Sideri

Umberto Ambrosoli e Massimo Sideri,

Diritto all’oblio. Dovere della memoria. L’etica nella società interconnessa, Bompiani 2018

Il volume, scritto da Umberto Ambrosoli e Massimo Sideri, analizza il tema del diritto all’oblio.  

Internet è lo strumento per il tramite del quale si definisce l’identità digitale di un individuo e della collettività a cui appartiene.

Gli scrittori partono dalla constatazione che la fonte di conoscenza principale della comunità moderna sia proprio internet cui, come è noto, basta un click per accedere ad una moltitudine di informazioni. Internet, però, è uno strumento acritico per definizione. Non ha passato perché è privo di storia. Non è munito di autorevolezza né, tantomeno, di autorità.

Quali implicazioni ha tutto ciò sulla memoria individuale e su quella collettiva? In quale rapporto si trova il dovere di ricordare con il diritto ad essere dimenticati? Che tipo di diritto è quello all’oblio?

Gli autori analizzano per prima una vicenda tragica, dall’omicidio di Alessandro Caravillini avvenuto nel 1982, per comprendere se esiste o meno il diritto a essere dimenticati. I due autori analizzano la modalità, quasi ossessiva, utilizzata dal popolo del web di registrare, uplodare, fotografare frammenti di vita che rappresentano la “memoria estraibile” di ciascun essere umano. Quest’ultimo si illude di poter rivivere ogni momento del passato per il tramite di detto archivio virtuale. Gli autori si soffermano con particolare frequenza sulla necessità ricordare o dimenticare eventi tragici.  Le vittime hanno l’esigenza -ed anzi, viene da alcune di queste percepito come un vero proprio dovere- di ricordare, di preservare la memoria. Dal lato degli autori dei crimini c’è il tentativo di rimuove quegli eventi, del resto, anche i principi del nostro ordinamento tendono verso la riabilitazione del reo. I due autori analizzano concetti antitetici: la sicurezza e la libertà da un lato e l’ oblio-memoria dall’altro. Fino a dove il segreto può essere tutelato? Al fine provare a dare delle risposte a questo quesito, gli autori intersecano i pani del diritto e della tecnologia, analizzando i casi in cui i dispositivi end-to-end rappresentano uno strumento a tutela della privacy dell’individuo. I due autori concordano nel ritenere che non è possibile affidare ad algoritmi o a coscienze in streaming i frammenti della storia, individuale e collettiva, che il web conserva. E per collegare, ricostruire,  conservare, tramandare il ricordo e i ricordi e difendere i propri diritti bisogna sempre affidarsi all’uomo.

Gli autori provano a dare una risposta a detti quesiti utilizzando il diritto, l’etica, la sociologia e la filosofia.

Il volume è una lettura colta, approfondita e sintetica di una tema estremamente appassionante che, come è noto, desterà sempre maggiore interesse.    

Anna Maria Pancallo

                                                              



28 novembre 2018

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