04 luglio 2019

Libertà di parole

Undici domande a Roberto Tartaglione, tra lingua e vita

 

Autobiografia in un tweet

Laureato in filologia romanza per scelta, insegnante di italiano per stranieri per vocazione, fondatore e direttore di una scuola di italiano per stranieri a Roma per necessità.

 

1. La parola al centro della sua vita: quando lo ha capito?

Parola: all’età di otto o nove anni un ragazzino con cui litigavo mi ha detto: “e certo, a parole vinci tu. Perché nun famo a cazzotti?”. Inevitabilmente ho privilegiato la linguistica a scapito della boxe.

2. Un modo di dire, una frase, un proverbio, il verso di una poesia o di una canzone che le ritorna in mente.

Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Tu scavi (Il buono, il brutto, il cattivo).

3. Una parola o espressione, anche dialettale, del suo lessico familiare.

Futtiténne (da padre napoletano).

4. La parola che la fa volare.

Grazie.

5. La parola che la amareggia.

Hashtag.

6. Il dizionario: pesante o leggero?

Quanto pesano cinque-seicento giga?

7. Tre lemmi che eliminerebbe dal dizionario e perché.

Bravo (usato nel senso di “sono d’accordo”, tipo «Meglio essere sani che malati» «Bravo, infatti lo penso anch’io») – perché mi fa sentire stupido quando me lo dicono.

Consapevolezza metalinguistica – perché quando la chiamavano grammatica era tutto più chiaro. Inclusivo – perché mi suona come il contrario di esclusivo, che si usa per il trattamento riservato alle persone agiate (exclusive).

8. Chi sono i padroni della lingua?

Quelli che hanno il potere di determinarne usi, significati e stilemi. Purtroppo di solito non si tratta di scrittori, ma di furbi politici (se populismo è stare dalla parte del popolo io sono populista!); diligenti giornalisti (pieni di cauto ottimismo); noiosi burocrati (che ci garantiscono ravvedimenti operosi); popolari star dello spettacolo o pubblicitari (cerrrto!!!) e oggi anche blogger e esperti in comunicazione social. Insomma il Potere.

9. L’aggettivo che più le si addice.

Buono.

10. Quello al quale non vorrebbe mai essere associato.

Buono.

11. L’emoji con cui si identifica.

Faccina che si sganascia dal ridere con lacrime agli occhi.

emoji2

a cura di Margherita Sermonti

 

Illustrazione di Stefano Navarrini

 

Le interviste già pubblicate

Marino Sinibaldi

Frediana Biasutti

Pietro Sermonti

Maurizio Ruggeri

Gaia Manzini

Giulio Marcon

Eraldo Affinati

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