30 ottobre 2013

I nostri lettori cacciatori di parole nuove/1

di Silverio Novelli

Ogni attività professionale tende oggi a essere condivisa e partecipata in un modo speciale, che un neologismo, ormai entrato nei più aggiornati dizionari, definisce, ricorrendo all'inglese, social (Treccani.it: «che utilizza la rete come luogo di condivisione e scambio di informazioni ed esperienze»). La rete diventa un luogo in cui l'idea, lo spirito, e magari anche un po' il mito, della condivisione viene perseguito costantemente. Il parere dello specialista (medico, giornalista, linguista, ecc.) viene sì richiesto, ma anche commentato e, non di rado, criticato, contestato, riformulato. Di base, l'istituzione spesso sollecita l'utente a dire la sua, a farsi propositivo.

Lacci , stringhe e aghetti
 
L'appassionato di lingua italiana viene sollecitato a contribuire non soltanto ponendo domande e dubbi sul funzionamento della grammatica (configurazione tipica della relazione docente-discente o sapiente-ignorante sin dall'antichità), ma anche avanzando ipotesi e proposte. Chi segue il portale Treccani.it - e, in particolare, la sezione “Lingua italiana” - da tempo è invitato a segnalare alla redazione geosinonimi (dato un referente, per es. “cordicelle per chiudere ai piedi le scarpe”, esistono sinonimi che variano di regione in regione, da lacci a stringhe ad aghetti). Più recente l'invito a farsi “cacciatori di parole nuove”, proponendo possibili o probabili neologismi, sulla scorta di esperienze personali di lettura o di ascolto. È già successo che il termine segnalato da un utente, dopo essere stato vagliato in un articolo sul portale , sia stato accolto nel Vocabolario on line (si tratta di cerasicoltura ).
 
Che non sia occasionale
 
Anche se da una ventina d'anni i dizionari della lingua italiana dell'uso sono impegnati in una gara un po' esagerata alla ricerca di neologismi, si sa che una parola nuova, per meritare accoglienza in un'opera teoricamente intesa a fissare un certo stato di stabilità del repertorio lessicale della lingua, non deve rappresentare un uso isolato, occasionale, magari scherzoso, da parte di un giornalista o un blogghista brillante, e dunque destinato probabilmente a durare lo spazio di un mattino. Si richiedono una certa presenza viva e verificabile della parola, documentabile attraverso più di una attestazione nella lingua scritta (una fonte significativa è ritenuto l'italiano usato nei giornali).
Abbiamo deciso di rendere periodicamente conto dell'attività di cacciatori di parole nuove dei nostri lettori. Parole che, anche se non saranno inserite nel Vocabolario on line, verranno però monitorate e, magari, un giorno, adottate.
Cominciamo con un primo drappello di cinque proposte.
 
Compliante
 
Il lettore F. J. segnala il termine compliante: «nel contesto medico, si riferisce ad un paziente che presenta una "buona aderenza alla terapia" (ossia compliance, parola mutuata dall'inglese)». È senz'altro così, compliante ricalca l'inglese compliantCompliance (nell'accezione di «grado, o livello, di collaborazione che il paziente presta nel seguire più o meno scrupolosamente le prescrizioni del medico curante», Vocabolario Treccani.it), che sta alla base di compliant > compliante, è attestato in italiano dalla metà degli anni Novanta del Novecento. Compliante non è presente nei dizionari (ci basiamo sul GRADIT di De Mauro, sullo Zingarelli 2014 e sul Vocabolario Treccani.it). Di compliante non esistono, per ora, significative attestazioni nella lingua giornalistica. Ne esistono, invece, nella saggistica di àmbito medico. In rete, nei siti di argomento medico, spesso si trova il termine nell'abbinamento contrastivo di non compliante (ricalcato sull'inglese noncompliant, non-compliant) e compliante, coppia discorde che misura l'atteggiamento dei pazienti verso la cura e i medici curanti.
Candidato a entrare nel Vocabolario, in attesa di qualche attestazione scritta in più da raggranellare nel corso del tempo.
 
Graforroico
 
F. S. segnala graforroico, neoformazione aggettivale che deriva dal sostantivo graforrea, attestato nella lingua della psicologia clinica ('bisogno irreprimibile di scrivere'), ma anche, se non soprattutto, in usi scherzosi (come il più noto logorrea 'incontenibile bisogno di parlare'). In graforrea si notano le componenti greche grafo- ('che riguarda la scrittura') e -(r)rea, da -ρροια di διάρροια 'diarrea', dal tema di ῥέω 'scorrere'. Graforroico non ha attestazioni scritte significative, se non in usi scherzosi, attingibili in rete.
Da monitorare.
 
Immare
 
M. D. G. segnala il verbo immare 'usare il sistema di messaggistica istantanea (in tempo reale, da computer a computer)', riconducendolo, giustamente, all'acronimo inglese IM (che sta per Instant Messaging). Informatica e comunicazione via Internet, con tutto il bagaglio di innovazioni lessicali e semantiche veicolate dall'inglese – lingua regina della terminologia di questi domìni tecnologici -, sono fonte costante di produzione di parole nuove, spesso notissime ai fan della rete, del computer e delle comunicazioni con e sui new media, e talvolta in grado di tracimare nella lingua comune.
Benché non ancora attestato al di fuori delle comunicazioni in rete tra frequentatori assidui di pc, app e blog, il vocabolo immare non dispiace perché mostra l'ottima capacità della nostra lingua viva di adattare ai propri standard fonomorfologici le parole straniere.
Da monitorare.
 
DLC
 
A. A. scrive (e non v'è da aggiungere altro, o quasi): «Vi vorrei segnalare l'acronimo "dlc" (downloadable content), che si sta progressivamente diffondendo in Italia in relazione al crescente uso di software e applicazioni per hardware di vario tipo. Fino ad ora era d'abitudine acquistare nuove versioni dello stesso programma informatici con cadenza annuale, ma ormai, grazie alla diffusione capillare della Rete, si preferisce arricchire il software di base con nuove funzioni acquistabili separatamente. A differenza dei normali aggiornamenti, i "dlc" sono quasi sempre a pagamento e non indispensabili per godere del software di cui si è già in possesso. Solitamente, in italiano ci si riferisce ai "dlc" con "contenuto aggiuntivo scaricabile"».
Perfetto. Vale quanto detto per immare, riguardo alle attestazioni scritte ancora carenti e all'àmbito d'uso, anche se l'acronimo sarà senz'altro noto ai molti appassionati di videogame.
Si tratta, insomma di forme di consistenza tecnico-settoriale (DLC) o di derivazione tecnico-settoriale (immare), le quali, per il grande uso che se ne fa da parte di non specialisti, tendono a travalicare i confini linguistici settoriali.
Da monitorare.
 
Lavetta
 
M. C. P. ci ricorda, proponendo il sostantivo lavetta, assente nei dizionari, che il combinato disposto di influssi linguistici stranieri di prestigio e potenza omologatrice della nomenclatura commerciale può essere un efficace promotore di usi linguistici e, in particolare, lessicali. M. C. P. fornisce riscontri reperiti in rete di lavetta, 'asciugamani di ridotte dimensioni, da tenere ripiegato e messo di solito a disposizione di ospiti', notando giustamente che l'oggetto designato è tipico della tradizione anglosassone (si chiama face cloth nell'inglese britannico e washcloth nell'inglese statunitense). A noi, però, lavetta viene dal francese lavette (in origine, 'strofinaccio'). Poiché un grande magazzino come Ikea in Italia adopera proprio la parola lavetta, c'è da attendersi che presto quest'ultima si diffonda rapidamente nell'uso.
Candidato a entrare nel Vocabolario, in attesa di qualche attestazione scritta in più da raggranellare nel corso del tempo.
 
Tra un mese circa, nuove prede stanate dai frequentatori di Treccani.it.
 

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