MICELI_Societa dicomodo

Rossella Miceli

Società di comodo e statuto fiscale dell’Impresa

Pacini Editore, Pisa, 2017, 1-328

 

Il libro di Rossella Miceli costituisce una prima monografia scientifica sul controverso e tanto discusso tema delle Società di comodo nel diritto tributario. Più precisamente, il lavoro analizza la disciplina ai fini delle imposte dirette ed Iva delle società improduttive secondo parametri normativi; tali società nella materia fiscale sono conosciute - per la denominazione che è stata loro attribuita in sede legislativa – come “società di comodo”.

Il tema si collega alla nota questione civilista delle società senza impresa e, in particolare, delle società di mero godimento dei beni, fattispecie vietata dal nostro codice civile sulla base dell’art. 2248 c.c.

Le società di comodo fiscali, secondo l’Autrice, non sarebbero altro che organizzazioni preposte al mero godimento dei beni patrimoniali, nell’ambito delle quali non si svolge una effettiva attività di impresa commerciale. Si tratterebbe quindi delle società vietate dall’art. 2248 c.c.     

Nella materia tributaria il tema delle società di comodo è stato oggetto di una normazione autonoma che ha presentato nel tempo una linea guida e dei caratteri ricorrenti. L’approvazione dell’art. 30 della l. 23 dicembre 1994, n. 724 (titolato “società di comodo”) ha definito il punto di arrivo di precedenti leggi episodiche, ponendo una disciplina specifica che permane nel nostro ordinamento giuridico da quasi 25 anni. Tale normativa costituisce una delle discipline più discusse e criticate degli ultimi anni, fulcro di importanti dibattiti in sede normativa, giurisprudenziale, dottrinale e nell’ambito dell’Amministrazione finanziaria. A tutti i livelli, infatti, il tema in esame ha stimolato riflessioni e studi che ad oggi non sono giunti  ad alcun epilogo convincente.

La normativa presenta alcuni problemi di fondo legati alla genesi della sua introduzione e ad una mancata chiarezza sulla funzione assolta nell’ordinamento normativo. Tali aspetti sono stati aggravati da un’evoluzione legislativa molto frenetica e da una tecnica normativa che ha utilizzato strumenti giuridici alquanto complessi nella tradizione tributaria, quali le predeterminazioni normative, il contraddittorio endoprocedimentale, le agevolazioni fiscali, le preclusioni, i regimi sostitutivi.

Lo studio di Rossella Miceli effettua una analisi storico sistematica della normativa finalizzata, sin dalle prime battute, a presentare una teoria innovativa sull’argomento, che supera le precedenti ricostruzioni e rileva una coerenza logica e una sostenibilità giuridica.

L’Autrice individua la ragione dell’impianto normativo, distinguendo, a tal fine, la ratio legis dalla mens legis ovvero dalla tecnica legislativa utilizzata dal legislatore per l’attuazione della ratio stessa.

La finalità (ratio) della disciplina delle società di comodo è quella di correggere l’applicazione dello Statuto fiscale dell’impresa nei confronti di società di mero godimento dei beni in quanto non esercitano una attività di impresa commerciale. La correzione appare necessaria in virtù della esistenza (nel sistema fiscale attuale) del principio di attrazione secondo il quale società ed enti commerciali sono soggetti alla disciplina del reddito di impresa in quanto si presume svolgano una attività di impresa commerciale.

Lo statuto fiscale dell’impresa è la disciplina oggi contenuta nelle imposte periodiche dell’impresa commerciale (imposte dirette ed IVA) e costituisce un assetto di principi e norme finalizzato alla imposizione di realtà imprenditoriali attive e dinamiche, quali imprese, società ed enti commerciali, tutte organizzazioni che si caratterizzano per la presenza di un programma imprenditoriale, definito da beni e attività preposte ad uno scopo produttivo.

Le società di mero godimento dei beni sono disallineate rispetto a questo sistema, che pertanto deve essere corretto in rapporto alle loro caratteristiche strutturali ed economiche.

L’attuazione di questa ratio normativa è effettuata con strumenti  giuridici molto complessi e talora eccessivi in alcuni aspetti disciplinari. Ai fini delle imposte dirette, a parere dell’Autrice, si introduce una forma di imposizione patrimoniale rivolta ai beni detenuti dalla società. Ai fini IVA le società di comodo sono trattate come consumatori finali, attraverso una disciplina che agisce sul piano della indetraibilità dell’IVA.

L’Autrice concorda con la ratio della disciplina e (in questo modo) riporta sui binari della legalità una regolamentazione da sempre valutata in toto incostituzionale. Critica, invece, ritenendo incostituzionali  diverse disposizioni specifiche della disciplina stessa che l’hanno resa, nel tempo, gravosa e pregiudizievole verso i contribuenti.

Particolarmente interessanti sono le riflessioni sulla circolazione dei modelli giuridici, che rendono la presente monografia utile anche per gli studiosi di diritto civile.

La normazione tributaria avrebbe lentamente condotto all’ammissione delle società semplici di mero godimento dei beni, superando in alcuni aspetti il dettato dell’art. 2248 c.c. che preclude in via assoluta l’utilizzo della società per la finalità del mero godimento dei beni.

La monografia di Rossella Miceli assume quindi una certa trasversalità, mettendo in luce le relazioni del tema (delle società di godimento dei beni) tra il diritto civile e il diritto tributario e le connessione che tra queste ultime materie si sono nel tempo generate.

                                                                      



Ottobre 2018

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