Copertina volume Panella

Lina Panella (a cura di),
Nuove tecnologie e diritti umani: profili di diritto internazionale e di diritto interno,
Napoli, 2018, pp. 360

 

La tematica dei rapporti tra lo sviluppo scientifico e tecnologico e la tutela dei diritti fondamentali, che si situa al crocevia tra scienza, etica e diritto, affascina da tempo i giuristi ed è oggetto di crescente interesse da parte dell’opinione pubblica. È, infatti, di tutta evidenza come l’incidenza della tecnologia assuma, in tale contesto, una connotazione dicotomica: se per un verso la pervasività delle innovazioni scientifiche e tecnologiche porta con sé un accresciuto rischio di lesione dei diritti fondamentali, per altro verso essa rappresenta il terreno fertile per l’emersione di sempre più pressanti istanze di tutela di nuovi diritti.

Di tali questioni tratta il volume curato da Lina Panella, Nuove tecnologie e diritti umani: profili di diritto internazionale e di diritto interno (2018, edito da Giuffré), che raccoglie i contributi dell’omonimo convegno svoltosi a Messina il 26 e 27 maggio 2017, a cui hanno preso parte alcuni tra i più autorevoli giuristi italiani e stranieri. L’indubbio punto di forza del Volume risiede nel suo taglio dichiaratamente interdisciplinare: le varie questioni sono prese in esame dal punto di vista del diritto internazionale, del diritto dell’Unione europea, del diritto civile, del diritto penale e del diritto costituzionale. Tale prospettiva consente di affrontare in maniera quanto più esaustiva possibile una tematica altamente complessa, che solleva interrogativi di natura marcatamente eterogenea.

I contributi spaziano su un ampio ventaglio di questioni: dall’uso dei droni nella lotta al terrorismo, ai numerosi aspetti legati ad internet e, più ampiamente, allo spazio digitale, fino all’impiego delle nuove tecnologie nel campo medico, e alle rilevanti ricadute su tutto l’arco della vita umana, dall’inizio (grazie alle sofisticate tecniche di fecondazione medicalmente assistita) alla fine (sollevando delicatissimi interrogativi che ruotano attorno alle tematiche del c.d. accanimento terapeutico, del testamento biologico, dell’eutanasia). Eppure, nonostante la varietà di prospettive e la pluralità di tematiche affrontate, è comunque possibile individuare un ideale fil rouge che percorre tutto il Volume.

Dalla sua lettura emerge con evidenza come il progresso tecnologico e scientifico investa in maniera trasversale tutti i campi dell’esistenza umana, a partire dalla sua dimensione sociale e istituzionale (esempio ne è il recente processo di informatizzazione della pubblica amministrazione, sulle cui prospettive e sulle cui sfide si concentrano gli interessanti contributi di Francesco Martines e Anna Lazzaro), fino a incidere sul nucleo intangibile dei c.d. diritti della personalità (al riguardo, pregevoli sono i contributi di Guido Alpa, in materia di identità digitale; di Angela La Spina, sulle problematiche legate alla tutela dell’identità e della dignità dei soggetti nati da tecniche di procreazione medicalmente assistita; di Alberto Marchese, sulle delicate questioni relative alla fecondazione post mortem; di Aurora Vesto, sulla tutela dei diritto all’oblio).

In tale contesto risulta, pertanto, cruciale il ruolo del diritto, tanto nella sua dimensione teorica, quanto nella sua applicazione pratica. Indubbiamente, il giurista deve confrontarsi con fenomeni che lo inducono a riconsiderare concetti e paradigmi giuridici (ad esempio, nel passaggio dal reale al virtuale, oggetto delle riflessioni di Attilio Gorassini), e che parrebbero influenzarne addirittura la stessa epistemologia (su tale “mutazione” si concentra il contributo di Vincenzo Zeno-Zencovich). Eppure, un’attenta riflessione giuridica consente, ad esempio, di ricomporre interessi e beni giuridici spesso presentati come contrapposti (come la sicurezza e il diritto alla protezione dei dati personali, oggetto del contributo di Marco Orofino), o, ancora, pone in luce la necessità di evitare eccessi di penalizzazione in ambito di ricerca scientifica (sul punto, le interessanti riflessioni di Emanuele La Rosa). In sede di applicazione pratica, il giudice si trova dinanzi a delicate scelte di bilanciamento dei diritti in gioco, che gli impongono di valutare l’applicabilità, alle nuove realtà, dei principi desumibili dalla sua pregressa giurisprudenza (con riguardo alla Corte di Strasburgo, si vedano gli attenti contributi di Guillem Cano Palomares, su libertà di espressione e internet, e di Letizia Seminara, in materia di sorveglianza segreta), e finanche di valutare l’opportunità di rimodulare le stesse categorie giuridiche al fine di adattarle alle nuove esigenze, operazione, quest’ultima, che appare decisamente influenzata dalla cornice valoriale adottata (come efficacemente rilevato da Oreste Pollicino).  

D’altro canto, l’indagine, condotta su diversi ambiti, dimostra come sovente il diritto fatichi a stare al passo con gli sviluppi della scienza, dimostrandosi ampiamente lacunoso (esempio ne è la carenza di rimedi giurisdizionali effettivi a disposizione delle vittime dei drone strikes e dei loro familiari, tematica su cui si concentra il contributo di Nicola Colacino). In diversi casi, tale lacunosità risulta colmata – almeno parzialmente – dall’attività del giudice, tanto nazionale quanto internazionale, che, giovandosi di virtuose dinamiche dialogiche, funge da supplente rispetto ad un legislatore inerte (profili efficacemente messi in rilievo da Angela di Stasi, con riguardo alla nozione di embrione umano, e da Stefano Agosta e Francesca Perrini, in materia di procreazione medicalmente assistita e maternità surrogata). Immobilismo, quello del legislatore, dovuto, in materia di regolazione del fine vita, ad un abbandono di quel canone di laicità riconosciuto dalla Consulta quale “principio supremo” dell’ordinamento italiano (questione oggetto dello stimolante contributo di Lucia Risicato). D’altro canto, tali sviluppi rappresenterebbero, per certi versi, l’ineludibile esito di un processo di graduale ridefinizione dei ruoli tra giudice e legislatore (come lucidamente rilevato da Alberto Giusti), i cui rapporti dovrebbero piuttosto essere improntati alla complementarità, in un’ottica di leale cooperazione e di massimizzazione della tutela in chiave “federale” (profili oggetto di interessanti riflessioni di Antonio Ruggeri). Eppure, tale auspicio risulta non di rado disatteso (sulle difficili interazioni in materia di data retention tra giudice e legislatore, a livello sia di Unione europea sia di Stati membri, si concentra il contributo di Giandonato Caggiano).

In sintesi, il Volume fornisce preziosi spunti di riflessione, in chiave interdisciplinare, sulla complessa interazione tra nuove tecnologie e diritti umani, approccio che, come auspicato da Claudio Zanghì nelle sue conclusioni, dovrà caratterizzare con sempre maggior intensità l’attività futura tanto dei giuristi quanto dei pratici del diritto.

 

Gabriele Asta

 

25 marzo 2019

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Nuove tecnologie e diritti umani: profili di diritto internazionale e di diritto interno

Lina Panella (a cura di)

Nuove tecnologie e diritti umani: profili di diritto internazionale e di diritto interno

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