10 luglio 2019

Una lettrice scrive: “La vostra definizione della voce “alinea” non funziona”. Per Treccani risponde Maria Vittoria Dell’Anna

di Maria Vittoria Dell’Anna

L'email

 

Sono una vostra affezionata utente e sostenitrice. Mi sono determinata a scrivere alla redazione per segnalare, quale modesta giurista nel senso evocato alla voce "alinea" del vostro dizionario online, che non ravvedo affatto, nella prassi legislativa, né giudiziaria o dottrinaria, l'uso della citata espressione in luogo o in commistione con l'uso di "comma", come sembra invece riportare il vocabolario. Metterei, piuttosto, in evidenza l'uso semanticamente improprio che viene fatto della parola "alinea", adoperata sovente per indicare un periodo del comma, anche non caratterizzato da un "a capo". Senza mettere minimamente in dubbio l'autorevolezza delle vostre ricerche, ho ritenuto opportuno offrire questo personale contributo di osservazione empirica. L'occasione mi è propizia per porgere cordiali saluti, Luigia Iocca

 

La risposta

 

Alinea è un sostantivo maschile invariabile che insieme ad articolo (s.m.) e comma (s.m.) indica partizioni interne ai testi giuridici del tipo normativo (leggi e decreti, ma anche regolamenti e contratti). Per le suddivisioni interne ai testi scritti non giuridici si usano i sostantivi capitolo, paragrafo e sottoparagrafo, capoverso.

 

Articolo e comma come partizioni di testi normativi presentano un significato certo e condiviso dentro e fuori l’uso giuridico e nelle definizioni offerte dai vocabolari per l’accezione giuridica (articolo indica ogni singola parte, corrispondente alla trattazione di un argomento, in cui sono suddivisi leggi, decreti, regolamenti, altri testi analoghi; comma indica ciascuna delle parti, preceduta e seguita da un accapo, in cui è suddiviso un articolo di legge o di altro documento redatto in articoli). Alinea è adoperato invece promiscuamente dai giuristi, come l’osservazione in repertori e banche dati di testi giuridici consente di verificare (cfr. tra gli altri la giurisprudenza ufficiale reperibile al sito Internet della Corte di Cassazione [link] e della Corte Costituzionale [link] e gli archivi di testi giuridici dell’ITTIG - Istituto di Teorie e Tecniche dell’Informazione Giuridica del CNR al sito www.ittig.cnr.it, in particolare la banca dati di dottrina giuridica DoGi e l’archivio unificato Vocanet-LLI degli archivi Lingua Legislativa Italiana e Lessico giuridico italiano).

 

Per fare il punto della situazione è opportuno distinguere gli usi tra testi non normativi (sentenze, ordinanze, testi di dottrina) e testi normativi.

In testi non normativi alinea ricorre 1) con lo stesso valore di comma (valore oggi minoritario, diversamente che nel passato, come vedremo), 2) come blocco di testo, partizione interna a un comma preceduta e seguita da un accapo (valore oggi maggioritario), 3) come periodo di un comma che ne presenti più d’uno, chiuso o no da un accapo, 4) solo con riferimento a testi non normativi (a sentenze, per esempio), come sinonimo di periodo, di capoverso e come sezione numerata o no di una pagina. Nei diversi contesti il ricorso ad alinea ha una funzione di richiamo, di collegamento tra il testo in cui ricorre e un blocco più o meno esteso dello stesso o di un altro testo e del contenuto lì riportato.

Alinea riceve definizioni oscillanti anche nei vocabolari dell’uso, che segnalano la voce ora soltanto come sinonimo di capoverso (Devoto-Oli) o di comma (GRADIT - Grande dizionario italiano dell’uso), ora anche - correttamente - come suddivisione interna al comma (Garzanti, Sabatini-Coletti, Treccani, Zingarelli). Il GDLI - Grande dizionario della lingua italiana (Torino, Utet, 1961-2002, 21voll; I vol. A-BALB 1961), un dizionario storico, definisce l’unica accezione, giuridica, di alinea con ‘capoverso, paragrafo’.

Un valore di alinea ben individuato, potremmo dire tecnico (al momento assente da fonti lessicografiche), è quello assegnato delle indicazioni redazionali per la stesura dei testi legislativi dai primi anni 2000 (e verosimilmente circolante già prima). In una circolare del Presidente del Senato del 20 aprile 2001 recante Regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi si legge al paragrafo 7. Partizione interna degli articoli, lettera f) che «Quando il comma si suddivide in lettere (seguite dalla parentesi), si va a capo dopo i due punti con cui termina la parte introduttiva del comma stesso (denominata «alinea»)» e al paragrafo 9. Norme recanti novelle, lettere a) e b) che «a) Le norme recanti «novelle» si compongono di due parti: la parte introduttiva (denominata «alinea») e la parte consistente nella «novella» in senso stretto. Questa può comprendere uno o più capoversi, come previsto alla lettera f). b) L’alinea della norma recante «novella» contiene il dispositivo volto a precisare il rapporto, di sostituzione o di integrazione, tra la norma previgente e quella recata dalla «novella»: esso termina con i due punti, ai quali fa seguito la parte novellistica, inscritta fra virgolette, in apertura e in chiusura».

 

La descrizione fornita fin qui è valida per gli usi attuali di alinea e conferma i dubbi, legittimi, posti dalla lettrice. Per rispondere alla sua domanda e provare a spiegare le ragioni della confusione tra alinea e comma converrà fare un passo indietro e osservare la storia delle due voci nella nostra lingua.

La voce alinea è attestata in italiano dai primi decenni dell’Ottocento (almeno dal 1826, nel Dizionario teorico-pratico del notariato ossia elementi della scienza notariledi G. Calza) all’interno di testi giuridici o con riferimento a contesti d’uso giuridici (dove è anche abbreviata in al.), indicando fino alla fine del Novecento una partizione di un articolo di legge preceduta e seguita da un accapo (le occorrenze in testi giuridici del passato si possono verificare negli archivi ITTIG al sito richiamato sopra). La voce giungeva dal fr.alinéa, dalla formula del latino medievale e umanistico a linea, con cui nella dettatura si avvertiva l’amanuense di allontanarsi dalla linea (andando “a capo”) che separava le due colonne della pagina (DELI - Dizionario Etimologico della LinguaItaliana, di M. Cortelazzo e P. Zolli). La voce non fu accolta dai principali vocabolari del periodo: è assente nella V impressione del Vocabolario della Crusca [1863-1923] e nel Dizionario della lingua italiana [1861-1874] di N. Tommaseo e B. Bellini, e ancora in un dizionario specializzato come il Dizionario del linguaggio italiano storico ed amministrativo [1881] di G. Rezasco (il Tommaseo-Bellini e il Rezasco fecero tuttavia ricorso ad alinea nella definizione di altri voci come sinonimo di capoverso, in relazione o no all’uso giuridico). Essa era però significativamente segnalata nei repertori puristici (ad es. il Lessico della corrotta italianità [1877] di P. Fanfani e C. Arlia), che ne stigmatizzarono l’uso da parte dei legali e dei non legali.

Dalla seconda metà dell’Ottocento il significato di alinea è assunto, con analoga critica da parte dei repertori puristici, anche dal sostantivo comma. Comma nella nostra lingua era già attestato dalla fine del XIV sec. (inizialmente al femminile e nella forma coma) al di fuori di usi giuridici, come voce di ambito musicale per indicare un intervallo molto piccolo tra due suoni di altezza diversa o di ambito retorico e grammaticale per indicare la parte del periodo che nella retorica classica e medievale era compresa tra due pause successive (pause brevi, assimilabili a quelle individuate dalla virgola) e anche il segno (una virgola o un trattino) con cui la pausa stessa era segnalata nell’interpunzione medievale. Da qui, comma ha esteso il suo valore indicando non più o non solo la breve porzione di testo interna alla frase o al periodo e comunque inferiore al capoverso della retorica classica e medievale, ma il capoverso stesso, detto non genericamente di un testo scritto, ma precipuamente di un articolo di legge: con la “nuova” accezione comma penetrava nell’uso dei testi giuridici, affiancandosi al già circolante alinea. Dal secondo Ottocento, e ancora oggi, con comma si intende dunque ogni singola parte di un articolo di legge, rispetto al quale rappresenta la sezione testuale di livello inferiore. Ricordiamo che i testi normativi si strutturano in titoli, articoli, commi. I titoli sono eventualmente suddivisi in sezioni e capi e presentano numerazione ordinale in caratteri romani; gli articoli si susseguono con numerazione cardinale in caratteri arabi, ininterrotta tra titolo e titolo; i commi sono segnalati con numerazione cardinale in caratteri arabi interrotta a ogni nuovo articolo e sono eventualmente suddivisi in lettere e numeri (la numerazione dei commi, estranea ai testi normativi più datati, è stata introdotta in Italia su proposta della Commissione Barettoni Arleri nel giugno 1982). Per dettaglio, aggiungiamo che la sezione inferiore all’articolo è detta anche capoverso, che indica la partizione – il comma – di un articolo di legge successiva alla prima (mentre la prima, ossia il primo comma, è detta usualmente principio).

 

Ritorniamo ad alinea. Che cosa è poi accaduto? Dalla fine del Novecento la voce ha mostrato una progressiva frammentazione del significato originario nei diversi valori visti in apertura, passando a indicare parti – comunque intese – non più di un articolo, ma di un comma e ponendosi in ogni caso come segmento testuale di secondo livello rispetto all’articolo (nella sequenza articolo - comma - alinea; si seguano le attestazioni nella banca dati DoGi dell’ITTIG almeno dal 1985 e altre utili occorrenze nelle sentenze C.Cost. n. 559/1987 e C.Cost. n. 40/1990 e nella Legge costituzionale n. 2/2001; si veda inoltre già il Vocabolario Treccani nell’edizione del 1986, s.v.).

La confusione attuale tra alinea e comma può spiegarsi dunque con l’inversione dei rapporti di grandezza che le due voci hanno assunto nel tempo rispetto alla sezione testuale di livello superiore con cui si sono all’inizio misurate. Per alinea, in particolare, le oscillazioni semantiche che al momento ne compromettono l’esatta comprensione anche da parte degli addetti ai lavori potranno prevedibilmente risolversi in una accezione tecnica condivisa dai vari testi giuridici (‘parte introduttiva della novella di una norma, precedente il testo vero e proprio della novella’ e ‘parte introduttiva di un comma, precedente il testo delle lettere in cui sia suddiviso’) sulla pressione modellizzante dei testi normativi (quale oggi appare in atto, sia pure con lentezza), capaci storicamente di istituire, codificare, sistemare e incanalare nozioni e significati giuridici.

Ai testi e ai giuristi posteri l’attesa sentenza.

 

Dizionari dell’uso consultati

DELIn = Il nuovo etimologico. DELI - Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, di Manlio Cortelazzo e P. Zolli, seconda edizione in volume unico a c. di Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999.

Devoto-Oli = Giacomo Devoto e Giancarlo Oli, Nuovo Devoto-Oli. Il vocabolario dell'italiano contemporaneo 2019, a cura di Luca Serianni e Maurizio Trifone, Firenze, Le Monnier, 2018.

Garzanti = Il Grande Dizionario Garzanti di Italiano, nuova edizione. Direzione scientifica di Giuseppe Patota, Milano, Garzanti, 2013.

Gradit = Tullio De Mauro (a cura di), Grande Dizionario Italiano dell’Uso, Torino, UTET, 6 voll., 1999 (con aggiornamenti del 2004 [vol. VII, Nuove parole italiane dell’uso + Cd-Rom] e 2007 [vol. VIII, Nuove parole italiane dell’uso + chiave USB]).

Sabatini-Coletti = Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, il Sabatini Coletti: dizionario della lingua italiana. Con allegato CD-Rom, Milano, Sansoni, 2011 (ristampa dell’edizione 2007, consultato elettronicamente su elexico.com in Versione Professionale, con banca-dati aggiornata al 2013).

Treccani = Il Nuovo Treccani, diretto da Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2018, 4 voll.

Zingarelli = Nicola Zingarelli, lo Zingarelli 2020. Vocabolario della lingua italiana, a cura di Mario Cannella e Beata Lazzarini, Bologna, Zanichelli, 2019.

 

Bibliografia essenziale

Paolo D’Achille, Alinea, capoverso, comma, paragrafo, in La Crusca per voi, Firenze, Accademia della Crusca, 41/2010, p. 15.

 

Immagine: By Jackson Pollock [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons


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