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I nostri lettori cacciatori di parole nuove/13

Passato il tempo effimero di petaloso, il vocabolo inventato dal bambino ferrarese Matteo qualche mese fa e assurto agli onori della cronaca e del dibattito pubblico grazie al rilancio da parte dell'Accademia della Crusca (vedi qui la dodicesima puntata di questa rubrica), il destino delle parole che ambiscono a farsi spazio nel mare mosso del lessico di superficie, pullulante nei giornali, nel mondo dello spettacolo e delle tendenze alla moda, in internet e nei social media, è come sempre vario e contrastato.

 

Tra i nostri “cacciatori di parole”, tra l'altro, la tentazione di fabbricare nel proprio privato antro di Frankenstein il nuovo mostro lessicale meraviglioso, rappezzando lacerti di parole preesistenti, è sempre vivissima. Tutti desideriamo essere onomaturghi, creatori di parole, divinità logopoietiche verbigeranti. Noi, qui, riceviamo e diamo conto anche di queste ambizioni, senza però incoraggiare la “petalosità” irriflessa, specialmente se espressa da persone adulte: bisogna rendersi conto che non è per editto o compiacenza di accademia o istituto culturale che una parola, da larva di laboratorio, può svilupparsi in farfalla lessicale destinata a durare anche soltanto qualche giorno. Peraltro, non mancano i lettori e le lettrici che ci segnalano parole effettivamente catturate qua e là leggendo o ascoltando: insomma, parole esistenti o esistite (una volta almeno, al bar, in uno scartafaccio d'ufficio, alla televisione, in una chat o in un forum...).

 

Chi vuole, comunque, farsi un'idea delle tipologie e delle tendenze che caratterizzano le parole inviate a questa rubrica, può rileggersi le puntate precedenti (la puntata di apertura, la seconda, la terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima, l'ottava, la nona, la decima, l'undicesima e la dodicesima già citata). E ora, diamo conto di qualche segnalazione.

 

Checcozaloniano: G. T. segnala l'aggettivo di carattere giocoso coniato dalla giornalista Gisella Ruccia del «Fatto quotidiano» (3 febbraio 2016), per riferirsi a certe distorsioni linguistiche che ricordano il personaggio cinematografico interpretato dall'attore Checco Zalone, ma sono praticate nelle aule parlamentari da personaggi politici teoricamente istruiti, come il senatore Domenico Scilipoti, il quale, scrive la giornalista, «furoreggia con i suoi “afferminati” e “uomosessuali” di reminiscenza checcozaloniana». Da notare che checcozaloniano è stato adoperato anche dal presidente del Consiglio Matteo Renzi un mese più tardi («Venti, trent'anni fa entrare alle Poste era l'obiettivo checcozaloniano di un'esistenza»). Dunque, checcozaloniano entra a far parte dell'inesauribile ed alquanto effimera schiera, legata com'è alle fortune della persona cui si riferisce, di aggettivi di relazione derivati da nomi o da cognomi (più raramente da nomi e cognomi uniti, come in questo caso).

 

Med: sta per 'mediterraneo' ed è legato principalmente alla dieta. Compare in effetti, da qualche tempo, in titoli di giornale («Pinguini, bambole, dieta “med”: terapie alternative per l'Alzheimer», ultimamente, in «Corriere della sera», 13 luglio 2016). Lasciamo la parola al professor O. P., che sostiene la causa dell'accoglimento nel dizionario della parola scorciata, una parola che, ai più maturi per anagrafe, ricorda il Club Méditerranée (Club Med): «volevo citare la parola "med" che nel linguaggio comune, nelle etichette, nei volantini e nei loghi di eventi e prodotti ha conquistato e affermato un modello di vita e di mangiare che va al di là di un semplice gesto, ma impone un sistema educativo ai fini della sostenibilità ambientale». Teniamo med sotto osservazione, visto l'effettivo uso che se ne comincia a fare.

 

Menneismo: «derivante dall'atleta Pietro Mennea indica la tenacia e la fatica per vincere con le proprie forze senza arrendersi mai, anche in condizioni contrarie e in qualsiasi disciplina», scrive A. C., proponendo, in onore del grande velocista pugliese (Barletta, 1952 – Roma, 2013), che vinse la medaglia d'oro sui 200 metri piani nella XXII Olimpiade del 1980, un derivato che, in virtù del versatile suffisso -ismo, adatto alle ideologie come alle religioni, alle manie come alle idolatrie personalizzate, esalti nella parola nuova le caratteristiche umane di chi non molla mai, puntando soltanto sulle proprie forze. Accogliamo con rispetto l'idea di fare di una persona un simbolo attraverso una parola; obiettiamo che anziché Mennea si potrebbero trovare non poche altre persone famose degne di esprimere, per assunzione antonomastica, gli stessi valori e concetti. Infine: di menneismo non v'è traccia sensibile nella lingua scritta, su carta e in pixel.

 

Poliposo: E. P. ha forse in mente qualcuno di sua conoscenza, quando propone all'attenzione questo aggettivo, anzi, una nuova accezione figurata e scherzosa di questo aggettivo già esistente con accezioni economiche e mediche: «riferito a chi si avvinghia e non ti lascia...». Quei puntini di sospensione finali fanno pensare a esperienze vissute. In ogni caso, diverte l'accezione figurata, che guarda, in realtà, più al polpo, con i suoi otto tentacoli capaci di avvinghiare le prede, che al polipo marino o all'escrescenza di tipo tumorale. Ma, in effetti, il più proprio polposo colliderebbe omofonicamente con l'aggettivo che significa 'ricco di polpa, carnoso'. Parola da usare tra amici, aiutandosi con i gesti per farsi capire.

 

Stupidera (accento sulla e, pronunciata chiusa): A. B. si stupisce che questo milanesismo non sia censito nel nostro dizionario. In verità, tra i più apprezzati dizionari della lingua italiana dell'uso, stupidera ha un posto stabile soltanto nello Zingarelli, a partire dall'edizione del 2009. Questo è, secondo lo Zingarelli, il significato della gustosa parola d'àmbito locale, locale nonostante compaia nel titolo italiano di un romanzo di Jean Paul, L'età della stupidera, come ricorda giustamente il nostro lettore: «Manifestazione ripetuta di immaturità, specialmente con atti o discorsi sciocchi e superficiali, tipica dell'adolescenza». Datazione della prima comparsa: 1974. Non ci si deve stupire troppo se una parola manca in un dizionario, mentre è presente in un altro. Ciò può accadere a causa dell'adozione di criteri di selezione differenti. Per esempio, il Treccani.it è meno propenso ad accogliere dialettalismi e regionalismi recenti. In particolare, nonostante l'indubbia carica espressiva, la parola stupidera sembra ancora, come dire, in fase di rodaggio, cioè di ampliamento dell'area di diffusione. Si può pensare che in tempi brevi il suo uso si affermi anche nell'Italia centromeridionale, almeno quel tanto da renderla immediatamente e senza equivoci comprensibile e dunque accettabile in tutt'Italia.

 

 

Silverio Novelli


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