21 aprile 2017

In Francia, il voto più atteso

di Stefano Carpentieri

Ferita dall’ennesimo attacco terroristico sul suo territorio, la Francia si prepara al weekend più atteso degli ultimi mesi.
Sarà infatti domenica 23 aprile che tutti i francesi maggiorenni saranno chiamati ad esprimere la loro preferenza nel primo turno delle elezioni presidenziali, dopo una campagna elettorale costellata di scandali e colpi di scena.
Il Presidente è l’interlocutore privilegiato dal popolo francese, è il volto di tutte le politiche messe in atto durante il suo quinquiennato, è la figura di riferimento nei momenti di crisi ed è allo stesso tempo il capro espiatorio di tutte le opportunità mancate. Le precedenti elezioni presidenziali (nella V Repubblica almeno) hanno tutte visto un tasso di partecipazione molto elevato rispetto agli standard di altri paesi (tra il 75% e l'81% in media). È da vedere se domenica prossima, al netto della crisi economica, degli attentati, di tutti gli scandali, degli attacchi personali e dei processi che hanno caratterizzato questa campagna, gli elettori francesi saranno altrettanto pronti nell’esercizio del loro diritto di voto.
Ma al di là delle differenze tra un candidato e l’altro, che abbiamo già descritto, cosa vuol dire concretamente eleggere in Francia il  Presidente della Repubblica?
La Francia è oggi una Repubblica costituzionale parlamentare ad influenza presidenziale. In parole povere, l’ordinamento dello Stato è inquadrato dalla Costituzione, il potere legislativo è detenuto dal Parlamento (formato dall’assemblea nazionale, i cui membri sono eletti a suffragio diretto, e dal senato, suffragio indiretto) e quello esecutivo è diviso tra il governo ed il Presidente.
Il Presidente, secondo l’articolo 5 della Costituzione, incarna l’autorità dello Stato, veglia sul rispetto del testo costituzionale, assicura il funzionamento dei poteri pubblici e della continuità dello Stato; per quanto riguarda l’estero egli è il garante dell’indipendenza nazionale, dell’integrità territoriale e del rispetto dei trattati internazionali stipulati dalla Francia.
Questi numerosi compiti si traducono in altrettanti poteri concreti. Partendo dal rapporto con l’estero, garantire l’indipendenza nazionale e l’integrità territoriale fanno del Presidente il capo delle forze armate, ogni azione militare rilevante intrapresa dalla Francia deve essere sottoposta al suo giudizio. Questo è un aspetto da non sottovalutare nell’attuale panorama politico; in un’Unione Europea sempre più debole e contestata, in un contesto internazionale sempre più incerto, la capacità del Presidente di affrontare la minaccia del terrorismo internazionale e la sfida alla sicurezza interna, è diventata uno dei fulcri della recente campagna. È infatti il Presidente che firma i trattati internazionali con gli altri paesi e con l’Unione Europea, che incarica gli ambasciatori francesi ed  accredita gli ambasciatori stranieri in Francia.
Nella visione gaullista della Repubblica il potere esecutivo esercita una pressione uguale a quella del potere legislativo; l’Assemblea Nazionale ha infatti il potere di sciogliere il governo, mentre il Presidente può sciogliere l’Assemblea nazionale. Il governo in teoria è responsabile solo davanti il parlamento, ma di fatto è il Presidente a nominare il primo ministro, che deve essere un membro del partito maggioritario all’Assemblea Nazionale. Fino al 2002 il mandato presidenziale durava sette anni e le elezioni dei membri dell’Assemblea Nazionale si tenevano a due anni di distanza da quelle presidenziali. Si creava così la possibilità di una “coabitazione”, ossia della presenza di un presidente esponente di un partito, ed di un’assemblea nazionale a maggioranza del partito di opposizione.
Ma nel 2002 l’allora presidente Jacques Chirac cambiò la costituzione riducendo da sette a cinque gli anni del mandato presidenziale e facendo coincidere le date delle elezioni del presidente con quelle dell’assemblea nazionale, rendendo pressappoco irrealizzabile la coabitazione. È questo un altro dei punti focali di queste elezioni 2017: a seguito del discredito dei partiti maggioritari, i “nuovi” candidati hanno sì più sostegno popolare, ma mancano di possibili rappresentanti all’Assemblea Nazionale, rendendo forse possibile un ritorno alla coabitazione.
Il Presidente francese, sebbene non sia il diretto fautore delle politiche del governo, gode di peso sufficiente per dettare le linee generali, nonché dei mezzi per imporre le sue visioni attraverso lo strumento del referendum.
Ma per arrivare ad aspirare a questa posizione il processo è tutt’altro che facile. Sebbene l’elezione presidenziale sia a suffragio universale, per essere iscritto come candidato è necessario ottenere 500 sponsorizzazioni (parrinaiges) di eletti locali (sindaci, rappresentanti regionali o dipartimentali). Le elezioni  si svolgono su due turni (a meno che uno dei candidati non riesca a riportare più del 51 per cento della totalità dei voti al primo turno), il che rende inevitabile le coalizioni tra partiti, che hanno fino ad oggi sfavorito i candidati anti-sistema.
 

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