31 gennaio 2019

Libertà di parole

Undici domande a Paolo Di Giovine, tra lingua e vita

 

Autobiografia  in un tweet

Celibe per caso, linguista per scelta. Ingresso brutale nel mondo accademico, digerito poco per volta. Ma è un mestiere che mi entusiasma ancora, perché si costruisce il futuro.

 

1. La parola al centro della sua vita: quando lo ha capito?

All’inizio degli studi universitari, non prima.

2. Un modo di dire, una frase, un proverbio, il verso di una poesia o di una canzone che le ritorna in mente.

«Linguista sum. Linguistici nihil a me alienum puto» (Roman Jakobson, parafrasando Terenzio, per dire che il linguista deve avere una costante curiosità verso qualsiasi manifestazione che abbia a che vedere con il linguaggio).

3. Una parola o espressione, anche dialettale, del suo lessico familiare.

Quagliare (è una voce laziale molto espressiva e ad ampio spettro semantico, diversamente dal corrispondente toscano cagliare).

4. La parola che la fa volare.

Curiosità.

5. La parola che la amareggia.

Arrivismo.

6. Il dizionario: pesante o leggero?

Se è informatizzato, pesante quanto si vuole, attraverso i rinvii interni e le citazioni; se è a stampa, relativamente leggero, per l’uso quotidiano.

7. Tre lemmi che eliminerebbe dal dizionario e perché.

1. Utilizzo (formazione di un tipo poco congeniale all’italiano, e del tutto inutile, in presenza di uso e impiego, sinonimi quasi perfetti).

2. Specificatamente (c’è una sillaba in più del tutto inutile, rispetto a specificamente – una sorta di horror vacui).

3. Infatti (non in sé, ma perché viene ormai usato a sproposito, con scelta della punteggiatura del tutto casuale).

8. Chi sono i padroni della lingua?

I parlanti (alla fine, nonostante i grammatici, hanno la meglio sempre loro).

9. L’aggettivo che più le si addice.

Disponibile.

10. Quello al quale non vorrebbe mai essere associato.

Falso.

11. L’emoji con cui si identifica.

emoji2, in senso autoironico: disposizione d’animo programmaticamente serafica, in grado di mutare nel caso di delusione ricevuta dagli interlocutori.

 

a cura di Margherita Sermonti

 

Illustrazione di Stefano Navarrini

 

Le interviste già pubblicate

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Pietro Sermonti

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