes (quale insieme di tutte le azioni avviate dal trustee contro soggetti terzi - diversi dai beneficiari – o, viceversa, intraprese da soggetti terzi nei riguardi del trustee, che sul piano oggettivo potranno riguardare diritti reali o obbligazioni, illeciti contrattuali o extracontrattuali subiti dal trustee, oppure commessi da quest’ultimo nel corso della sua attività di gestione del trust.
Si caratterizza, in secondo luogo, per la ricostruzione in chiave <<processualistica>> sia dei rapporti intercorrenti tra trustee, disponente (settlor) e beneficiari del trust (prestando particolare attenzione ai rimedi predisposti dai vari ordinamenti in favore di quest’ultimi qualora il trustee violi i propri doveri gestori cd. breach of trust, e che nell’ordinamento italiano, consistono essenzialmente nel risarcimento del danno o nella revoca dello stesso trustee), che quelli tra trustee e terzi.
Nella parte centrale dell’opera, l’Autore, dopo aver appurato che il trust è privo di soggettività giuridica e pertanto non può essere parte del processo, al contrario del trustee che invece lo è, perché munito della capacità di essere parte, prosegue la sua ricerca con l’analisi dei profili dinamici del «solo» processo di cognizione pendente in Italia nel quale è parte un trustee. Ed affronta, quindi, le problematiche relative:
1) all’individuazione dei criteri di competenza giurisdizionale in forza dell’art. 5 n. 6) del Reg. CE n. 44/2001 (soprattutto  delle difficoltà che s’incontrano nella sua applicazione pratica, alla luce dell’individuazione del suo presupposto applicativo rappresentato <<dal luogo in cui il trust ha il domicilio>> e dalla presenza delle cd. clausole di proroga della competenza giurisdizionale previste dall’art. 23 del medesimo Regolamento;
2) alla questione della possibilità di poter <<trascrivere>> o meno la domanda giudiziale proposta da (o contro) il trustee;
3) alla possibilità dell’eventuale configurazione di un conflitto d’interesse tra trustee e beneficiari del trust, ed a quest’ipotesi Corsini ritiene inapplicabile l’art. 78, comma 2, c.p.c., perché essendo quest’ultima una norma che presuppone una duplicazione soggettiva tra il rappresentante ed il rappresentato, ovvero in un’ottica processuale tra la cd. parte formale e la cd. parte sostanziale del processo, nel processo di cognizione oggetto della trattazione monografica qui in commento, vi è una sola parte, che è il trustee;
4) alla regolamentazione delle spese processuali, ritenendo in particolar modo applicabili le regole generali sulle spese processuali di cui agli artt. 91 e ss. c.p.c. - ad eccezione dell’art. 94 - per la semplice ragione che i beneficiari del trust non sono parti del processo e soprattutto perché il trustee non è un loro rappresentante;
5) al fenomeno della successione processuale inter vivos e mortis causa fra trustee ex artt. 110-111 c.p.c., con l’applicabilità dell’istituto dell’interruzione del processo ex art. 299 c.p.c. nell’ipotesi di morte del trustee, a meno che, il nuovo trustee (che in base alla norma da ultimo richiamata è <<colui a cui che spetta di proseguire il processo>> in veste di <<successore a titolo universale del patrimonio oggetto di trust>> si costituisca volontariamente, oppure sia citato in riassunzione.
Infine, a completare l’indagine, vi è un’approfondita analisi sia degli effetti prodotti dalla sentenza emessa al termine del processo nel quale il trustee agisce od è convenuto (con accenni anche <<all’efficacia esecutiva>> della sentenza medesima, e perciò alla possibilità che la stessa sia utilizzata come titolo esecutivo per intraprendere un’espropriazione forzata contro il trustee, con la possibilità da parte di quest’ultimo di ricorrere agli strumenti incidentali del processo esecutivo, costituiti dalle opposizioni esecutive), sia dei limiti del giudicato.
 

Alfonso Cerrato

 

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