12 giugno 2019

Libertà di parole

Undici domande a Cristina Faloci, tra lingua e vita

 

Autobiografia in un tweet

Figlia di ingegnere e madre trilingue, cresciuta tra liceo classico e scout, avrei fatto chimica se un'anomala esperienza scolastica non mi avesse spinto a cambiare istituto all'ultimo anno di liceo. Sulla via di Damasco, un'eccellente professoressa di lettere. Fu quello che scelsi di studiare alla Sapienza. Alla mia prima lezione di Storia della lingua italiana decisi che mi sarei laureata con Luca Serianni. Tra un corso e un esame, soprattutto, le esperienze uniche con gli allievi Scrausi della mitica cattedra (con le tre "corone" Serianni, Della Valle, Patota); e poi la riscoperta del tedesco, le prime prove di giornalismo, l'Erasmus a Colonia, embrionali collaborazioni radiofoniche, un tirocinio in casa editrice. Infine la traduzione, una passione sempre rimasta sottotraccia, con un Master all'Università di Siena: ancora, due grandi professori mi onorano di farmi confrontare con la scrittura di autori come Goethe e Zweig. Su tutto, prima, durante e dopo, la radio: ascoltata, immaginata e poi realizzata. Anche lì, altri maestri, tra giornalismo e lingua italiana: tre amori della vita in un colpo solo. Hashtag: #ragazzafortunata

 

1. La parola al centro della sua vita: quando lo ha capito?

Fin da piccola quando in vacanza in montagna nei luoghi di famiglia ero immersa in un ambiente trilingue e, specie con mia nonna che era nata sotto l'Austria, dovevamo capirci, che fosse in italiano, tedesco o ladino.

2. Un modo di dire, una frase, un proverbio, il verso di una poesia o di una canzone che le ritorna in mente.  

Amicus Plato, sed magis amica veritas

3. Una parola o espressione, anche dialettale, del suo lessico familiare.

Un'espressione tedesca, forse l'unica rimasta, nel lessico di mia madre: «Schlaf dich schoen». Un monito affettuoso per dire 'dormire ti fa bella', un'illusione a cui mi piace continuare a credere.

4. La parola che la fa volare.

Tempo, quello da progettare.

5. La parola che la amareggia.

Tradimento.

6. Il dizionario: pesante o leggero?

Il mio? Pesante, che ambisce a diventare leggero.

7. Tre lemmi che eliminerebbe dal dizionario e perché.

Autoreferenzialità, narcisismo, egoismo,  negano la nostra natura di animali sociali.

8. Chi sono i padroni della lingua? 

Siamo tutti noi parlanti, una grande responsabilità.

9. L’aggettivo che più le si addice.

Proiettata.

10. Quello al quale non vorrebbe mai essere associata.

Incoerente.

11. L’emoji con cui si identifica. 

 

emoji2

a cura di Margherita Sermonti

 

Illustrazione di Stefano Navarrini

 

Le interviste già pubblicate

Marino Sinibaldi

Frediana Biasutti

Pietro Sermonti

Maurizio Ruggeri

Gaia Manzini

Giulio Marcon

Eraldo Affinati

Domenico Iannacone

Emanuele Giovannini

Giorgio Moretti

Federico Moccia

Valerio Piccioni

Gianni Minà

Paolo Calabresi

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