Leopoldo_Elia

Leopoldo Elia

Discorsi parlamentari

il Mulino, Bologna 2018

 

Negli ultimi mesi del 2018, in occasione del decennale della scomparsa, si sono susseguite varie iniziative volte a ricordare Leopoldo Elia. Tra queste occorre menzionare il Convegno organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Sapienza” di Roma, svoltosi il 10 dicembre 2018 alla presenza del Presidente della Repubblica, che ha avuto come obiettivo di trattare in modo esteso ed approfondito l’insegnamento e l’opera di Leopoldo Elia. Nei molti interventi che si sono susseguiti, sono stati richiamati non solo l’altezza e l’acume del contributo scientifico del Maestro, ma anche la passione e la perizia che hanno guidato la sua azione ogni volta in cui egli è stato chiamato a ricoprire prestigiosi incarichi istituzionali. È così uscita confermata l’immagine di un «profondo studioso» e un «intellettuale impegnato», il cui lavoro è sempre caratterizzato dallo «sforzo di collocare l’esperienza costituzionale nello scenario ampio dei mutamenti del sistema politico e delle trasformazioni della società», come rilevato dal Preside, Prof. Paolo Ridola, nel suo indirizzo di saluto.

Alto è, del resto, da tempo l’interesse nei confronti dei molti aspetti della personalità di Leopoldo Elia, a partire dagli anni della sua formazione, passando per l’impegno politico e la figura di studioso. Ne è ulteriore e significativo esempio la pubblicazione di un volume, curato da Fulco Lanchester, che mira a indagare “La Sapienza del giovane Leopoldo Elia 1948-1962” (Giuffrè, Milano 2014) e che raccoglie gli atti di un Convegno organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università “Sapienza” di Roma nel marzo del 2014.

Appare in questa prospettiva, da ultimo, di particolare rilievo una recente e meritoria pubblicazione curata dall’Archivio Storico del Senato della Repubblica. Nella Collana dei Discorsi parlamentari edita da il Mulino, infatti, il ventesimo volume raccoglie alcuni dei più rilevanti interventi pronunciati da parte del Prof. Leopoldo Elia, in qualità di deputato e senatore, tra il 1987 e il 1992 e poi tra il 1994 e il 2001, in un confronto continuo e attento con i tentativi di riforma della Costituzione repubblicana che in quegli anni vengono portati avanti e attraverso il cambio di regime che segna il collasso del sistema dei partiti che a partire dall’Assemblea costituente aveva caratterizzato il confronto politico.

L’ampia selezione di discorsi è ripubblicata nei testi conformi ai resoconti stenografici, corredando ognuno di essi con interessanti note in cui sono descritti elementi di grande utilità per ricostruire il contesto di ogni intervento. In esse sono segnalate non solo informazioni, sintetiche e opportune, con riferimento al quadro istituzionale del tempo, ma anche necessarie indicazioni circa l’oggetto dell’intervento stesso.

Il volume si apre con una Presentazione della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che sottolinea il rilievo dell’«intreccio tra storia e realtà, tra teoria e prassi» (p. 7) nella riflessione di Leopoldo Elia, seguita da una breve Nota biografica a cura di Giampiero Buonomo e da una ricca introduzione di Andrea Manzella intitolata “Leopoldo Elia in Parlamento”.

Proprio nell’introduzione, sin dalle prime righe, colpisce l’affermazione per cui «Leopoldo Elia fu “parlamentare” molti anni prima di essere in Parlamento» (p. 15). Il riferimento è agli anni in cui Elia fu consigliere del Senato della Repubblica, dal 1950 fino al 1962, seguiti da un tempo «pieno di lavoro, di cariche altissime, di storia personale e collettiva», che sembra quasi «annullato» sin dal primo discorso da senatore, pronunciato il 30 luglio 1987, sul documento «Modifica degli articoli 21 e 22 del Regolamento del Senato concernenti la composizione e le competenze delle Commissioni permanenti» (riportato alle pp. 37 ss.). Leopoldo Elia – afferma Manzella – ritrova subito nel Senato, questa volta da senatore, «la dimora a lui connaturale» (p. 15). Non meno evocativa, nella difficile opera di ricostruire sinteticamente i principi e i criteri direttivi dell’azione parlamentare di Elia, appare anche la parte finale dell’introduzione, in cui viene ricordato un intervento del luglio 1991 in cui Leopoldo Elia, in un ragionamento «Sul Messaggio del Presidente della Repubblica relativo alle riforme istituzionali», afferma di sentirsi «piuttosto che giudice [della Costituzione], giudicato dalle sue regole, dai suoi grandi fini che essa addita e che sono ancora di difettiva attuazione» (p. 33; pp. 201-202).

Nella sua introduzione, Andrea Manzella riflette su alcuni dei temi su cui si concentra negli anni l’attenzione di Leopoldo Elia. Viene per esempio messa in luce la considerazione alta della fonte regolamentare, intesa come uno strumento attraverso cui inverare i valori e i principi dell’ordinamento costituzionale. È in tale prospettiva sottolineata l’attenzione per i processi di innovazione, da cui traspare sempre l’impegno in difesa della centralità del Parlamento, la cura nella difesa della Corte costituzionale dal rischio di una «sovraesposizione politica» (26) e l’ambizione di valorizzare quei principi supremi la cui alterazione avrebbe dovuto essere del tutto esclusa. Si pone, in definitiva, l’accento su quella “prudenza” che spinge Elia ad agire sempre – come egli stesso teorizza – «equilibrando novità e continuità» ed evitando, da un lato, «la psicosi dell’azzeramento dell’ordine costituzionale in vigore» e, dall’altro, «la tentazione del minimalismo» (p. 190).

Proprio la riforma dei regolamenti – sottolinea Manzella – avrebbe potuto essere l’espressione della «capacità di autoriforma del Parlamento», senza con ciò arrivare a introdurre eccessive rigidità, con il rischio di disarticolare il rapporto tra «formulazione normativa e fatto attuativo» e di sclerotizzare le dinamiche politiche (pp. 16-17). E tale ricostruzione, che aveva solide basi di tipo teorico, guardava con fiducia alla realtà e alla prassi, trovando un significativo punto di caduta proprio nell’auspicio di realizzare una più coerente organizzazione dei lavori. Emerge, inoltre, come tutto ciò si saldi con una articolata concezione volta a puntellare la centralità del Parlamento e i cardini del parlamentarismo, senza però abdicare a una costante denuncia dei malfunzionamenti di alcune prassi concernenti l’assenteismo, l’interpretazione dell’art. 66 Cost. e l’insindacabilità parlamentare. Di grande interesse, in questo quadro, è la riflessione di Leopoldo Elia sulla eventuale opportunità di sopprimere una delle due Camere, culminante nella proposta di perseguire, coerentemente con l’idea dell’unità del Parlamento, «una riforma nel bicameralismo, non del bicameralismo» (p. 20) per giungere – afferma Elia in Senato – a «una riforma del procedimento legislativo e del modo in cui questo si situa in un quadro» (p. 143) in cui «resta il bicameralismo paritario, cade il bicameralismo perfetto» (p. 145).

In questa prospettiva, con riferimento al tema del referendum, si può individuare sia una critica a quelle proposte che vedevamo nella previsione di un voto popolare un passaggio obbligato per ogni riforma costituzionale, sia l’opposizione all’eventuale introduzione dell’istituto del referendum propositivo  (pp. 22-24). In un intervento dell’aprile 1991, in proposito, si legge: «un Parlamento vincolato è un Parlamento esautorato» (p. 178).

Sfogliando l’Indice degli argomenti, che include anche i discorsi non pubblicati nel volume, non può non notarsi la vastità dei temi trattati, che investono argomenti come le autorità indipendenti e i dubbi sulla costituzionalizzazione della Banca d’Italia, passando per il bicameralismo, i poteri del Presidente della Repubblica, le problematiche connesse con l’abuso del decreto legge e il ricorso alla cd. “fiducia tecnica”, il CNEL e il Consiglio superiore della magistratura, nonché i poteri e le funzioni della Corte costituzionale, della Corte dei conti e dei Tribunali amministrativi regionali. Ma sono anche da ricordare i discorsi sui singoli articoli della Costituzione, a partire dai principi fondamentali, passando per le prerogative dei deputati, i partiti e il loro finanziamento, l’interpretazione dell’art. 81, fino alle norme in materia di regionalismo e agli spazi da riconoscere all’istituto referendario. Di grande interesse, infine, appare l’attenzione verso alcuni dei temi che caratterizzano tuttora il processo di integrazione europea, tra cui, a titolo di esempio, la Carta dei diritti fondamentali e le competenze della Corte di Giustizia, il ruolo del Parlamento europeo e la moneta unica.

Leggendo i tanti interventi, in conclusione, non può sfuggire lo spazio che spesso viene riconosciuto all’argomento comparativo. Nelle riflessioni di Elia, il richiamo alle esperienze straniere, del resto, è sempre accurato e particolarmente attento alla dimensione storica, lasciando così al lettore la sensazione che si cerchi, nelle sedi elettive della democrazia rappresentativa, di fondare su una autorevole consapevolezza del presente la costruzione del futuro.



8 gennaio 2019

0