17 ottobre 2018

Le parole della neopolitica - Menevadismo

di Michele A. Cortelazzo

Quando, qualche mese fa (era il 7 marzo 2018), ho utilizzato in un mio post su Facebook la parola menevadismo, credevo di ricorrere a un occasionalismo, cioè a una parola creata lì sul momento, sia pure rispettando le regole di formazione delle parole della lingua italiana; una parola che sarebbe durata lo spazio di vita del post, cioè pochissimo: il flusso continuo di messaggi che appaiono sui social network rende obsoleto, dopo poche ore o al massimo pochi giorni, qualsiasi testo pubblicato sui social network. La neoconiazione era stata originata da un tweet dell’ex ministro Carlo Calenda, il quale, dopo che da un paio di giorni aveva annunciato di essersi iscritto al Partito Democratico, minacciava di uscirne se il partito si fosse alleato con il Movimento Cinque Stelle. Questo il mio commento: «Mi chiedevo se davvero Calenda fosse di sinistra. Poi ho letto questo tweet. Sì, è di sinistra: ha lo scissionismo, o, meglio, il menevadismo, nel sangue».

 

Nel dizionario

 

Potete immaginare la mia sorpresa quando ho visto che questa mia espressione del tutto occasionale era stata inserita nel dizionario on line Treccani, in questo sito, che la mia occorrenza era stata portata a documentazione dell’uso della parola e che era stata affiancata ad altre attestazioni, addirittura di Alberto Arbasino (in un passo uscito per la prima volta su «Repubblica» del 27 giugno 1996, nel quale menevadismo è messo in relazione con altri -ismi allora di moda, soprattutto nel lessico politico, come doppiopesismo, doppiogiochismo, cerchiobottismo e celodurismo) e Luca Telese (che nel suo sito, nel 2008, parla del menevadismo come di «un rito, una forma differita di comunicazione politica»).

 

I neologismi ricorsivi e il suffissso -ismo

 

Insomma, il lessicografo, sull’onda dell’attualità, ha raccolto tre attestazioni che, a distanza più o meno di dieci anni l’una dall’altra, hanno ridato vita momentanea a un neologismo possibile. Ed è questo il punto. La politica è ricca di neologismi che nascono, non sempre crescono, muoiono. E poi, magari, rinascono, con un meccanismo che diventa ricorsivo. La parte del leone, in questo processo, l’hanno i derivati in -ismo. Già nel 1994 (nella Storia della lingua italiana edita da Einaudi) Maurizio Dardano aveva denunciato lo scadimento che si registrava nei derivati in -ismo, «dove abbondano occasionalismi di successo, folgorante quanto effimero: in particolare si hanno denominali tratti da nomi propri»: una tendenza che continua, se negli ultimissimi anni possiamo citare renzismo e anche lettismo; dimaiosmo, o dimaismo, dibattismo e fichismo, oltre a casaleggismo e grillismo; salvinismo, zingarettismo, melonismo, contismo (nel quale il riferimento all’attuale Presidente del consiglio si affianca ad altri usi, ben più frequenti, nei quali il Conte o Conti di riferimento non è il Presidente del consiglio, bensì l’allenatore Antonio Conte o il presentatore Carlo Conti). E poi, a proposito di politici stranieri, putinismo (2004), obamismo (2008), merkelcentrismo (2012), trumpismo (2016) ), macronismo (2017).

 

Dal buonismo al torsonudismo

 

Ma -ismo è un suffisso di grande adattabilità, al punto che può accompagnarsi a sostantivi  (declinismo, 2004), aggettivi (buonismo, 1995; quartismo, 2005;  eccezionalismo, 2006; tamarrismo, 2007), avverbi (oltrismo, 2007), pronomi (qualcunismo, 2007), composti (mezzobustismo, 2004; voltagabbanismo, 2005; neurogiornalismo, 2006; gastrofascismo, 2007), forestierismi (qaedismo, 2005; newagismo, 2009, austeritismo 2015), locuzioni (torsonudismo, 2018). A volte la formazione è ancora più ardita, come nel caso dei già citati cerchiobottismo (1996), che ha come base due componenti non contigui del motto proverbiale dare un colpo al cerchio e uno alla botte, e doppiopesismo (1996), la cui base è puramente virtuale, dal momento che è derivata da una virtuale  riformulazione di parte del motto due pesi e due misure.

Rispetto ad essi, menevadismo è un derivato più semplice, quasi banale, in quanto ricavato da una frase (me ne vado), così come il simile e molto più diffuso menefreghismo (coniato a partire dalla frase me ne frego, diventata motto fascista), cui rinvia correttamente il dizionario Treccani on line, e come, anche, il meno noto, ma esistente come occasionalismo mussoliniano, menimpippismo, coniazione effimera apparsa nell’«Avanti» del 9 marzo 1913 («Ciò che ha contribuito a svalutare il socialismo italiano è stato questo facilonismo e menimpippismo morale e politico»).

 

Immagine: Interno della Camera dei deputati a Palazzo Montecitorio, Roma

 

Crediti immagine: https://www.flickr.com/photos/mauriziolupi/ [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

 


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